Trivelle di terra e trivelle di mare
17 settembre 2009
Il 3 settembre scorso ho postato sul mio profilo di Facebook un commento dell’Organizzazione Lucana Ambientalista sulla recente bocciatura del permesso di ricerca della società Appennine Energy già Consul Service Srl, situato lungo il tratto di mare compreso tra Policoro e Metaponto. Trivelle di mare. Come conseguenza di questo ho prontamente subito un attacco insensato da alcuni utenti, probabilmente appartenenti o ad un laboratorio locale di mistificazione e divinazione o all’entourage affettivo e/o lavorativo di chi, come l’assessore all’Ambiente della Regione Basilicata, Vincenzo Santochirico, evidentemente si è sentito toccato da alcune dichiarazioni del tipo “la recente bocciatura del permesso di ricerca [...] rappresenta il risultato delle denunce delle associazioni ambientaliste, delle associazioni di categoria agricole e turistiche” o da altre, più probabili, come “c’è poco da esultare per la bocciatura di un pozzo a mare che rappresenta purtroppo l’eccezione e non la regola in una regione asservita agli interessi energetici delle multinazionali dell’energia”. Perchè solo di esultanza possiamo parlare, soprattutto quando si è cercato in tutti i modi la primogenitura del “successo”, supportata poi da diversi interventi – tra prezzemoli a merenda e simil né arte né parte, dove addirittura viene scomodata l’ipotesi che “pur consapevoli dell’importanza delle fonti fossili di energia, è chiaro che una zona di forte sviluppo turistico sia incompatibile con l’attività estrattiva”. Vorrei chiedere al presidente dell’Api di Matera, Nunzio Olivieri, di darmi l’opportunità di tagliare e riformulare il suo concetto – asetticamente condivisibile – in “è chiaro che una zona dalla grande valenza paesaggistica e forte sviluppo turistico, come può essere un Parco Nazionale, sia incompatibile con l’attività estrattiva”. Trivelle di terra. È qui che sorge la demarcazione profonda tra trivelle di terra e trivelle di mare, un po’ come la storia del topo di campagna e del topo di città. Sono pur sempre topi.
Nell’ottica propagandistica di una Regione che punta allo sviluppo sostenibile della Basilicata sembra che la differenza ci sia, considerando che si continuano a concedere permessi di ricerca. Infatti, di recente il nostro Dipartimento Ambiente ha autorizzato la trivellazione di un pozzo proprio in prossimità del centro abitato di Policoro mentre altri pozzi si troverebbero a ridosso del centro nucleare della Trisaia di Rotondella ed in prossimità di aree – proprio come la costa jonica e gran parte del territorio lucano – fortemente incompatibili con le attività economiche preesistenti e con le vocazioni dei territori (manco a farlo apposta agricoltura e turismo) messi in pericolo dalla massiccia invadenza del petrolio.
In un gioco di numeri sono ben 5 i titoli di concessione e 2 i permessi di ricerca vigenti che riguardano la costa jonica lucana ed il suo immediato entroterra. Alle concessioni di coltivazione già esistenti con 23 pozzi attivi che estraggono gas, denominati Nova Siri Scalo (Gas Plus Italiana), San Teodoro (Medoilgas Plus Italia), Recoleta (Gas Plus Italia), Scanzano (Medoilgas Plus Italia) e Policoro (Gas Plus Italia) si aggiungerebbero i due permessi di ricerca denominati Masseria Gaudella tra Bernalda e Pisticci (Medoilgas Plus Italia) e Montalbano Jonico (Medoilgas Civita-Vega Oil e Gas Natural Exploraction). Per quest’ultimo permesso di ricerca è bene togliere il condizionale, perchè la società in questione – in data 12 maggio 2009 – ha depositato presso gli Uffici VIA del Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata l’attivazione della procedura di “screening” della VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) per ricerche di idrocarburi che prevedono, in questa fase, la perforazione del pozzo esplorativo denominato “Fiume Cavone 1 DIR”, ricadente nel territorio comunale di Pisticci, situato in piena area di reperimento per l’istituzione del Parco Regionale dei Calanchi, quel patrimonio nostrano che oltre a confermarsi sito privilegiato per discariche legali ed illegali, centrali elettriche – tra cui quella a biomassa di Stigliano della Gavazzi Green Power – si appresta a diventare terra di conquista delle multinazionali petrolifere e forse anche sito dove realizzare il deposito nazionale delle scorie radioattive.
Ancora una volta, parafrasando il concetto “pur consapevoli dell’importanza delle fonti fossili di energia, è chiaro che una zona di forte sviluppo turistico sia incompatibile con l’attività estrattiva”, mi viene da dire che “è chiaro che una zona come quella che ospita il permesso di ricerca Montalbano Jonico, che presenta valori paesaggistici e naturali di grande interesse, sottoposta a leggi di tutela sia incompatibile con l’attività estrattiva”.
Leggi di tutela che – grazie alla condotta dei laboratoristi della mistificazione e della divinazione, dei simil né arte e né parte e dei portatori dello sviluppo – rischiano di essere calpestate dagli interessi delle onnipresenti compagnie petrolifere che stanno trasformando la Basilicata in una gruviera ed una discarica chimica a cielo aperto.
Commenti
1 commento per l'articolo “Trivelle di terra e trivelle di mare”
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20 settembre 2009 | 23:00
E sarà incompatibile con l’attività estrattiva: il petrolio e il gas sono troppo alieni rispetto all’orografia, alla cultura e al dna dei calanchi del Cavone e di Montalbano Jonico.
Un saluto,
e.