Unmig rimodula le zone per la presentazione di nuove istanze offshore

L’Ufficio Nazionale Minerario per gli Idrocarburi e le Georisorse comunica di aver rimodulato le aree del nostro mare aperte a ricerca e coltivazione di gas e greggio.

Sul sito dell’Unmig è stata pubblicata la mappa indicante le zone marine ove è possibile presentazione di nuove istanze di ricerca e coltivazione petrolifera offshore nel Mediterraneo. In Italia solo alcune aree della piattaforma continentale – si legge nel comunicato dell’Ufficio Nazionale Minerario per gli Idrocarburi e le Georisorse – sono aperte alla ricerca di idrocarburi. Tali aree, denominate “zone marine” sono definite con leggi e con decreti ministeriali in funzione del potenziale interesse minerario.

Negli ultimi anni sono state introdotte, ai fini della salvaguardia delle coste e della tutela ambientale – riferisce sempre l’Unmig – ulteriori limitazioni alle aree dove possono essere svolte nuove attività di ricerca. Con Decreto Ministeriale 9 agosto 2013 sono state rimodulate le “zone marine” con la chiusura alle nuove attività delle aree tirreniche e di quelle entro 12 miglia da tutte le coste e le aree protette, con la contestuale individuazione di un’area marina nel mare delle Baleari, contigua ad aree di ricerca spagnole e francesi. Le aree complessivamente aperte alle attività risultano così ridotte – secondo l’Unmig – di oltre il 45% (da 255 a 139 mila chilometri quadrati), spostando le nuove attività verso aree lontane dalle coste.

Una norma definita in sede comunitaria che pone l’attenzione sulla necessità di cercare di limitare le opposizioni delle amministrazioni rivierasche ma che non riduce però i rischi che vengono riproposti a 12 miglia marine essendo la gran parte delle aree protette situate in prossimità della costa non tutelando le aree di interesse per la fauna acquatica ed i cetacei e quelle della Convenzione di Barcellona per la tutela dell’habitat marino dall’inquinamento rimasta solo sulla carta e con norme stringenti sul controllo dell’inquinamento inesistenti,

Tale rimodulazione è finalizzata alla valorizzazione e al potenziamento – continua la nota dell’Ufficio Nazionale Minerario per gli Idrocarburi e le Georisorse – del settore in zone di mare dove sussistono prospettive di grande interesse petrolifero, nel rispetto dei limiti ambientali previsti dalle vigenti norme (art.6, comma 17 del Decreto Legislativo 3 aprile 2006 n. 152) e dei massimi livelli di sicurezza previsti dalla Direttiva 2013/30/CE del Parlamento Europeo, sulla sicurezza delle operazioni in mare, di recente approvazione. Pertanto le aree marine, relativamente alle quali è possibile attualmente presentare nuove istanze di prospezione e di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi, sono quelle segnalate nella mappa sopra riportata.

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