E modifica del ‘Titolo V’ fu

Alla fine la lobby dei petrolieri ce l’ha fatta. Mercoledì 6 agosto 2014 – nella seduta n.231 – il Senato della Repubblica ha approvato la modifica dell’articolo 117 della Costituzione, contenuto nel Titolo V, ovvero quello in cui vengono ridefinite le competenze degli enti locali. In materia di energia deciderà lo stato. E le compagnie petrolifere.

Sono stati 176 i senatori che hanno emendato l’articolo 30 del Disegno di Legge 1429 che contiene le modifiche all’articolo 117 della Costituzione, 33 i contrari e 18 gli astenuti. Un vero e proprio colpo di mano che – insieme allo “Sblocca Italia” – modificherà i confini energetici del nostro Paese, condannando definitivamente all’asservimento petrolifero totale, territori come la Basilicata, nuova “regione speciale”.

In poche parole, in nome “dell’unità della Repubblica e dell’interesse nazionale”, scompare la legislazione concorrente tra Stato e Regioni, con il conseguente ampliamento delle competenze in materia energetica per il primo (a carattere esclusivo) ed il ritiro dei poteri “decisori” per le seconde. La modifica dell’articolo 117 prevede una sorta di “clausola di supremazia” che può essere esercitata “su proposta del Governo” qualora decidesse di apportare, con la decretazione d’urgenza, modifiche in materia di autorizzazioni ambientali, e legiferando in esclusiva sulle attività petrolifere di preminente “interesse strategico nazionale”, in controtendenza al tanto propagandato federalismo. La “clausola di supremazia” appena approvata fa tabula rasa di tutti i Consigli e di tutte le Giunte regionali, relegando gli enti locali al ruolo di soggetto passivo nei confronti del proprio territorio ed azzerando qualsiasi velleità di sovranità popolare. Di volta in volta, su progetti petroliferi, di rigassificazione, di stoccaggio del gas, di trasporto del gas, inceneritori mascherati da centrali a biomassa, centrali a carbone, autostrade e chi più ne ha più ne metta. Perché la “clausola di supremazia” darebbe allo Stato l’opportunità di decidere, a seconda della materia, chi dovrà decidere su quella determinata materia: la Regione o esso stesso. Una clausola, questa, ricorrente nei sistemi federali – come quello tedesco – che in nessun caso offre allo Stato la possibilità di sottrarre competenze legislative, quando conveniente. A piacimento, insomma. Come ha dichiarato il costituzionalista Enzo di Salvatore, in un’intervista rilasciata ad Altreconomia nel dicembre del 2012.

In un colpo solo sono state accontentate le principali compagnie minerarie attive nel nostro Paese, l’Assomineraria (Associazione italiana per l’industria mineraria e petrolifera), l’Upi (Unione petrolifera italiana), la Federpetroli (Federazione internazionale del settore petrolifero) – nonostante recenti dichiarazioni poco chiare sulla modifica del Titolo V – e la direzione del ministero dello Sviluppo economico. Una lobby compatta che negli ultimi anni ha costantemente assunto la posizione di spina nel fianco dei governi che si sono succeduti. Ricordiamo che in un libro bianco del 2011, curato dalla Consulta per attività produttive del Popolo della Libertà, con il contributo di aziende del settore – tra le quali Eni, Enel e Terna – si faceva espressamente riferimento alla necessità di “mettere nuovamente mano alla governance dell’energia sul piano istituzionale”, anche attraverso il riordino del Titolo V, in quanto “i ritardi autorizzativi di impianti e infrastrutture ad oltre 10 anni dalla liberalizzazione del settore energia testimoniano l’esigenza di una profonda revisione dei meccanismi in ottica di mercato comune europeo dell’energia che vede l’Italia in una posizione geopolitica strategica nel bacino del Mediterraneo”.

Tra le nuove competenze statali compaiono anche il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, le norme generali sul procedimento amministrativo e sulla disciplina giuridica del lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale dell’energia, le infrastrutture strategiche e le grandi reti di trasporto e di navigazione d’interesse nazionale. E ancora, disposizioni generali e comuni per la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, ma anche scuola, attività culturali e governo del territorio. Alle Regioni spetterà, invece, “la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia o funzione non espressamente riservata alla legislazione esclusiva dello Stato, con particolare riferimento alla pianificazione del territorio regionale e mobilità al suo interno, di dotazione infrastrutturale, di programmazione e organizzazione in ambito regionale dei servizi sanitari e sociali, di promozione dello sviluppo economico locale […], disciplina per quanto di interesse regionale delle attività culturali e valorizzazione ambientale”.

 

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