Val d’Agri, allarme biossido di azoto

La rete di monitoraggio ambientale della regione Basilicata presenta evidenti lacune, oltre che uno stato di confusione dovuta, in alcuni casi, al sovrapporsi di controlli ed incarichi tra due organismi – Arpab e Metapontum Agrobios – che evidenziano la medesima carenza di informazioni d’utilità pubblica.

Infatti, oltre alla paventata omissione di atti d’ufficio nella vicenda dell’inquinamento dell’inceneritore Edf-Fenice di Melfi, da parte del Dott. Bove dell’Arpab, anche nell’area di Viggiano ci troviamo di fronte ad una situazione analoga. Questa volta, sul banco degli imputati ci sono le rilevazioni di Biossido di Azoto (NO2), per il quale il Decreto Ministeriale n.60/2002 fissa alcuni limiti massimi in relazione ad una media oraria (200 µgr/mc per 18 giorni in un anno) e ad una media annuale (40 µgr/mc).

Nelle aree interessate dall’estrazione di idrocarburi la Regione Basilicata ha predisposto un affiancamento di Metapontum Agrobios all’Arpab. Il primo organismo per assolvere ai suoi doveri si serve di una centralina mobile ed una centralina fissa nell’area industriale di Viggiano, che nel periodo compreso tra giugno e luglio 2009 ha erogato dati alquanto preoccupanti che richiedevano l’intervento delle autorità sanitarie preposte alla tutela della salute pubblica in quell’area. I dati disponibili sul sito di Agrobios, alquanto allarmanti, mostrano infatti come nel mese di giugno per ben 13 giorni consecutivi i valori di biossido di azoto hanno superato la soglia dei 200 µgr/mc; invece, nel mese di luglio le giornate off-limits sono state 12, per un totale di 25 giorni fuorilegge, superando il limite di 18 giorni indicato nel già citato Decreto Ministeriale n.60/2000.

Insomma, di fronte alla contaminazione dell’aria nella zona di Viggiano – area già compromessa per l’assenza di monitoraggi sistematici di altri inquinanti pericolosi derivanti prevalentemente dalle attività petrolifere – nessuno ha sentito il dovere di avvertire popolazione ed Enti, come se il biossido di azoto non rappresentasse un gas tossico dall’odore pungente, estremamente irritante e corrosivo, in grado di causare – ad elevate e prolungate esposizioni – alterazioni delle funzioni polmonari, bronchiti croniche, asma, enfisema polmonare.

Eppure, dal punto di vista dell’informazione al pubblico, due Decreti del Ministero dell’Ambiente – rispettivamente il n.138 del 26 maggio 2009 e il n.139 del 24 luglio 2009 – pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale n.226 del 29 settembre 2009, disciplinano appunto le forme di consultazione del personale che lavora all’interno di stabilimenti industriali ed impattanti come sembra essere il Centro Oli di Viggiano, e le modalità di consultazione delle popolazioni (come assemblee pubbliche) che vivono a ridosso di tali stabilimenti, tutto relativamente ai piani di emergenza interni ed esterni. A questo punto, le amministrazioni locali farebbero bene ad aggiornarsi.

L’auspicio è che i vertici regionali prendano seriamente coscienza della situazione oggi presente in Basilicata. Oltre al commissariamento dell’Arpab, sarebbe opportuno ritirare tutte le autorizzazioni concesse al Metapontum Agrobios, per una necessaria verifica finalizzata all’attivazione delle reti di monitoraggio e le necessarie azioni di prevenzione dai rischi causati dall’industria.

Condividi questo articolo

Commenta questo articolo

Your email address will not be published.