Tracollo

15 aprile 2008

Nessun francesismo, nessun americanismo, nessun inglesismo: tracollo! (= rovina!). E’ proprio quello che è accaduto alla sinistra “radicale” italiana, presentatasi in questa tornata elettorale con la sigla de L’Arcobaleno (a cui ho dato il mio voto e che, per la prima volta nella mia storia elettorale, non mi pento di averlo fatto). Berlusconi ha vinto – anzi, stravinto – con una netta maggioranza sia alla Camera che al Senato, grazie al “voto utile” veltroniano e ad una volontà secessionista. E’ accaduto l’impensabile. Adesso, aspettando che i tempi della “ricostruzione possibile” siano maturi, è necessario sfoderare tutti i manuali di critica e, soprattutto, autocritica. A discapito di molti sfoghi ed affermazioni a iosa, letti ed ascoltate nelle ultime 36 ore, non credo che l’astensionismo registrato abbia inciso in maniera determinante sulla storica disfatta. Tocca recitare il mea culpa. Se una buona parte della classe operaia, dei ceti medio-bassi, dei tanti giovani ha deciso di “spostarsi”, delle responsabilità ci saranno (vi prego, non esentiamo da colpe le strutture sindacali). Il problema potrebbe ricadere nel tentativo fallimentare di impostare un dialogo con i movimenti, con i delusi, con gli stessi militanti, negli apparati dirigenziali. Due anni di governo Prodi, nel quale ci si è stati contando veramente poco; durante il quale si sono rotti i legami con il mondo pacifista (rifinanziamento delle spese militari), con quello ambientalista (grandi opere), con i ceti popolari (riforma del welfare). Due anni che hanno inciso considerevolmente. Tanta delusione. Questo è il risultato, incassato in un contesto politico generale che da una parte ha ospitato, in divenire, la cesellatura di un “processo democratico”. La politica del fare, insomma. Del far fare a Berlusconi. Almeno adesso non c’è la scusante della sinistra radicale (quella che blocca lo sviluppo, tanto per intenderci; che si mangia i bambini. Wow! Fuori i comunisti dal Parlamento!) che è d’intralcio ad ogni azione di governo e di opposizione. Siamo caduti in basso sulla politica dal basso e dal basso che bisogna ripartire, questa volta, senza se e senza ma.

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Commenti

10 commenti per l'articolo “Tracollo”

  1. Viler
    15 aprile 2008 | 19:50

    Perfetta analisi Pietro!
    Prendersela con gli astensionisti è una scusa bella e buona. I veri artefici di questa disfatta sono i dirigenti dei partiti dell’Arcobaleno e lo stesso Veltroni. Se un operaio che un tempo votava a sinistra decide di spendere il proprio voto per la Lega significa che qualcosa si è rotto. Come dire, è un gioco di palle, quelle che sono girate ai tanti che credevano ancora nella sinistra che invece ha preferito due anni di compromessi e silenzi per mantenere le comode poltrone.

  2. Anonymous
    15 aprile 2008 | 21:33

    Sottoscrivo in toto la tua analisi.
    Suggerirei l’azzeramento dei gruppi dirigenti nazionali e locali delle fomazioni della SA che, a differenza tua, non ho votato. Decisione della quale non mi pento per le medesime ragioni, da te esposte in maniera eccellente.
    Disarmando

  3. Pietro Dommarco
    16 aprile 2008 | 09:35

    @Disarmando | E’ chiaro che oggi, certamente più di ieri, si deve perseguire la strada del cambiamento. Radicale. Partendo proprio dall’azzeramento di tutti i vertici. Un rimodernamento della classe dirigente che non ha saputo analizzare le situazioni e cogliere le reali esigenze della gente. Resta l’amarezza per una svolta epocale che, ci rende tutti, un po’ più soli e certamente non rappresentati a dovere (parlo da appartenente ad una minoranza e sempre all’opposizione).

  4. Magidos
    16 aprile 2008 | 11:24

    Quello che dici sugli astensionisti è vero ma è anche vero che con i loro voti la Sinistra sarebbe in Parlamento dove le nostre istanze, ora, cadranno nell’oblio.
    Certo, ci sono stati errori. Errori gravi, ma il prezzo pagato è troppo alto.

  5. Pietro Dommarco
    16 aprile 2008 | 11:52

    So che il prezzo pagato è troppo alto. E a breve ce ne renderemo conto, con più coscienza e cognizione di causa. Ribadisco, per, che non possiamo prendercela con chi si è astenuto, perchè l’astensione è un diritto così come il voto. Credo che sui risultati finali abbiano inciso, maggiormente, lo stato di delusione verso questa nostra sinistra e la delusione verso questo sistema e classe politica (tutti gli schieramenti, nessun escluso). Nicola, adesso dobbiamo rimboccarci le maniche…ma questo già lo sai.

  6. Magidos
    16 aprile 2008 | 19:11

    Pietro non ho bisogno di rimboccare le maniche perchè da tempo porto la cannottiera…
    ;)
    Ed è per questo che sono distrutto…
    :(

  7. Viler
    16 aprile 2008 | 22:04

    Distrutto? Ora viene il bello. Prepariamoci a contrastare quelle scelte impopolari calate dall’alto..come centrali nucleari, inceneritori, ponte sullo stretto, il mosè e jesus christ superstar… :)

  8. Michele Labriola
    20 aprile 2008 | 00:52

    Apprezzo la tua analisi… Anche se per me che vivo la fabbrica ogni giorno era già evidente la svolta verso altri lidi degli operai…molte volte più avanti di chi pretende di rappresentali… ti dice niente la figuraccia sul Welfare? Votato da milioni di lavoratori e poi rinnegato dalla cosidetta sinistra radicale? Il più delle volte questa classe politica appare vecchia e non all’altezza dei tempi… Il più delle volte questa classe politica difende soltanto i propri privilegi assurdi… Ora Veltroni non sarà un santo ma almeno ha avuto il coraggio di cambiare rotta… nn è poco di questi tempi…

  9. Anonymous
    20 aprile 2008 | 23:32

    ciao piero ti
    invito per festeggiamenti del60° anniversario della Costituzione Italiana al concerto dei GANG per il 25 aprile insieme a tutti coloro che seguono il tuo blog
    Ricordandovi che i valori della Costituzione e della Restistenza vanno salvaguardati
    ed è assolutamente giusto festeggiare;
    Vi propongo, tuttavia, uno spunto di riflessione che è propriamente politico.

    A distanza di 60 anni dalla sua entrata in vigore è venuto il momento di interrogarsi sui metodi necessari ed opportuni per garantire quei diritti
    e quel sistema di valori voluti dai padri costituenti.
    Enunciare che scuola e sanità devono essere pubbliche, parlare di federalismo fiscale,
    rivendicare la libertà di iniziativa economica, difendere la laicità dello Stato,
    sono tutti concetti che rischiano di diventare formule vuote.

    Occorre, a mio parere, superare l’identità tra pubblico e statale:
    garantire un servizio pubblico non significa gestione statale; occorre chiedersi cosa è proprio dello Stato e cosa è proprio di uno Stato
    centrale;
    occorre, in ultima analisi, ri-analizzare il concetto di pubblico al fine di ri-fondare una res-publica.
    vi lascio con un pensiero di Leopardi :
    “……. di questa età superba, che di vane speranze si nutrica; stolta,
    che l’util chiede e l’inutil della vita sempre più divenir non vede, maggior mi sento.”
    Un abbraccio.
    Antonio Pastore Assessore alla Cultura Comune di Rotondella

  10. Daniele Verzetti il Rockpoeta
    22 aprile 2008 | 15:52

    Ripartire con idee e programmi che aiutino la gente a prescindere da una falce e martello nel simbolo ma osservando e studiando femomeni come il Governo Zapatero per es. Pensare a calmierare i prezzi di pasta, latte, pane acqua, luce gas, benzina affitti e non pensare a togliere l’ICI senza la quale moltissimi comuni non riusciranno ad andare avanti.

    Ripartire non dal basso, ma ascoltando chi in basso si trova e vuole uscire da una situazione stagnante e preoccupante.

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