Moratoria sulle trivelle in Basilicata, un palliativo

La notte tra l’1 e il 2 agosto 2012 il Consiglio regionale ha recepito all’unanimità un maxi-emendamento che prevede, in caso di varo di specifica legge, una sorta di moratoria petrolifera relativa a tutti i nuovi permessi di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi sul territorio lucano. Ma sono esclusi i pozzi già attivi e quelli appena approvati.

La misura -inserita nell’articolo 19 del disegno di legge di Assestamento del Bilancio- con oggetto “Provvedimenti urgenti in materia di governo del territorio e per la riduzione del consumo di suolo”, verrebbe applicata anche a tutte le istanze e procedimenti in corso, esclusi i titoli minerari in essere. Di fatto un palliativo che arriva a pochi mesi di distanza dalla ratifica del Memorandum d’Intesa tra Stato, Regione e compagnie petrolifere e all’approvazione dell’articolo 16 del Decreto Liberalizzazioni. Due atti con effetto immediato, che nel giro di qualche anno porteranno al raddoppio delle estrazioni petrolifere in Basilicata e ad un minor gettito di royalties ai Comuni interessati da perforazioni, barattate con infrastrutture di sviluppo petrolifero. Non più 90 mila barili di greggio estratto al giorno, bensì poco più di 180 mila barili. Con l’aumento degli introiti delle società minerarie da 9 milioni a 20 milioni di euro al giorno, con l’aumento dei rischi di inquinamento delle falde acquifere e dei bacini idrici, con la perforazione di nuovi pozzi sui monti di Marsico Nuovo, in provincia di Potenza, necessari a garantire circa 26 mila barili di greggio estratti al giorno.

Infatti, è proprio questo aspetto che -tra i tanti- alcune associazioni ambientaliste lucane, consapevoli che la moratoria andava certamente attuata, ma in tempi non sospetti, ovvero a non avvenuta intesa degli ultimi accordi già firmati e sottoscritti, che definitivamente condannano la regione ad un futuro ancora più nero. Nero petrolio. “Non comprendiamo il senso dell’articolo 19 del maxi-emendamento -denunciano l’Organizzazione lucana ambientalista ed il movimento NoScorie Trisaia- se non in un contesto meramente politico ed elettoralistico, magari per ricontrattare qualche spicciolo in più di royalties per tenere buoni i sindaci interessati dal raddoppio delle estrazioni, del resto previsto con il Memorandum”. Il governatore lucano Vito De Filippo -impegnato in prima persona in questa operazione- ha già preservato e blindato gli accordi importanti, che resterebbero invariati proprio con l’esclusione dall’articolo 19 dell’Assestamento di Bilancio. A cui si aggiunge il rischio di incostituzionalità, invece, per la moratoria proposta su tutte le istanze e procedimenti in corso.

A spiegarlo è il costituzionalista Enzo Di Salvatore dell’Università degli Studi di Teramo ed autore del libro “Abruzzo color petrolio”. Il punto nevralgico e spinoso sembrerebbe essere l’applicazione della Legge n.239 del 23 agosto 2004, sul “Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia”. La 239 stabilisce che le determinazioni inerenti la prospezione, la ricerca e la coltivazione di idrocarburi sono esercite dallo Stato, d’intesa con le regioni interessate. A tal proposito, il professor Di Salvatore fa notare come l’articolo 19, deliberato in Consiglio regionale dispone che la Regione Basilicata non rilascerà l’intesa, prevista dall’art.1, comma 7, lettera n) proprio della vincolante legge n.239 del 23 agosto 2004, imbattendosi pertanto in una misura “costituzionalmente illegittima […], perfettamente inutile, in quanto il Decreto Sviluppo attualmente in fase di conversione in Parlamento stabilisce che, in caso di mancata espressione da parte delle amministrazioni regionali degli atti di assenso o di intesa previsti dall’art. 1, comma 7, della legge n. 239 del 2004, il Governo procederà egualmente al rilascio del titolo (art. 38)”. Gli estremi di illegittimità costituzionale, inoltre, vanno a scontrarsi con alcuni dei procedimenti in corso, ovvero con 5 delle istanze di nuovi permessi di ricerca, denominati “Anzi”, “Frusci”, “Palazzo San Gervasio”, “Grotte del Salice” e “Satriano di Lucania” in “Fase decisoria dal decreto VIA alla conferenza dei servizi e all’emanazione del decreto di conferimento ” del ministero dello Sviluppo economico. Su queste 5 istanze potrebbe prospettarsi un’altra battaglia legale per il massimo Ente regionale, oltre che l’annullamento di tutti gli atti relativi precedentemente emanati. Una strada non perseguibile, anche leggendo la missiva inviata dall’ufficio stampa del governatore al coordinamento No-Triv, nella quale si palesa il pericolo di una “perdente battaglia legale e una disastrosa vicenda risarcitoria”. È l’ennesima trovata per le prossime elezioni? Si chiedono dal No-Triv.

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