Basilicata, sconosciuti dati inquinanti pericolosi

Silenzio su quantità immesse nell’aria di idrogeno solforato, benzene, Ipa e Cov.

Nella Basilicata – considerata ancora “isola felice”, per via delle tante risorse territoriali: acqua, parchi, petrolio e che la storia ha provveduto a smentire presentando un altissimo tasso di emigrazione, di conseguente spopolamento, di disoccupazione e di sviluppo mancato – un’altra pagina nera, come quell’”oro” estratto, racconta differenti dinamiche. Nell’ambito dell’azione di monitoraggio ambientale – dove le compagnie petrolifere assurgono al ruolo di controllori-controllati – si è aperta un’enorme falla di dati non diffusi e di reti che fanno acqua da tutte le parti. L’annuncio dell’intensificazione delle estrazioni petrolifere Eni in Val d’Agri e l’inizio delle attività della Total nelle Valli del Sauro-Camastra comporterà, conseguentemente, un aumento considerevole delle emissioni inquinanti durante l’intero ciclo petrolifero: dall’estrazione al trasporto ed al trattamento presso i due Centri Oli di Viggiano e di Corleto Perticara, quest’ultimo in fase di realizzazione.

Attualmente i dati sul monitoraggio ambientale risultano, fortemente, carenti per numero e tipologia di sostanze pericolose rilevate, molte delle quali sono – invece – incredibilmente dannose per la salute e l’ambiente. Immesse nell’aria, nell’acqua e nel suolo finiscono nella catena alimentare. E’ il caso ad esempio dell’idrogeno solforato (H2S), un gas velenoso, acido corrosivo che, se assunto in dosi elevate attraverso la respirazione ed il contatto può portare a gravi malattie del sangue e del sistema nervoso, provocando danni irreversibili: menomazioni permanenti, tumori e morte. Nonostante la sua presenza e la sua elevata pericolosità – unitamente a benzene, IPA, COV – è gravissimo che non siano noti i dati misurati per questa sostanza chimica che sembrerebbe non essere addirittura rilevata né dalle centraline ENI né da quelle dell’ARPAB, che dal canto suo – in “preda” ad una profonda crisi gestionale interna – come una grossa holding fa pubblicità su giornali e tabelloni locali, affermando di monitorare il territorio dagli inquinanti, ma dimenticando di rendere noti i risultati del suo lavoro (vedi radioattività dell’Itrec o Idrogeno solforato sui pozzi petroliferi e presso il Centro Oli di Viggiano, per l’appunto). A difesa dei cittadini si è schierata l’Organizzazione lucana ambientalista – cartello di associazioni e comitati – che con un esposto-denuncia inviato alla Commissione Europea ed ai Ministeri Ambiente e Beni e Attività Culturali ha chiesto la verifica delle prescrizioni allegate al Decreto Ministeriale del 5/2/1999 con la conseguente mancata applicazione delle Direttive Comunitarie in materia di Valutazione di Impatto Ambientale relativo al “giudizio positivo di compatibilità ambientale – progetto di ampliamento del Centro Oli Val d’Agri”.

Il parere VIA – rilasciato congiuntamente nel 1999 dagli ex Ministri Melandri e Ronchi – autorizzava, infatti, l’ENI all’ampliamento del Centro Oli Val d’Agri (Viggiano-Basilicata) prevedendo, in subordine, l’osservanza delle prescrizioni allegate al provvedimento. In specifico, dal 1999 ad oggi, non sono stati effettuati i monitoraggi e la diffusione al pubblico di tutti i dati ambientali delle sostanze inquinanti indicate e prescritte dal provvedimento ministeriale che ne specificava modalità di misurazione e tempi, come ad esempio l’H2S. A distanza di dieci anni, mentre anche il Tg3 Regionale in un recente servizio ammette le gravissime inadempienze – pesanti sono – quindi – le responsabilità degli Enti regionali competenti circa l’ottemperanza delle prescrizioni accluse al Decreto VIA del 1999 che mettono a repentaglio la tutela dell’ambiente, la salute di lavoratori e dei residenti. L’assessore regionale Vincenzo Santochirico, in barba ad ogni tutela delle economie locali (vedi trivellazioni nel Metapontino), della tutela del territorio (vedi trivelle nel Parco della Val d’Agri e sui bacini idrici), della salute pubblica (non è in grado di garantire il monitoraggio dell’inquinamento di un gas killer come l’idrogeno solforato), attraverso procedure di VIA nascoste negli Albi Pretori dei Comuni (ossia contro ogni democrazia) concede la VIA alle Spa del petrolio e del gas.

E’ noto come gran parte delle società a responsabilità limitata collegate alle multinazionali petrolifere, in un contesto di lavorazioni pericolose, come quelle petrolifere, non possono garantire (economicamente parlando) alcun risarcimento in caso di grave incidente. Nel 2008, in un clima di federalismo e discriminazione, non è più pensabile accettare altri sacrifici e contributi energetici per il Paese sulla pelle dei lucani.

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1 commento



  1. Nathan 2000 - 21 ottobre 2008 at 14:55

    Pietro, vuoi il mio parere spassionato? Io credo che il progetto per la nostra regione sia la desertificazione a 360 gradi. Oltre a quella climatico-ambientale, in progetto vi è anche quella antropica. Miliardi di fondi arrivati in regione dall’UE, royalties petrolifere che dovevano sembrare una manna dal cielo, risorse piovute in abbondanza… non hanno creato nessuno sviluppo. Sono servite alla classe dirigente di questa terra a foraggiare clientele (sempre i soliti noti) e ad accumulare rendite personali (economiche e di posizione) di una oligarchia ben nota. Risultato di tutto ciò? Tanti giovani (te compreso) che devono fare le valigie… in questa regione deve rimanere soltanto chi non protesta, non alza la voce e subisce, incondizionatamente, questa assenza di scelte politiche a favore della comunità.
    Sono Disfattista? Può darsi, ma, purtroppo per loro, non possono cacciarmi (sono impiegato nel pubblico)… oddio, con Brunetta non si sa mai :-)

    Comunque non sono disposto ad accettare lo status quo. Credo che qualcosa possa cominciare a muoversi (quanto velocemente non lo so, ma i segni ci sono).
    Insomma, non sono disponibile ad essere accomodante come tanti, invece, dimostrano di essere.

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