Terremoto in Emilia. Prima il “Laboratorio Cavone”, poi le nuove attività

Dopo l’annuncio della Regione Emilia Romagna sulla sospensione delle attività di ricerca ed estrazione idrocarburi su tutto il territorio regionale e della concessione di coltivazione “Mirandola”, il ministero dello Sviluppo economico e la Padana Energia spa accelerano sui monitoraggi, siglando un accordo lampo. 90 giorni sarebbe il lasso di tempo che enti ed azienda si sono dati per riprendere la produzione del Cavone.

La Direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche del ministero dello Sviluppo economico ha comunicato – con una nota stampa diramata oggi – che ministero, Regione Emilia Romagna e Padana Energia spa hanno trovato un accordo inerente le attività di monitoraggio e studio nella concessione di coltivazione “Mirandola”. La firma dell’accordo è avvenuta a Roma, alla presenza del ministro Federica Guidi, del governatore emiliano Vasco Errani e dell’amministratore unico della società Cinzia Triunfo. Il “Laboratorio Cavone” – questo il titolo dato al progetto di monitoraggio – si è reso necessario a seguito della pubblicazione del Rapporto della Commissione Internazionale Ichese, istituita per studiare le possibili relazioni tra attività di esplorazione per idrocarburi e aumento dell’attività sismica nell’area colpita dal terremoto dell’Emilia Romagna del 2012.

Dopo l’annuncio di una possibile sospensione di “qualsiasi nuova attività di ricerca e coltivazione” di gas e greggio e della produzione dalla concessione di coltivazione “Mirandola” su tutto il territorio emiliano – fino a quando non vengano portati a termine tutti gli approfondimenti scientifici del caso – come comunica la Direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche – “il ministero, la Regione Emilia Romagna, sentiti gli Enti territoriali, propongono alla Società Padana Energia spa di mettere a disposizione il sito per un arco temporale attualmente previsto in 90 giorni, al fine di sviluppare un’attività di monitoraggio e di ricerca pienamente coerente con le raccomandazioni contenute nel rapporto Ichese al fine di fornire una risposta esaustiva sul sito di Cavone”.

Dal canto suo, la Padana Energia spa “pur dichiarando di non prestare acquiescenza alle risultanze del rapporto Ichese, in particolare in relazione al sito di Cavone, anche in considerazione del brevissimo tempo avuto a disposizione per la sua valutazione, accoglie la proposta del Ministero e della Regione di svolgere l’attività scientifica e di monitoraggio subordinando, in via esclusiva, l’attività oggetto della concessione allo svolgimento delle suddette attività”. […] “Le parti concordano sull’opportunità di rendere accessibili al pubblico i risultati delle attività di monitoraggio e ricerca assicurandone la diffusione e la conoscibilità”.

La firma dell’accordo lampo tra ministero dello Sviluppo economico e Padana Energia spa – già posseduta interamente da Eni spa ed acquisita nel 2010 dalla Gas Plus spa per 179,1 milioni di euro, tramite la sua controllata Idrocarburi Italiana srl – dimostra che il blocco delle attività non dovrà spingersi troppo in avanti. La necessità sarebbe quella di riprendere l’estrazione al più presto, anche in considerazione che – ad oggi – non c’è alcun atto ufficiale che ne sospenda le operazioni. E perché il “giacimento Cavone” per il gruppo Gas Plus è un vero e proprio investimento. Fin dall’acquisizione della Padana Energia spa si è puntato molto su questa fetta di Emilia, con belle soddisfazioni. A confermarlo è il documento societario di “Resoconto intermedio sulla gestione al 31 marzo 2012”, nel quale – analizzando le attività svolte dalla primavera del 2011 alla primavera del 2012 (quasi il periodo oggetto di approfondimento da parte della Commissione Internazionale Ichese, ndr) – viene fatto presente agli azionisti che “nonostante il negativo contesto generale i risultati […] dimostrano […] l’andamento positivo […] del proprio piano industriale“, con importanti “progressi nei relativi piani di sviluppo“. A crescere, a differenza della produzione di gas naturale, è stata la produzione di idrocarburi liquidi, ovvero greggio, che ha fatto segnare un +18%, “dovuto al positivo andamento della concessione Mirandola“. Incremento che per il gruppo ha contribuito, in parte, a generare un “fatturato progressivo al 31/03/2012 relativo agli idrocarburi prodotti […] pari a circa 21,6 milioni di euro“, a fronte di uno sviluppo mirato. Infatti – sempre secondo il “Resoconto intermedio sulla gestione al 31 marzo 2012” – “il primo trimestre 2012 è stato improntato allo studio e valutazione dell’andamento dei campi produttivi ed alla rimessa in produzione di un pozzo nella concessione Mirandola. Le attività […] hanno riguardato […] operazioni wire-line (registrazione di profili statici e dinamici di pressione al fondo), ma anche attività di remedial job (lavaggio di fondo pozzo) per ripristinare le capacità erogative dei pozzi interessati”. Inoltre, sempre all’inizio del 2012, sono proseguiti “in linea con l’attività già avviata nel 2011 […] per ogni singolo campo gli studi di fattibilità per individuare gli interventi necessari al ripristino della produzione dei pozzi chiusi o con erogazioni non ritenute ottimali. Nell’ambito di questa campagna di analisi e ottimizzazione produttiva […] è stato realizzato con successo un workover nella concessione Mirandola per riavviare la produzione del pozzo Cavone 13 che ha consentito di incrementare il livello produttivo del campo“.

Il Gruppo Gas Plus è al quarto posto in Italia per produzione e distribuzione di gas, con importanti progetti di importazione di gas dall’estero, stoccaggi e possibilità di implementare le attività di esplorazione e produzione. Al 31 marzo 2014, risulta titolare di 48 concessioni di coltivazione in terraferma, 7 permessi di ricerca in terraferma, 3 concessioni di coltivazione nel sottofondo marino, 2 istanze di permessi di ricerca in terraferma e 3 istanze per concessioni di stoccaggio.

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