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La soluzione finale

Il Tg3 della Basilicata è, realmente, uno spaccato della società lucana. Il ritratto della Basilicata felix, della Basilicata sexy, della Basilicata relax. Si, proprio relax…perchè, in fondo, non lavora più nessuno. Il ‘comunicato’ delle 14:00 è diventato un “bollettino di guerra”. Fabbriche che chiudono a destra, lavoratori in cassa integrazione a manca. I tanto sponsorizzati poli industriali in piena crisi economica e, quindi, occupazionale fanno acqua da tutte le parti, perdendo la maschera della stabilità, dello sviluppo e del progresso. Famiglie in subbuglio e giovani (quelli del Patto!) pronti per la “soluzione finale”: un’auto-deportazione di liberazione. Ma tanto va bene così. Anche perchè la crisi economica, la disoccupazione, l’emigrazione sono tutte piaghe che possono essere usate, meglio dire “incentivate”, per avere campo libero, per conservare delle posizioni dominanti, per spianare ulteriormente la strada alle lobby del potere. Poi, tra le tante disgrazie, c’è una buona nuova notizia: sono in arrivo altre royalties come compensazione per lo sfruttamento di petrolio e gas. Nuovi fondi per lo sviluppo. E mentre l’organo d’informazione più popolare della nostra regione lascia spazio al meteo, mi chiedo: “C’è qualche giornalista che subito dopo aver letto le notizie spiega ai telespettatori il perché? Il perché di tanta miseria, di tanto sottosviluppo, di tanto impoverimento culturale, di tanto sfruttamento, di tante prese per il “culo” (mi sembra di aver sentito da qualche parte che da Gennaio 2008 le nostre bollette del gas sarebbero state meno esose). Perché?

24 Commenti

  1. astronik
    11/02/2008 at 21:11

    Se la Basilicata è ridotta così non è colpa del TGR…..
    Forse possiamo incolpare il servizio pubblico di troppa benevolenza nei confronti dei governanti….
    Senza forse……


  2. Pietro Dommarco
    11/02/2008 at 21:16

    Io non me la prendo con il Tg3. Volevo far notare, che a volte, chi fa il lavoro di giornalista, potrebbe anche tentare di andare a fondo alle questioni. E non rimanere in superficie. Non trovi


  3. astronik
    11/02/2008 at 22:42

    E certo che trovo!
    Ma un TG ha una linea editoriale, ha un direttore che “imprime” ritmi e qualcosaltro……
    Su certi argomenti non si può ne si deve scantonare…. e tu lo sai bene a cosa mi riferisco…….


  4. Pietro Dommarco
    12/02/2008 at 01:34

    e lo so lo so. Per questo ho fatto la fine che ho fatto…


  5. astronik
    12/02/2008 at 08:56

    E che fine hai fatto?
    Uagliò, animo, il meglio deve ancora venire.
    Chi vale prevale!


  6. Nathan 2000
    12/02/2008 at 10:19

    Posso lasciare una amara constatazione (tanto per aggiungere un altro dato al già ricco piatto del post)?. Per il mio lavoro, sono spesso in giro per sopralluoghi su lavori in corso in quasi tutti i comuni della nostra regione. Ed ho visto, in giro per aree industriali ed artigianali, cantieri fantasmagorici di capannoni in costruzione. A che servono tutti questi capannoni, se le fabbriche continuano a chiudere o, al meglio, a galleggiare grazie a mobilità e cassa integrazione? Da dove vengono i soldi per costruire capannoni che, visto l’andazzo dal punto di vista dell’occupazione, rimarranno vuoti?


  7. Sir Drake
    12/02/2008 at 12:05

    Caro Pietro, hai perfettamente ragione: ci vorrebbe una bella inchiesta, un approfondimento, per spiegare bene ai lucani come stanno le cose.
    Lo sai perchè non si fanno le inchieste?
    No, Astronik, non ce lo impedisce la linea editoriale, o qualcuno che “imprime” altri ritmi.
    Le inchieste non si fanno perchè mancano i giornalisti.
    Le inchieste non si fanno, perchè se io – ad esempio – mi dedico a un’inchiesta, ci troviamo in difficoltà nella conduzione del Tg.
    Le inchieste non si fanno perchè quasi ogni giorno abbiamo difficoltà a riempire 19 minuti di telegiornale (avete notato che ogni giorno dopo il meteo trasmettiamo uno o due spot?).
    Le inchieste non si fanno perchè richiedono tempo e cura e non è possibile “perdere” tempo.
    Le inchieste non si fanno perchè è andato in pensione il corrispondente da Matera e la Rai ha deciso di non sostituirlo, perchè Matera la possiamo seguire anche da Potenza.
    Mi piacerebbe che si guardasse in faccia la realtà e l’indignazione dei cittadini si rivolgesse ai problemi reali dell’informazione regionale, che la Rai vuole ancora ridimensionare, cancellando la terza edizione del Tg!
    Non andate a cercare i problemi “nascosti”.
    Sono tutti davanti ai nostri occhi!


  8. annarusselli
    12/02/2008 at 14:56

    caro pietro, credo che, fatte dovute eccezioni, in Basilicata non esista una vera classe di giornalisti… l’intreccio tra potere politico e comunicazione qui è stretto e quasi nulla di quello che viene detto o scritto è casuale… anche qualche famosa “penna feroce” nostrana non nasce, non scrive e non agisce a caso… qualche interessante esperimento anche sul web, nonostante le buone premesse, non ha avuto esito felice e anche quello non a caso… che ci resta quindi? perchè non tentare di costruire qualcosa sul web, visto che tra di noi non pochi se la cavano con la penna?


  9. astronik
    12/02/2008 at 16:54

    Rispondo ad Alfredo che non è solo colpa della carenza di organico.
    Anche per le notizie che non richiedono particolari approfondimenti c’è modo e modo di passarle.
    Non devi negare, come giustamente afferma anna russelli, che in Basilicata l’intreccio fra politica e comunicazione è ancora più stretto che altrove.
    Detto questo sono sconcertato dalle notizie sul ridimensionamento del presidio RAI in Basilicata. Se serve facciamo le barricate…..
    Uno giornalista come Pietro Dommarco non è giusto che per lavorare debba cercare fortuna altrove quando in “certi” posti lavorano persone solo perchè sono amici degli amici…..


  10. Pietro Dommarco ---> SirDrake
    12/02/2008 at 18:51

    Alfredo grazie per l’intervento. Effettivamente, hai ragione. Le motivazioni del perchè non si faccia inchiesta sono sacrosante, soprattutto, se le leggiamo dalla parte della “categoria”. Ma come tu stesso hai aggiunto i cittadini (quelli che se ne fregano qualcosa, aggiungo io) vogliono altro. Poi, però, anche le affermazioni di Astronik hanno un qualche fondamento (alle quali dobbiamo dare necessariamente un carattere di scientificità visto che lui è un uomo del popolo). Anna ha ragione, come negare lo stretto legame tra stampa e potere. Io, quando dirigevo uno dei maggiori giornali della Basilicata, più di una volta ho vissuto sulla graticola perchè qualcuno voleva la mia testa ogni qualvolta, con inchieste piccanti, toccavo interessi.


  11. artarie
    12/02/2008 at 22:14

    Condivido quanto scrivi.

    E’ il momento che si formi una nuova classe dirigente. L’articolo di Tita sul quotidiano è illuminante su questo, anche se melanconica.

    Molti del vecchio potere sono “fuoriusciti” (cito da Tita). Ora dovrebbe essere il “nuovo” giornalismo a favorire la nascita di una classe dirigente rinnovata che si metta in gioco e che decida anche di correre il rischio che i giornalisti non la pensino come i governanti.
    Siamo toccati tutti da quest’onda di cambiamento e di fermenti (scusate il termine, che NON vuole modulare i fermenti ultimamente abusati, che a me fanno anche male).
    Ci sono veri fermenti in questa regione: quelli sani e consolidati come gli uomini alla Astronik, e giovani (ma solo per l’età perché quanto a esperienza ne hanno da vendere) come quelli di Pietro.

    Se mi sento di condividere questo pensiero, è perché cerco anche io di darmi delle risposte e di cercare di capire come muovermi nella micro-società con cui sono chiamata periodicamente a confrontarmi.

    Mi piace confrontarmi con voi.

    Non è un problema di giornalismo in sé, o sul modo di dare la notizia, è qualcosa che va oltre, rintracciabile nel mutamento sociologico che stiamo vivendo (e le letture di Anna Russelli sono maestre in questo).
    Il problema è che neppure le persone si aspettano di essere informate come si deve. E’ l’era del disimpegno. E coloro che si impegnano fanno fatica perché è andare controcorrente, anche semplicemente fare il lavoro minimo per cui si è pagati.

    Un caro saluto a voi tutti,
    Rosa


  12. Sir Drake
    12/02/2008 at 23:57

    Allora, cerco di essere sintetico.

    1 – L’intreccio tra giornalisti e potere politico. E’ evidente che ci sia questo intreccio, ma non solo in Basilicata. Potrei fare mille esempi, ma credo sia superfluo. Ma questo non vuol dire che la categoria dei giornalisti sia rappresentata da quelle persone.

    2 – Il mercato del lavoro. Non è giusto che Pietro e altri giornalisti incontrino tutte queste difficoltà nella ricerca di un lavoro. E’ una situazione che conosco bene: prima di entrare in Rai (dove ho fatto il precario per sette anni) ho lavorato altri nove anni in diversi giornali, radio, televisioni, uffici stampa, sempre rigorosamente senza contratto e sottopagato.
    La situazione oggi è più grave, perché le scuole di giornalismo sfornano ogni anno tanti nuovi disoccupati, che si riversano in un mercato editoriale già saturo.

    3 – Le pressioni. Non ho motivo di dubitare ciò che dice Pietro, rispetto alle pressioni che ha subito quando faceva le inchieste. Io posso dire – e sono pronto a giurarlo su quanto ho di più caro – che non ho mai ricevuto condizionamenti da quando lavoro in Rai. Solo una volta – e credo di averlo già scritto da qualche parte – mi è stato chiesto di “ammorbidire” il testo di un servizio per il Tg1 durante la battaglia di Scanzano contro le scorie. Ma a quei tempi il Tg1 era diretto da Mimum. Se poi vogliamo dire che il Tg della Basilicata omette le notizie perchè c’è un preciso disegno, continuiamo pure a crederlo. Ma è un’opinione, figlia della stessa logica – cioè quella del pregiudizio – secondo la quale i materani sostengono che parliamo sempre di Potenza e i potentini dicono che parliamo sempre di Matera. Credetemi, i problemi sono altri.

    4 – La classe dirigente. Ha ragione Rosa, ci vuole un rinnovamento. Ma non credo che spetti ai giornalisti rinnovare la politica. Noi possiamo (dovremmo) vigiliare sull’operato della politica. Ma a rinnovarla ci devono pensare i cittadini, anche quelli che si indignano e poi sono pronti a votare per la conservazione dell’esistente.

    Anche per me è un piacere confrontarmi e discutere con voi.


  13. Viler
    13/02/2008 at 00:37

    Per una volta devo ammettere che al Tg3 hanno fatto un buon lavoro occupandosi della questione rifiuti. Più in partcolare mi rifersco al servizio di lunedì sulla discarica di Venosa che come quelle di Potenza e Genzano di Lucania verranno ampliate di ulteriori 95mila mc, mentre quella di Lauria di 25mila. Le interviste all’assessore e dirigente sono state molto ma molto interessanti.. Come dire, emerge qualcosa che avevamo preannunciato da tempo: megadiscariche e inceneritori, alla faccia della raccolta differenziata!
    In merito allo spaccato di Pietro, beh, personalemte vivo una condizione di disagio enorme dentro un precariato che ha superato il decimo anno. Quindi capisco le difficoltà.
    Infine, ancora una volta vorrei ricordare che il giorno che il segnale coprirà tutta l’area del Vulture, regalerò a SirDrake un buona bottiglia di Aglianico.. ;)


  14. Pietro Dommarco ---> SirDrake
    13/02/2008 at 01:12

    Condivido quello che scrivi. E’ vero, l’intreccio tra stampa e potere non è un capitolo ristretto alla sola Basilicata. Agli albori della mia “passione giornalistica” ho svolto il mio praticantato a Napoli. Fin quando si trattava di scrivere per testate appartenenti al tessuto suburbano e di periferia tutto andava bene. Poi, quando ho cominciato a fornire le mie prestazioni per giornali di più ampia risonanza, anche e soprattutto nazionale, la situazione è cambiata: pressioni, tagli, censure. E si sa da giovani idealisti è difficile cedere ai compromessi…e questa mia reticenza la conservo ancora oggi. E’ chiaro, che non tutta la categoria è investita da intrecci di questo tipo. Ci sono e ci saranno sempre le voci fuori dal coro, grazie alle quali continuiamo ad assistere, di tanto in tanto, a sprazzi di democrazia e libera espressione. In questo mio post non volevo lanciare frecciatine al Tg Regionale, che proprio da buttare non è. E Vito ha ragione quando porta i suoi esempi.

    La classe dirigente. Ecco, proprio quella. Hai perfettamente ragione. Non aggiungo altro.


  15. astronik
    13/02/2008 at 07:32

    Mi devo giocoforza accodare alle vostre dotte precisazioni.
    Ho più volte dichiarato su blog e forum che il nostro TGR è uno dei migliori in assoluto, ho avuto la possibilità di guardare quello delle altre regioni ma il TGR Basilicata non lo cambierei con gli altri. D’estate a Policoro sono costretto ad informarmi dal TG Puglia e TG Calabria, che ci si muova a diffondere il segnale su tutto il territorio regionale.
    Detto ciò riconfermo che in alcuni casi, SOTTONINEO ALCUNI CASI, c’è troppa benevolenza nei confronti dei potenti.


  16. artarie
    13/02/2008 at 09:43

    @Tutti

    Una nota: tra i sei che hanno commentato qui, tre sono precari (me compresa) e tre (mi pare) stabilizzati. Sta diventando la media italiana. Metà delle persone abili al lavoro sono precarie.

    Quando parlo della precarietà a persone straniere mi dicono che ci lamentiamo per niente, perché il lavoro dobbiamo trovarcelo quotidianamente. Ma loro non vivono i Italia… quindi… negli altri paesi c’è una situazione diversa che conosciamo bene. Penso soprattutto agli inglesi.

    Ciò che, tuttavia, mi spaventa è la precarietà di spirito che si accompagna frequentemente a quella del lavoro.

    @ Pietro
    Benedetta la tua reticenza contro i poteri forti e accentratori!
    Faremo fatica a cercare lavoro stabile per la ricerca della verità, ma almeno la mattina ci si potrà guardare allo specchio. Magra consolazione solo per gli inetti, ma grande vittoria per chi ha delle Idee e le persegue.

    @Sirdrake

    Condivido l’elenco.

    Ma di certo avere una buona informazione aiuta i cittadini a scegliere. :)
    Le voci minori della politica vengono sottaciute dalla grande informazione. Anzi non si sentono proprio. Forse che i giornalisti non siano anch’essi cittadini?

    Un esempio: l’operaio che non fa bene la bottiglia di salsa danneggia sia la sua famiglia che quelle delle altre.

    Ciò che credo, tuttavia, si sottovaluti, è che quello del giornalista NON è un lavoro come gli altri. All’inizio può sembrare sia così, ma il giornalista non è un impiegato, ma deve metterci testa cuore e sensi…

    Il giornalista è uno della classe dirigente, che lo vogliate o no, che vogliate farcelo credere o no… Non mi dite di no, per favore. Altrimenti i giornalisti (stabilizzati) non prenderebbero tanti soldi! Hanno tanti soldi per il rischio che corrono e per non lasciarsi corrompere…

    Il giornalista che vuole fare l’impiegato e scrivere e compilare moduli e veline può andarsene anche a fare l’impiegato postale (con il rispetto dovuto e necessario a chi sorveglia la nostra corrispondenza).

    L’ultimo paragrafetto (4) del tuo intervento, Alfredo, deresponsabilizza il ruolo del giornalista.
    Il giornalista, come ogni lavoratore (questo sì), è responsabile del proprio lavoro, degli oggetti MA ANCHE e SOPRATTUTTO dell’informazione che dà alle persone e può scatenare un putiferio. Può uccidere e far cambiare idea…(G. Padoan, Le ombre della città, Bompiani, 1980 circa).
    Se non è potere dirigenziale questo… ditemi qual è…

    ***
    Non so dare giudizi sul Tg3… lo trovo spesso noioso (con eccezioni dovute). Ma come ribadii tanto tempo fa, tifo spudoratamente per Alfredo. :p (ho un merito nella nascita del tuo blog… ma tu non lo hai mai riconosciuto! ingrato!) :)


  17. artarie
    13/02/2008 at 09:52

    Ohi Pietro…
    questo tuo blog ci ringiovanisce di un giorno! Sono quasi le 9.00 del mattino del 13 febbraio, ma qui siamo al 12 febbraio di sera… meraviglioso! :)
    Buona giornata a tutti voi… o buona notte! :)


  18. Pietro Dommarco ---> Artarie
    13/02/2008 at 16:38

    E’ vero. Ci ringiovanisce. Chiaramente non è voluto. Non so come si corregge l’errore…


  19. Sir Drake
    13/02/2008 at 18:50

    Cara Rosa, ti assicuro che non dimentico mai che quello del giornalista non è un mestiere come un altro.
    Ogni giorno avverto il peso di una responsabilità che – come giornalista del servizio pubblico – sento doppiamente.
    Ora ti racconto come – a volte – pur mettendoci cuore a anima si devono superare degli ostacoli, non quelli del potere, ma quelli della “gente”.
    Ho seguito una nota vicenda che riguarda un gruppo di lavoratori. L’ho fatto nei miei giorni di riposo, mi sono appostato di mattina e di notte per raccogliere notizie, ho fatto ricerche a mie spese, ho insistito per mandarmi a seguire il caso, perchè volevo raccontare quella storia nel modo più completo e corretto possibile.
    Poi una mattina scopro che quelle persone, alle quali ho cercato di dare voce (quando nessuno le ascoltava) hanno deciso di intraprendere una inziativa della quale non mi hanno informato.
    Era già successo altre volte, ma avevo sempre cercato di sorvolare.
    Ora ho deciso che di quel caso mi occuperò solo se un mio capo mi dirà: vai e fai un servizio.
    E lo farò rigorosamente nell’orario di lavoro, rischiando il meno possibile di avere ripercussioni sulla mia vita privata.

    Perchè ho raccontato questa storia?
    Un po’ per sfogare la mia rabbia, un po’ per dimostrare che la classe dirigente siamo tutti noi.

    Un grande intellettuale che mi manca tanto disse: anche se voi vi sentite assolti, siete lo stesso coinvolti!

    @Viler l’aglianico è sempre ben accetto!

    @Rosa veramente il merito (o la colpa?) di avermi trascinato nella blogosfera te l’ho già riconosciuto pubblicamente. Credo proprio sul tuo blog, o sul mio, o su Astronik. Insomma, da qualche parte l’ho scritto. Giuro! :-D


  20. artarie
    15/02/2008 at 00:13

    @Sirdrake

    Ok… non replico.

    Be’… l’esempio dei lavoratori è abbastanza doloroso… :(

    ***
    sì… ma nel mio c’è ancora traccia… NEL TUO NOOOO!
    LO HAI CANCELLATO! :p


  21. radiopalomar
    18/02/2008 at 14:26

    Ottimo blog. Ottima discussione. Una brevissima provocazione: ma le inchieste in Rai (oltre ai problemi di format) non si fanno perché il personale è poco oppure il personale è poco per non fare le inchieste?


  22. diario_est
    20/02/2008 at 20:49

    Essendo materana, confermo: il TG regionale si occupa troppo di Potenza :)
    Cmq, è forse il miglior TG regionale italiano. Il peggiore che abbia mai visto è quello toscano (ma forse era un caso).
    Un saluto.


  23. Maurizio Bolognetti
    24/02/2008 at 19:04

    caro Pietro, segnalo questo mio intervento sulla 194/78.

    http://www.lucania.ilcannocchiale.it/post/1800804.html

    Ciao M.B.


  24. Anonymous
    17/05/2008 at 21:28

    Non credo alla tesi della mancanza di giornalisti. Le inchieste per i giornalisti dovrebbero essere come lo zucchero per le formiche. Per prendere parte alla discussione, ricordo bene le inchieste fatte da Pietro Dommarco, soprattutto nel campo ambientale. Presidi ARPAB che non registravano un cazzo, eolico dove non c’è vento etc.etc.
    Io un giornalista di questo calibro lo vorrei vedere al TG3 (senza nulla togliere a chi lavora lì, ma svecchiamo un pò[...]). Per esempio possibile che nessuno abbia mai avuto il sentore che nella formazione in Basilicata si spendono troppi soldi con risultati nulli o quasi!??!???Che la programmazione è in ritardo, ammesso che esista???Che nel 2013 so cazzi ancora più amari dell’amaro lucano odierno???Chi vuole andare avanti deve essere soggetto a logiche astruse??? Che di questa regione non si parla più, perchè altrimenti la si deve raccontare per davvero(e non è cosa buona e giusta?)
    (chiedo scusa in anticipo all’onnipresente Bolognetti perchè lui si è fatto “portavoce” di qualche interrogazione parlamentare.
    Ciaà uagliò.

    Daniele


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