Val d’Agri, per l’Eni la reiniezione non causerebbe sismicità

L’Eni, in Val d’Agri – dove estrae greggio dal più grande giacimento in terraferma d’Europa – vorrebbe reiniettare ad alta pressione le acque di strato in area sismica. Ma è vietato dalla normativa. Di seguito l’intervento del professor Franco Ortolani, ordinario di Geologia presso l’Università “Federico II” di Napoli.

“Miracolo” in Val d’Agri. Per l’Eni la reiniezione di fluidi ad alta pressione nel sottosuolo, attraverso le faglie sismogenetiche, non causerebbe sismicità indotta. Per smaltire i residui inquinanti della produzione di petrolio in Val d’Agri la soluzione più conveniente per Eni è lo smaltimento nel sottosuolo tramite pozzi profondi risultati sterili. Da anni è stato attivato il pozzo “Costa Molina 2” in sinistra Agri, incombente sul bacino artificiale del Pertusillo nel quale si accumulano ogni anno circa 160 milioni di metri cubi di acqua, 100 milioni per uso potabile e 60 milioni per uso irriguo. Inoltre, è stato progettato l’uso del pozzo “Monte Alpi 9 Or” in destra Agri, alla base del rilievo su cui è ubicato l’abitato di Grumento Nova. Tale progetto ha ottenuto l’approvazione delle Istituzioni competenti ed è stato bloccato dall’Amministrazione comunale di Grumento Nova per problemi di sicurezza ambientale.

Sullo studio di impatto ambientale “Pozzo Monte Alpi 9 Or Deep – Doc. SIME_SIA_0109, Eni S.p.A. Divisione E&P Distretto Meridionale” si legge: “In deroga al divieto di scarico diretto in acque sotterranee e nel sottosuolo (art. 104 comma 1 D. Lgs. 152/06), per i giacimenti a terra, l’attività di scarico in unità geologica profonda è sottoposta ad autorizzazione da parte della Regione, ferme restando le competenze del Ministero dello sviluppo economico in materia di ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, ai sensi del D.Lgs 152/06 e s.m.i. (art. 104 comma 3, come modificato dall’art. 7 comma 6 del D.Lgs. 16/03/2009, n. 30), purché le caratteristiche del corpo ricettore (formazione/unità geologica) garantiscano l’isolamento idraulico verso acquiferi superiori in modo tale che le acque scaricate siano segregate nell’unità geologica profonda scelta per l’attività di reiniezione.”

Secondo quanto dichiarato nello studio VIA citato i ministeri competenti hanno espresso parere secondo quanto previsto dal D.Lgs 152/06. Ma è solo questo il riferimento di legge da rispettare? Credo di no! A questo punto va richiamata l’attenzione sulla Delibera del 4 febbraio 1977 del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento “Criteri, metodologie e norme tecniche generali di cui all’art. 2, lettere b), d) ed e), della L. 10 maggio 1976, n. 319, recante norme per la tutela delle acque dall’inquinamento”. GU n. 48 del 21-2-1977 – Suppl. Ordinario, che individua i seguenti requisiti generali per lo scarico nel suolo limitatamente alla immissione in unità geologiche profonde: formazioni geologiche atte a ricevere gli effluenti, sicuramente isolate dalla superficie e dai serbatoi contenenti acqua dolce e/o altre risorse utili; che dette formazioni siano situate in zone tettonicamente e sismicamente favorevoli.

L’importanza di questi requisiti è richiamata anche da Eni Corporate University, Scuola Enrico Mattei, Master MEDEA 2002/03, che alle pagine 11 e 12 circa il Progetto “Water Management”, Inquadramento normativo italiano per la reiniezione nel sottosuolo richiama il panorama legislativo italiano che regolamenta lo smaltimento dei rifiuti liquidi attraverso la reiniezione nel sottosuolo: Legge Merli 319/76; Delibera del Ministero dei Lavori Pubblici per la tutela delle acque dall’inquinamento (4 Febbraio 1977); Decreti Legislativi n. 132 e 133 del 27 Gennaio 1992; Decreto Legislativo n. 152 dell’11 Maggio 1999.

Eni evidenzia che devono essere rispettate le seguenti condizioni (Delibera del Ministero dei Lavori Pubblici del 1977): la formazione geologica deve essere adatta a ricevere i rifiuti liquidi, deve cioè essere isolata dalla superficie e da altre falde sotterranee contenenti acqua dolce, avere determinate caratteristiche morfologiche atte ad imprigionare i fluidi, essere caratterizzata da compatibilità tra effluente e roccia serbatoio; deve essere ubicata in zone sismicamente stabili; deve essere presentato uno studio contenente tutte le ricerche e le analisi necessarie a garantire la sicurezza ambientale; gli impianti devono essere realizzati con le migliori tecniche disponibili; deve essere assicurato un monitoraggio continuo delle operazioni di iniezione e dei loro effetti. Si deve tenere presente che lo studio VIA che il proponente elabora al fine di ottenere le autorizzazioni ad eseguire un intervento deve dire la “verità geoambientale” circa l’area di intervento ricorrendo alle più avanzate conoscenze scientifiche e tecniche. Questo prescrive il D.Lgs 152/06. I proponenti che palesemente non rispettano il 152 si collocano fuori legge così come i rappresentanti delle Pubbliche Istituzioni che devono validare gli studi VIA e autorizzare gli interventi proposti.

Studio di Impatto Ambientale del progetto pozzo Monte Alpi 9 Or Dee (Reiniezione)
Nella premessa si legge che “Scopo del presente studio è la verifica della compatibilità ambientale dell’attività di scarico in unità geologica profonda delle acque derivanti dall’estrazione e separazione degli idrocarburi del centro Olio Val d’Agri (acqua di produzione) mediante il pozzo di reiniezione “Monte Alpi 9 Or Deep”. Il pozzo Monte Alpi 9, completato negli intervalli 3898-4065/4065-4183 metri costituiti essenzialmente da calcari della Piattaforma Apula interna, è stato perforato da gennaio a giugno del 2001 ed ha prodotto solo durante i test di produzione effettuati nel giugno 2001, dimostrando scarse capacità produttive. Pertanto il pozzo, nel rispetto dei requisiti di progetto e ambientali definiti nel presente documento, è stato individuato quale pozzo da utilizzare per lo scarico in unità geologica profonda delle acque derivanti dal processo di estrazione e dalla separazione degli idrocarburi dei giacimenti della Val d’Agri. La procedura di Valutazione di Impatto Ambientale del progetto è di competenza della Regione Basilicata, disciplinata dalla L.R: n. 47/98 e s.m.i. “Disciplina della valutazione di impatto ambientale e norme per la tutela dell’ambiente”. Nella redazione dello studio si farà riferimento anche alla normativa nazionale in materia di VIA disciplinata dal D.Lgs. n. 152/06 – Parte II, come modificato dal D.Lgs. n. 4 del 16/01/2008.”

Nello studio il proponente descrive “L’idoneità del serbatoio geologico alla reiniezione delle acque di produzione, in particolare in merito alla copertura ed al confinamento dello stesso, è stata verifica con le prove di iniettività e lo studio di giacimento, le cui conclusioni sono descritte nel capitolo 2.3.” ”La poca significatività degli impatti derivanti della azioni di progetto e l’adozione di sistemi per il controllo e il monitoraggio della sicurezza e per la prevenzione dei rischi, permette di prevedere che non ci siano rischi particolari per la salute pubblica.” Circa le problematiche sismiche si dice “In ordine alla sismicità dell’area, la D.G.R. 4 novembre 2003, n. 2000. “Prime disposizioni per l’attuazione della Ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20 marzo 2003 ha classificato i comuni di Viggiano e Grumento Nova in Zona 1. Di seguito sono riportate la carta della classificazione sismica e la mappa della pericolosità sismica della Regione Basilicata elaborata dall’Ingv nel 2004, come previsto dall’Ordinanza PCM del 20 marzo 2003 n. 3274, All.1″.

Praticamente le problematiche sismiche sono trattate come se dovesse essere realizzato un piccolo manufatto rurale. Niente viene detto circa la presenza di faglie sismogenetiche evidenziate da vari ricercatori; niente circa il fatto che l’area in esame è stata epicentro del sisma del 1857 di magnitudo circa 7 che causò oltre 10.000 vittime. Niente si dice circa la presenza nel sottosuolo di faglie, emergenti poco a sud ovest, la cui ubicazione è stata pubblicata e la cui proiezione nel sottosuolo interessa proprio le profondità alle quali avverrebbe la reiniezione. Niente si dice che tali faglie sono attive come evidenziato da varie pubblicazioni e che è stata riscontrata una relazione tra riempimento e svuotamento del lago Pertusillo e gli eventi in destra orografica mente in sinistra orografica è evidente la relazione tra reiniezione di fluidi nel pozzo Costa Molina 2 e fenomeni sismici lungo le faglie che delimitano ad est la val d’Agri.

Non sono dimenticanze casuali. Sono palesemente volute. Non è possibile per esperti redattori di uno studio di impatto ambientale non conoscere la bibliografia scientifica della val d’Agri. Quindi, sembra che ci sia stata l’intenzione di nascondere il problema. Diciamo che Eni ci ha “provato” e le è andata bene tanto è vero che i distratti responsabili istituzionali che dovevano validare lo studio hanno “bevuto” tranquillamente quanto detto da Eni che palesemente non corrisponde alla “verità geoambientale”. Sorprende, inoltre, che le Istituzioni competenti ignorino quanto sancito dalla Delibera del 4 febbraio 1977 del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento e consentano il pompaggio ad alta pressione di fluidi anche nel sottosuolo instabile tettonicamente e interessato da faglie sismogenetiche. Alla luce di quanto riportato sopra ne discende che Eni non ha rispettato la legge e i validatori pure. Che vuol dire tutto ciò?

Per fortuna l’opposizione del Comune di Grumento Nova ha bloccato la attivazione delle reiniezioni lungo le faglie sismogenetiche che non solo avrebbero contribuito ad incrementare la sismicità indotta ma avrebbero contribuito pericolosamente ad aumentare le possibilità di una attivazione della sismicità naturale dal momento che il sottosuolo della Val d’Agri è carico di “energia tettonica” almeno dal 1857. L’evoluzione della morfostruttura e la sismicità attuale naturale e indotta evidenziano la presenza di faglie attive in destra e sinistra orografica per cui il sottosuolo crostale si caratterizza come un prisma complessivamente sismogenetico. Un sottosuolo instabile tettonicamente naturalmente già troppo stuzzicato dalle attività antropiche delle ultime decine di anni, quali i riempimenti e svuotamenti del bacino del Pertusillo e le reiniezioni di fluidi inquinanti in sinistra Agri nel pozzo Costa Molina 2 ed eventuali altre perturbazioni causate da “stimolazioni” tese a favorire la produzione di idrocarburi. In questo quadro delicato devono essere riconsiderate la gestione del bacino del Pertusillo e le attività antropiche nel sottosuolo. Credo che l’Osservatorio Ambientale della Val d’Agri che è stato previsto nell’ambito del Protocollo di intenti tra Eni e Regione Basilicata quale misura di compensazione ambientale in relazione al progetto di sviluppo petrolifero nell’area della Val d’Agri, istituito con D.G.R. n. 272 del 1 marzo 2011, con sede a Marsico Nuovo, autoqualificandosi come una realtà ad elevato contenuto scientifico che opera per lo studio e lo sviluppo di sistemi e servizi finalizzati ad una migliore gestione e diffusione dell’informazione ambientale, con la raccolta, catalogazione e archiviazione delle informazioni, della promozione di iniziative dirette ad assicurare il diritto della cittadinanza ad una corretta e documentata informazione sulle problematiche ambientali del territorio e sulla salute, della diffusione dei risultati delle attività svolte, l’attivazione di studi e collaborazioni scientifiche, la sperimentazione di modelli e metodologie, la promozione di percorsi formativi finalizzati all’educazione ambientale, alla divulgazione della cultura ambientale e all’aggiornamento professionale degli operatori pubblici e privati del settore, avrebbe dovuto rendersi conto per tempo delle gravi problematiche insistenti sull’area.

Credo che un “riposizionamento scientifico-culturale” dell’Osservatorio Ambientale a servizio della sicurezza ambientale e dei cittadini sia quanto mai necessario! Credo sia necessaria una rivisitazione di tutti gli studi di impatto ambientale relativi agli interventi nel sottosuolo instabile tettonicamente e carico di energia tettonica; rivisitazione trasparente e competente per valutare gli impatti che sinergicamente possono essere indotti sul sottosuolo instabile tettonicamente dalle azioni contemporanee esercitate da tutti gli interventi realizzati e previsti. Oggi si deve sottolineare che il sottosuolo dell’area epicentrale del sisma del 1857 è sicuramente carico di energia tettonica, è praticamente un’arma già carica che può anche essere pronta a sparare per cui può essere sufficiente un minimo aumento di sforzo ad una delle faglie del prisma sismogenetico per fare avvenire l’esplosione. In altre parole un minimo aumento di sforzo, anche se provocato da attività umane nel sottosuolo, può equivalere alla “pressione sul grilletto” necessaria per attivare un eventuale sisma.

Condividi questo articolo

Commenta questo articolo

Your email address will not be published.