Centro Olio di Viggiano, incidente di fine anno

Continuano gli incidenti presso il Centro Olio Eni di Viggiano, in provincia di Potenza.

Nella mattinata del 30 dicembre 2009, infatti, sono state numerose le segnalazioni di alcuni residenti che “lamentavano” forti emissioni di gas. Quello che viene denunciato è l’ennesimo attentato alla salute che si vuol far passare come effetto collaterale dell’estrazione e trattamento di idrocarburi in Basilicata ed in Val d’Agri, in assenza di dati ufficiali e monitoraggi di tutte le emissioni inquinanti (ivi compresi gli IPA, H2S, COV) e, soprattutto, di attuazione dei piani di emergenza all’interno ed all’esterno dell’impianto, ai sensi dei Decreti del Ministero dell’Ambiente 26 maggio 2009, n.138 e 24 luglio 2009, n.139.

Circa le avvenute emissioni di gas, alcuni dirigenti dell’Eni hanno parlato a mezzo stampa di un blocco di una turbina dell’impianto, con conseguente rilascio di non meglio definiti ‘gas ed altri liquidi’ in atmosfera. E’ chiaro che questa non può essere una risposta accettabile, ma bisognerebbe far conoscere nel dettaglio le circostanze tecniche che avrebbero causato il ‘blocco della turbina’, la tipologia e la quantità dei gas rilasciati in atmosfera ed il motivo per cui gli stessi non sarebbero stati convogliati nella fiaccola dei camini del Centro Oli. Nonostante si tratti di complessi processi chimico-fisici finalizzati al trattamento del greggio con idro-desolforazione del petrolio attraverso il ciclo denominato ‘Claus’ che produce ‘tail gasses’, ovvero gas carichi di H2S ed altri gas incombusti, si ritiene che Eni debba ai cittadini ed alle maestranze risposte chiare in proposito. Quegli stessi cittadini, insomma, che hanno riferito alla stampa di aver avvertito un forte odore di zolfo ed irritazione agli occhi ed alle mucose. Il Centro Oli di Viggiano rientra in quella categoria di impianti classificati ad alto rischio di incidente rilevante. Sappiamo che Eni all’interno del Centro Oli ha attivi sistemi di rilevazione dei gas immessi accidentalmente in atmosfera e proprie centraline di rilevazione. Da ciò si desume che sia anche in possesso degli eventuali dati relativi ai gas incombusti immessi accidentalmente in atmosfera, in attesa che l’Arpab fornisca i propri, o ci dica come sempre che è tutto apposto.

Non vorremmo che il silenzio della multinazionale petrolifera su quanto accaduto ancora una volta a Viggiano sia, invece, la prova della non applicazione dei piani di emergenza interni ed esterni all’impianto, obbligatori per legge. E dalla regione è sempre più silenzio.

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