Sono a Milano. Bazzico tra colloqui, mostre, pizzerie, “ape” e preservativi adagiati sul pavimento dell’esposizione del design italiano presso la Triennale. Sto cercando lavoro. Città infernale. Me stesso l’ho già ritrovato, finalmente. Ed è un bene. “Me ne andai qualche anno fa”, in elucubrazioni e viaggi interiori che mi hanno fatto perdere il contatto con le cose che contano. E’ possibile colpevolizzarsi per dieci anni di una cosa che non si è commessa? E solo perchè le persone più care ti mancano? Ho rischiato di rovinare rapporti, di far star male la persona che mi ama. Le chiedo scusa. Ancora qualcosa da sistemare, ma siamo a buon punto. All’improvviso momenti di passione repentina, poi le paure, poi tanti sorrisi e parole dolci, i saluti mattutini e l’attesa del rientro, come se non ci vedessimo da tempo. Stessi palpiti, stesse emozioni. Come cazzo si fa a non provocare delusioni? Vorrei essere una zanzara. Che repentina – ronzando ronzando – si prende quello che vuole, senza chiedere. In questi giorni mi sento massacrato. Ho scoperto di avere le unghie per grattarmi. Prurito fisico. Dolori intestinali che mi hanno fatto abbandonare anzitempo una festa organizzata in quattroequattrotto. Che peccato! Non sono state le zanzare. Ma i ronzii si. Tutto passato, ora. Solo bolle rosse dappertutto. Maeterlinck nei suoi saggi parlava delle api, delle formiche e delle termiti come animali sociali. Io ci aggiungerei anche le zanzare. Perdindirindina, queste si organizzano a flotte, si appostano dietro la porta d’ingresso, le imposte, il barattolo di supercalifragilistichespiralidoso, il tubetto di dentifricio, le cartoline sulla porta della cucina. Ti assaltano e succhiano. Bella sensazione scoprire che c’è qualcuno interessato al tuo corpo. Funny games.



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Viler
26/08/2008 at 16:28