Nato: “Russia dietro proteste anti shale oil in Europa”

Come durante la Guerra Fredda molti pacifisti erano sostenuti, più o meno a loro insaputa, dall’allora Unione Sovietica, ora la Russia sta aiutando in segreto gli ambientalisti impegnati in Europa contro la ricerca dello shale oil e gas (il gas ed il greggio di scisto) con la tecnica della fratturazione idraulica (fracking).

L’obiettivo è impedire che il Vecchio Continente possa rendersi indipendente dal gas russo come è successo negli agli Stati Uniti che da importatori netti stanno diventando esportatori. A denunciare il progetto russo il segretario generale della Nato, Anders Fogh-Rasmussen (nella foto), in una riunione a porte chiuse al think-tank londinese di Chatam House. A darne notizia il Times di Londra. Rasmussen, secondo il quotidiano di Rupert Murdoch, ha detto: “Ho incontrario alleati che mi hanno riferito che la Russia, come parte delle loro sofisticate operazioni di disinformazione, sia impegnati attivamente con le cosiddette Ong ambientaliste schierate contro lo shale gas per mantenere l’Europa dipendente dalle importazioni russe”.

Una denuncia che assume grandissimo rilievo in piena crisi ucraina, dopo che da lunedì Mosca ha interrotto le forniture a Kiev per il mancato pagamento del debito pregresso dell’Ucraina. Una decisione che, nonostante le rassicurazioni formali di Mosca (pronta a dare la colpa ad eventuali prelievi non autorizzati di Kiev, come già avvenuto nel 2006 e nel 2009 nelle precedenti crisi) all’Ue, potrebbe avere di fatto ripercussioni sull’approvvigionamento dell’Europa: dall’Ucraina passa il 15% del gas russo per il Vecchio Continente.

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