Accordo Neuquén-YPF. Il nuovo piano per le richieste corporative tra repressioni e ruoli ambigui

La polizia ha sgomberato coloro che muovevano verso la Legislatura, dopo che un gruppo ha passato il blocco di transenne. Gli studenti delle scuole superiori e gli universitari si sono spostati al grande piazzale della Università Nazionale del Comahue di Neuquen (UNCO) mentre l’altro settore continua davanti alla Legislatura e la repressione sviene ripetuta ogni volta che cercano di avanzare. Ci sono due arresti e due feriti.

La marcia contro l’accordo YPF-Neuquén, che è partita dal piazzale dell’Università nazionale di Comahue alle 10:50 si è diretta alla Legislatura dove c’è l’accampamento della “Multisectorial contra la Hidrofractura”, è stata repressa dalla polizia di Neuquén con gas e proiettili di gomma. In questi momenti la tensione continua. La mobilitazione è stata numerosa. Si stima la partecipazione di circa cinquemila persone.

Finora, risultano ferite due persone. Una donna è stata ferita alla testa, vicino all’occhio. L’altra, è un giovane di 19 anni che è stato trasferito in ospedale con ferite da proiettili di gomma alla fronte. Il grosso dei manifestanti ha ripiegato nelle vie Leloir e Castro Rendon. Gli studenti si sono divisi riparando nel piazzale dell’Università Nazionale di Comahue. In questi momenti, la mobilitazione è tornata a concentrarsi nelle periferie della Legislatura, sebbene ogni volta che cercano di avanzare la polizia risponde in maniera repressiva. Ci sarebbero tre persone arrestate. Per quanto ci dicono dalla Multisectorial, si tratta di Paulo Tejeda – appartenente alla cooperativa 8300 – Soledad Martínez – insegnante – e di Ana Moreno, del PTS (Partido de los Trabajodores Socialistas).

Fonte: 8300 / Link

Accordo Neuquén-YPF: Il nuovo piano per le richieste corporative? L’accordo tra la provincia di Neuquén e YPF S.A., firmato il 24 di luglio e approvato dal governatore mediante il decreto 1208/13, attende di essere ratificato dalla Legislatura provinciale a fine agosto. Se ciò accadesse, la società petrolifera accederà alla nuova area non convenzionale denominata “General Mosconi” grazie ai benefici del Decreto nazionale 929/13. L’unica impresa che figura è la YPF, che investirà più di un miliardo di dollari per consolidare le basi dello sfruttamento non convenzionale nell’area, mentre la statunitense Chevron comparirebbe sulla scena all’approvazione della Legge Accordo (Acta Acuerdo) dall’amministrazione neuquina, guadagnando “i benefici” che riceverebbe il settore corporativistico.

Accordi e politica
L’accordo si inquadra nei principi della politica petrolifera stabiliti dal kirchnerismo, a partire dal controllo della YPF: l’integrazione del capitale pubblico-privato nazionale e internazionale, con alleanze strategiche volte all’esplorazione e allo sfruttamento di idrocarburi convenzionali e non convenzionali con l’obiettivo prioritario di ottenere l’autosufficienza e saldi [energetici, ndt] esportabili. Sebbene l’obiettivo strategico in materia energetica sia l’autosufficienza nazionale, le regole del gioco finora tracciate permettono di chiarire che quanto si cerca con questo accordo di investimento va molto al di là dell’obiettivo pianificato. Diversi punti contenuti nel decreto, ci fanno pensare a questo, tenendo conto il rilassamento e la permissività dello Stato di fronte agli obblighi dell’industria nazionale e l’eventuale entrata di Chevron. La libera commercializzazione nel mercato estero del 20% della produzione di idrocarburi, a partire dal quinto anno dell’approvazione e dell’inizio dell’esecuzione del progetto – apporterà lo 0% al paese in aliquote doganali, permettendo la liquidazione di divise fuori dal paese; se il governo non autorizzasse l’esportazione – perché non si raggiungono le coperture del fabbisogno interno di energia – l’impresa avrà diritto a ottenere per questa percentuale di idrocarburi un prezzo non inferiore a quello dell’esportazione. Bisogna sottolineare che la messa in produzione di un’area richiede diversi anni; non è immediata. Per il termine che il decreto impone per poter iniziare a esportare è, approssimativamente, ciò che necessitano gli operatori per messa in produzione. Vale a dire, abilitare all’esportazione non appena un’area entra in produzione.

Allo stesso modo, l’Esecutivo Nazionale crea per decreto la figura di “sfruttamento non convenzionale di idrocarburi”, per cui si necessitano tecniche si stimolazione non convenzionale (fratturazione idraulica, tra le altre). Si approfondisce così la politica di valorizzazione di queste risorse, disconoscendo un dibattito attuale – nazionale e internazionale – in cui si solleva la necessità di ascoltare più voci, dati i danni ambientali denunciati in diverse parti del mondo. Ci si aspetta dai governi e dai corpi legislativi che legiferino basandosi sui principi ambientali come massima interpretazione e guida di ragionamento; solo per menzionarne due: il principio di prevenzione, pretendendo di evitare gli effetti negativi che possono essere prodotti ai danni dell’ambiente e il principio di precauzione, secondo cui se non esiste certezza scientifica o informativa su un determinato tema che possa generare danni gravi o irreversibili all’ambiente, non si devono posticipare le misure efficaci per impedire il degrado ambientale (1). Danni che logicamente si ripercuotono sulla vita delle persone. Questi principi non solo non vengono considerati, bensì addirittura, nel caso dell’accordo tra la provincia e YPF, nell’amministrazione neuquina si è evitato di concedere l’intervento alla Commissione dell’Ambiente. Le autorità provinciali hanno pure negato l’apertura di un ampio dibattito sociale. Allora: a cosa stanno dando la apriorità i governi nazionale e provinciale?

D’altro canto, con il pretesto che le imprese hanno bisogno di lunghi periodi per recuperare i propri investimenti, si stabilisce la proroga anticipata di area che già possedeva YPF: una politica che si dota di mezzi con risultati visibili. Si ricorda che lo stesso argomento venne usato nel 2000 per ‘garantire’ gli investimenti di Repsol a Loma La Lata; in quel momento venne prorogato fino al 2027 un contratto che scadeva nel 2017. Ora la provincia, autorizzata dal decreto 929 del governo nazionale, da in concessione e senza licitazione pubblica, la nuova area non convenzionale General Mosconi fino al 2048. Quest’area è formata dalla totalità dell’area Loma Campana, la cui concessione scadeva nel 2026, e dalla parte nord di Loma La Lata– Sierra Barrosa, che scadeva nel 2027 – per la vergognosa proroga anticipata alla Repsol.

Tali proroghe anticipate tanto estese vanno controcorrente a quanto stabilito dalla legge sulle aggiudicazioni mediante gara – procedimento fondato sulla pubblicità e sulla posizione paritaria degli offerenti, che attribuisce all’Autorità per l’Applicazione facoltà sufficienti per decidere sulla gara con un criterio di equità e certezza (2), in cui il concessionario che detiene l’area potrà partecipare – e in questo modo garantire, se così vuole – la propria continuità nella concessione. Grazie a i mezzi forniti, si suggellano il destino dell’area e le risorse strategiche alle decisioni di un’impresa per 35 anni.

Di benefici fiscali e ruoli ambigui
In materia impositiva, la provincia si impegna a non gravare con nuovi tributi, affitti straordinari nè Canoni Straordinari di Produzione l’impresa e a mantenere la percentuale di royalties al 12% durante il termine di validità della concessione e della sua proroga (2048). Si assoggetta la non attualizzazione percentuale [indicizzazione, ndt] alla fiducia nell’aumento annuale di produzione, affinchè questa percentuale mantenga una validità che sia realmente di beneficio. In questo modo, non si affrontano gli idrocarburi come una risorsa strategica non rinnovabile, che prepara alla sovranità del paese, bensì come una commodity [bene, ndt] da cui si ottengono benefici a cominciare dal rifornimento massiccio del mercato. La stessa determinazione che garantisce i benefici straordinari si osserva con l’imposta alle entrate lorde, che è del 3% per l’attività di estrazione di crudo e gas naturale. Questa è più bassa dell’aliquota per altre attività di impatto minore, contenute nella legge provinciale tributaria 2837, tali come: commercializzazione diretta di autoveicoli nuovi o usati, commercio di beni all’ingrosso, commercio al dettaglio negli ipermercati e nei supermercati con prevalenza di prodotti alimentari e bibite – che hanno un’aliquota del 3,5- durante il termine della concessione e della sua proroga.

In materia di fiscalità, YPF permetterà la continuazione dei lavori, le erogazioni e gli investimenti da realizzare all’interno della concessione, affinchè siano ispezionati e certificati dall’Autorità per l’Applicazione o da parte di altri organismi provinciali. Però, la Legge Accordo lascia aperta la possibilità di formare un gruppo di lavoro integrato da “le PARTI”, con la finalità di rendere più efficiente l’esercizio dell’Autorità per l’Applicazione. Con questa misura si porta a livello di controllo l’impresa che sta portando avanti il progetto. Si consideri che questo processo di fiscalizzazione non sarà obiettivo e imparziale per gli stessi interessi che l’impresa ha, oltre che suo dovere sarebbe quello di collaborare nella forma più ampia all’esercizio di fiscalizzazione e ispezione dell’autorità ma mai di esercitare questo ruolo.

Riprendendo il tema ambientale, l’accordo sancisce che iniziata la tappa del progetto pilota, si formerà una commissione partecipata da YPF e dalla Segreteria di Stato dell’Ambiente e Sviluppo Sostenibile della Provincia per “riesaminare l’esistenza o meno di altri possibili impatti ambientali relativi all’attività con idrocarburi”. Questa realizzerà controlli e rapporti ambientali regolari. Il precedente ci porta alla stessa osservazione fatta per il tema della fiscalizzazione, e suppone che l’impresa svolga un ruolo a parità di condizioni dell’ente che si occupa della politica ambientale provinciale; ruolo che, per proprio carattere di società anonima, non le corrisponde, e ancora meno perchè è parte interessata. Un progresso sarebbe quello di concedere l’intervento in queste commissioni alla società civile attraverso le proprie associazioni.

Infine, un’altro degli obblighi dell’impresa sarà il finanziamento di US$ 45 milioni dai programmi di Responsabilità Sociale Imprenditoriale (Responsabilidad Social Empresaria). Lungi dal pensare a un maneggio e a una decisione provinciale sull’uso delle risorse, queste saranno soggette a quanto concordato dai funzionari pubblici e la Fondazione YPF, rendendo vaghi e indeterminati una volta di più ruoli, responsabilità e funzioni.

La Giustizia da Parigi e la Chevron alla finestra
Per la soluzione di controversie, l’accordo dice che verrà regolato e sarà interpretato alla luce delle leggi argentine e per la negoziazione tra le parti per qualsiasi controversia relativa all’interpretazione, vigore e/o validità. Ma, in caso di non conciliazione, si ricorrerà la via inappellabile dell’arbitrato conforme al Regolamento dell’Arbitrato della Camera di Commercio Internazionale, la più grande e rappresentativa organizzazione imprenditoriale del mondo, situata a Parigi, Francia. Questo prospetta seri dubbi sula capacità di esercizio sovrano sul territorio e sugli attori che su esso si trovano e, ancor di più, sul carattere di imparzialità del menzionato ricorso all’ arbitrato.

In conclusione, nell’accordo si menziona l possibilità di cedere tutti i diritti e gli obblighi che fanno capo a YPF a qualsiasi altro cessionario. Quest’ultimo punto apre la possibilità che YPF ceda – totalmente o parzialmente – le proprie competenze alla nordamericana Chevron, detenendo i modelli normativi tanto permissivi e vantaggiosi come scritto in precedenza. Si consideri che si tratta di un accordo che viene stipulato in maniera rapida, senza informazione, partecipazione sociale né previa consultazione delle comunità mapuche di questi territori e che manca di un dibattito che superi la delimitazione di una nuova area in cui vengano utilizzate tecniche molto discusse di estrazione di idrocarburi in formazioni non convenzionali. D’altro canto, si consideri che la politica in materia energetica a livello nazionale e provinciale dovrebbe essere pianificata e sviluppata in un ambito di integralità giuridica senza allontanarsi dai progressi in tema di diritti umani, tanto individuali quanto collettivi.

Note:
(1) Legge 25.675 Política Ambiental Nacional, art. 4°.
(2) Bellorio, Dino, Cavalli Luis e Pigrettu Eduardo [2011] Ambiente, petrolio e gas. Buenos Aires: Lajouane.

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