In un articolo pubblicato sul Sole24Ore del 21 ottobre 2009 vengono forniti dettagli sulla localizzazione delle nuove centrali atomiche italiane, tra i quali figura la costa jonica lucana – ancora con Scanzano Jonico – quale sede provvisoria per “raccogliere anche le scorie dell’Ena del Centro Casaccia (Roma), di Saluggia (Vercelli) e di quanto resta della fabbricazioni nucleari di Bosco Marengo (Alessandria)“. Di fronte a quelle che potrebbero essere delle indiscrezioni giornalistiche credo sia necessario, comunque, un chiarimento da parte del presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo, chiamato, da un lato, a verificare l’attendibilità di tali fonti giornalistiche e, dall’altro, a spiegare gli ancora oscuri progetti governativi riguardanti il Centro della Trisaia di Rotondella (Matera), presso cui si ipotizzerebbe – appunto – di allocare provvisoriamente, e secondo altre indiscrezioni, le scorie di alcuni centri italiani, in attesa della realizzazione del deposito unico.
Proprio mentre riemergono nella cronaca quotidiana le cosiddette “navi dei veleni e dei rifiuti radioattivi” ritorna a farsi strada il ritorno all’atomo in una regione già purtroppo penalizzata e duramente provata dall’industria dei veleni. A proposito delle “navi dei veleni”, non si capiscono i motivi per i quali le ricerche non vengano condotte anche a Maratea (Potenza), ”Allo stato il Ministero dell’Ambiente sta lavorando a stretto contatto con la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro per quanto riguarda Cetraro, non siamo attivati in altre zone”. E’ questa la dichiarazione rilasciata all’agenzia Adnkronos dal vicecapo di Gabinetto del ministero dell’Ambiente, Bernadette Nicotra. Che poi conferma di apprendere “dagli organi di stampa che la nave Astrea è a Maratea ma non mi risulta un nostro coinvolgimento. Se dovesse essere richiesto lo faremo in seguito”. Non sarebbe il caso che assessorato all’Ambiente e presidenza della Regione chiedano spiegazioni anche su questo?
Intanto, l’invito è di partecipare alla manifestazione che si terrà sabato 24 ottobre prossimo ad Amantea (Cosenza) – al quale aderisce anche la OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) – per chiedere di fare piena luce sul passato dei veleni radioattivi affondati nei nostri mari assieme alle loro navi e forse seppelliti in quella che la malavita organizzata considera la “terra di nessuno”, appartenenti allo stesso disegno perverso che vuole asservire la Basilicata ed il Sud alle logiche del grande profitto privato e dell’inquinamento.



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enzo palazzo
02/11/2009 at 18:48