Le bugie hanno le gambe corte

La massima dirigenza del Parco nazionale Appenino Lucano Val d’Agri-Lagonegrese non faccia finta che l’area protetta non esiste. Dichiarare la compatibilità tra parco e petrolio è atto assurdo.

Durante una conferenza stampa indetta dal Commissario del Parco Nazionale della Val d’Agri-Lagonegrese, Domenico Totaro, sono state rilasciate alla stampa dichiarazioni non solo inesatte, ma addirittura tendenziose e miranti a legittimare una presunta compatibilità tra “parco e petrolio”. Un esempio emblematico delle inesattezze del Commissario provengono dal Comune di Satriano sullo screening del permesso di ricerca Eni denominato “Satriano”. Con propria delibera, il Consiglio Comunale satrianese ha rimarcato, tra l’altro, l’incompatibilità tra parco e petrolio, così come sancito dal Decreto del Presidente della Repubblica dell’8 dicembre 2007 e misure di salvaguardia, tra le quali vige – ai sensi dell’art.3, lettera “n” – il “divieto di ricerca ed estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi, nonché di attività petrolifere nell’area parco”.

Se le condizioni sono queste, è necessario che tutti i comuni interessati dal permesso di ricerca dell’Eni denominato “Anzi”, nella fattispecie Pignola, Anzi, Trivigno, Calvello, Abriola, Potenza – sulla scorta di quanto deliberato già in proposito dal Comune di Brindisi di Montagna – esprimano un “no” chiaro e tempestivo, al fine di bloccare l’assurdo ricorso al “silenzio-assenso”, rafforzando tale diniego con motivi ambientali, economici e di programmazione territoriali, non escludendo l’incompatibilità tra “parco e petrolio“ sancita dal DPR del Parco Nazionale.

Non è pensabile che i territori e le comunità – che abitano un “deserto brullo” – vengano considerate da ENI, con spregio, “comunità polvere” e che Eni continui a scrivere nelle sue relazioni, a corredo delle proprie richieste di ricerca ed estrazione petrolifera, frasi del tipo “un tempo coperta da boschi e foreste in seguito abbattuti per ricavare legname e terreni da coltivare, la Basilicata si presenta oggi arida e brulla. I territori naturali che conservano l’aspetto originario sono pochissimi e sono oggi tutelati all’interno di aree protette…” (Pag. 52 della Relazione) oppure, dichiarare che nell’area del permesso “non si riscontrano aree protette”. (Pag. 10 della Relazione).

Basta guardare le cartografie, leggere il Decreto del Presidente della Repubblica o, meglio ancora, visitare la Basilicata per riscontrare il contrario e confermare una ricchezza ambientale e territoriale di grande valore. Il Commissario Totaro, dunque, non giochi a favorire le compagnie petrolifere professando la presunta compatibilità tra “parco e petrolio” e la Regione non faccia finta che il parco non esista, designando da subito la propria terna di nomi per la presidenza del Parco Nazionale, al fine di superare questo grave stato di congelamento della gestione del parco che giova solo alle onnipresenti e potenti compagnie petrolifere.

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1 commento



  1. Massaro - 15 gennaio 2014 at 02:53

    Il commissario Totaro non si ribella al padrone schiavista ( la casta politica lucana) resta sempre il più opportunista politico .

    Un territorio violentato fallimento certificato !
    Filippo Massaro

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