Montichiari, tra cave e rifiuti

Denuncia. In provincia di Brescia, un territorio dove si sono moltiplicate discariche ed aree di escavazione. Un notevole volume d’affari, un forte impatto sull’ambiente e tante preoccupazioni per la salute dei cittadini.

Siamo a Montichiari, in provincia di Brescia. Qui, quando nel 1986 in località Vighizzolo viene autorizzato il primo centro di smaltimento comprensoriale di rifiuti speciali pericolosi, tossici e nocivi, con una capacità di 2.216.057 metri cubi, già si sperava fosse l’ultimo. La discarica Pulimetal spa, pensata anche per smaltire i rottami dell’acciaieria Feralpi, invece non era un caso isolato. Oggi nello stesso territorio sono presenti altre mega-discariche. Quattro per inerti della Seac snc 1 (75.124 mc), Sisiva srl (2.200 mc), Vezzola srl (76.600 mc) e Seac srl 2 (99.630) e cinque per rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, assimilabili agli urbani di Monti.ri.am srl 1 (439.200 mc), Monti.ri.am srl 2 (187.000 mc), A2A spa “Cava Verde” (3.530.000 mc), Systema ambiente srl “Valseco 1” (1.805.919 mc) e Systema ambiente srl “Valseco 2” (950.590 mc). Per un totale di 9.382.320 metri cubi di rifiuti, depositati in impianti saturi ed ancora in attività, provenienti solo per il 3% dal comune di Montichiari. Il resto di provenienza provinciale ed extra-provinciale. Un notevole volume d’affari calcolato al centesimo, un sistema che spreme da anni un angolo di Lombardia al quale si è deciso di dare una caratterizzazione, un’identità fortemente impattante per la salute dei residenti e per l’ecosistema. Le stime parlano di proventi diretti pari a 36milioni di euro, con tariffe di smaltimento variabili da un minimo di 3,81 euro a tonnellata ad un massimo di 400 euro. Introiti destinati a crescere da qui a pochi anni con la messa in funzione di nuovi impianti. Nella lista ancora in fase di autorizzazione c’è una discarica di amianto della Ecoeternit srl (960.000 mc) – che dovrebbe sorgere in un’ex cava di 5 Km – unitamente ad impianti di Asm Brescia spa (1.900.000 mc), Gedit spa (960.000 mc), Bernardelli inerti spa (871.000 mc) e Aprica Brescia spa per il recupero delle ceneri pesanti da termoutilizzatore di rifiuti da 250mila tonnellate all’anno, il cui procedimento è però al momento sospeso. Per un totale di 4.781.000 mc e per i quali, a febbraio di quest’anno, il Comune ha diffidato la Giunta Formigoni.

La gente ha paura, anche in seguito all’incendio avvenuto nel pomeriggio del 25 giugno presso la discarica Cava Verde, gestita dalla società Aprica del gruppo A2A, nato dalla fusione tra AEM spa Milano e ASM spa Brescia con l’apporto di Amsa ed Ecodeco. Un incidente “non raro, soprattutto in questo periodo dell’anno” – come precisato dall’ufficio stampa della multiutility milanese – che ha suscitato comunque non pochi dubbi al Comitato “sos terra Montichiari” che esprime “forte preoccupazione circa la qualità della gestione della discarica per RSU e RSAU, relativamente alla prevenzione di possibili incendi dei rifiuti ivi conferiti” e rimarca “l’obbligo giuridico di assicurare un elevato livello di tutela ambientale ricorrendo specialmente alla precauzione, principio distinto e più esigente della prevenzione, in modo che sia veramente garantita la qualità della vita dei cittadini e quella dell’ambiente”. Un contesto paradossale questo, strettamente collegato all’attività estrattiva di inerti, ben oltre la reale necessità dell’intera provincia di Brescia, dove l’Arpa ha individuato 63 siti contaminati e 158 potenzialmente contaminati. Un motivo per cui si è scelto Montichiari, dove le cave rappresentano il posto ideale per poter ospitare rifiuti. Cinque anni fa con l’approvazione del Piano Cave Provinciale fu calcolata in 70milioni di metri cubi di ghiaia e sabbia la necessità territoriale per il decennio 2005-2015, a fronte di un fabbisogno reale pari a 40milioni di metri cubi. Nella provincia di cave se ne contano ben 54, alcune delle quali molto spesso “autorizzate aggirando i richiami di carattere europeo – denuncia Angelo Bergomi, responsabile provinciale ambiente PD Brescia – come nel caso della cava Bonfadina di Rovato e Cazzago, 34 ettari in piena Franciacorta, per la quale la Regione Lombardia ha approvato il bacino senza Valutazione di Impatto Ambientale nonostante sia obbligatorio oltre i 20 ettari”. Ad essere accontentati gli appetiti di grandi imprese di escavazione che esportano fuori regione grandi quantità di inerti, oltre che la necessità di smaltire circa 1 milione di metri cubi di amianto in 3 siti: 80mila metri cubi a Brescia città in via Brocchi, 453mila a Travagliato in un bosco naturale e 960mila, sempre a Montichiari, in una discarica della Ecoeternit srl. Intanto, almeno per il momento, sembra essere tramontata l’ipotesi di un progetto della Aspireco srl per l’inertizzazione termica di 240mila tonnellate all’anno di amianto. Sarebbe il più grande d’Europa.

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1 commento



  1. Giulio Rubagotti - 21 luglio 2010 at 21:15

    36 milioni di proventi diretti per il comune di Montichiari
    e i ricavi per le aziende ad una media di 200 euro a tonnellata per 16 milioni di tonnellate (ogni metro cubo sono 1,6 tonnellate di rifiuti) sono superiori ai 3 miliardi di euro. A queste cifre si è venduta la pelle di un’intera provincia di rincoglioniti.

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