Trivelle in Adriatico, la Puglia dice ancora no

Il Consiglio regionale pugliese torna a ribadire il proprio no alle ricerche di idrocarburi nel proprio mare e nel Mediterraneo. Sulla stessa linea comitati ed associazioni impegnati nella difesa del territorio.

Il Consiglio regionale della Puglia, come riportato nella nota d’agenzia n.1818 del 10 giugno 2014, ha approvato un nuovo ordine del giorno che esprime netta contrarietà alle attività di ricerca ed estrazione nel mar Adriatico. L’intervento – proposto dal presidente del Consiglio regionale, Onofrio Introna, e firmato dai componenti dell’Ufficio di Presidenza – chiede “con urgenza al Governo nazionale, al presidente del Consiglio Matteo Renzi e in particolare al Ministro per lo Sviluppo Economico di sospendere qualsiasi decisione sulle ricerche petrolifere nei mari italiani, in assenza di una visione globale della politica energetica ed anche in vista della moratoria dello sfruttamento di giacimenti sottomarini nel Mediterraneo europeo, che tornerà tra le priorità all’esame del nuovo Parlamento Europeo”.

L’accelerazione del Consiglio regionale della Puglia, sul tema della ricerca di idrocarburi a mare, arriva a seguito dell’intensificarsi dei rischi connessi a queste attività per le coste pugliesi e le continue preoccupazioni di associazioni e cittadini. Nello specifico, la goccia che ha fatto traboccare il vaso – questa volta – è stata la richiesta di VIA, l’ennesima, depositata dalla società Global Petroleum LTD presso il ministero dell’Ambiente. “Si tratta di 4 ulteriori richieste di Valutazione di Impatto Ambientale – specifica una nota del Consiglio regionale – per altrettanti permessi di ricerca di idrocarburi, in un’area marina adriatica complessiva che si estende per quasi 3 mila chilometri quadrati (750 ciascuna), nel tratto di costa che interessa i Comuni di Giovinazzo, Bari, Mola di Bari, Polignano a Mare, Monopoli, Fasano, Ostuni, Brindisi, San Pietro Vernotico e Torchiarolo”.

E alla “inderogabile contrarietà a qualsiasi sfruttamento delle acque adriatiche, ioniche e del Mediterraneo europeo a scopo di ricerca, trivellazione e coltivazione di giacimenti di petrolio e gas sottomarini” – espressa dal presidente Onofrio Introna – si unisce Silvia Russo, portavoce del Comitato “No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili” che di fronte al nuovo assalto ai mari pugliese sostiene, in un comunicato stampa ufficiale, che “sta per finire il tempo delle indecisioni politiche: o con i territori, o con le compagnie petrolifere”. La Puglia, già da anni impegnata in una dura battaglia contro le trivellazioni, subisce dunque l’ennesimo attacco dall’ennesima compagnia interessata a sondare il mare per ricavarne lucro, e tutto questo avviene, in un momento in cui “non si è ancora esaurita l’eco del presidio che, lo scorso 4 giugno, ha visto il Comitato No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili a Potenza al fianco delle associazioni, dei comitati e dei movimenti lucani per contestare l’incontro tra il Presidente della Regione Basilicata Pittella e il Ministro allo Sviluppo Economico Guidi per rilanciare nuovi accordi sulle estrazioni petrolifere in Basilicata, che un’altra regione, in questo caso la Puglia, si ritrova sul fronte di guerra”.

E di un vero e proprio assalto si tratta, perché come documentato in esclusiva dal Altreconomia esattamente un anno fa, la corsa alle risorse di gas e greggio presenti nel mar Mediterraneo ha delineato una mappa del tesoro petrolifero, che rischia di mettere in ginocchio le economie locali.

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