Viaggi di carta
1 novembre 2007
La prima volta che mi sono imbattuto in una biblioteca era una giornata di sole, i viottoli profumavano di un’acerba primavera e le nuvole bianche avevano rallentato il loro cammino. Soddisfatto del mio umore mi accinsi ad aprire la grande porta di legno che mi si ergeva di fronte. Un signore con Goethe tra le braccia interruppe per un attimo i miei passi ed io inseguendolo con lo sguardo cercai di percepire il titolo del libro che aveva conquistato. Non ci riuscii con non poco rammarico. Gli enormi scaffali “farciti” sembravano aspettare la mia scelta, ma con poche idee e molta curiosità lasciai posto all’olfatto. L’odore della polvere e soprattutto della carta, mi rimase impresso per l’intero pomeriggio. E non mi allontanai, anzi, ne ritagliai un vestito da indossare, per ogni evenienza. I momenti trascorsi in quella biblioteca, di lì a poco, divennero gli unici. Le pile di carta disposte orizzontalmente e verticalmente si animavano ogni volta che le mie mani saggiavano il rivido delle copertine: la polvere brillava, i fogli respiravano. “La Metamorfosi” di Kafka si fece notare e mi ancorai alla rilegatura. Con poca luce intorno diedi inizio almutamento [ombra onnipresente]. Tra le lettere dattilografate lunghi viaggi mi si prospettarono…
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