Il gas e la partecipazione sotto terra

A Bordolano, in provincia di Cremona, Stogit vorrebbe realizzare un sito di stoccaggio per 1,2 miliardi di metri cubi di metano. Secondo i comitati locali, però, “nessun cittadino è mai stato preventivamente informato della complessità tecnica, degli effetti e delle conseguenze per gli abitanti del ‘Progetto Bordolano’ centrale e stoccaggio metano”

A Bordolano -un comune di appena 567 abitanti, in provincia di Cremona- alcuni cittadini stanno conducendo, da anni, una battaglia contro il progetto Stogit, finalizzato allo stoccaggio sotterraneo di 1 miliardo e 200 milioni di metri cubi di gas. L’impianto di Bordolano -come tutti quelli che stoccano gas- è classificato a “Rischio di incidente rilevante” secondo la Direttiva Seveso, nonché “strategico” per l’Ue -tanto da essere inserito in un elenco speciale delle infrastrutture europee- e per il Piano italiano degli stoccaggi da qui al 2015, sviluppato in seno alla Strategia energetica nazionale. Tutto e subito, con investimenti importanti. Il costo totale del Piano italiano degli stoccaggi sarebbe stimato -a vita intera- in 1.852 milioni di euro, di cui 566 milioni ipotizzati per il solo progetto di Bordolano, dove i lavori vanno avanti insistentemente.

Gli impianti di Bordolano fanno parte di una concessione rilasciata ad Eni nel 2001 e ricadente nell’ambito della concessione di coltivazione “Cignone” (sempre dell’Eni), nella quale dal 1984 al 2000 sono stati estratti poco più di 1 miliardo e 200 milioni di metri cubi di gas. Nel 2003 la concessione di stoccaggio passa a Stogit, che nel 2007 chiede l’approvazione di un nuovo programma di lavori. Nel 2009 ottiene le autorizzazioni ministeriali. Favorevoli al progetto Provincia di Cremona, Comune di Bordolano e Regione Lombardia, che rilascia -nel 2011- l’intesa definitiva. Oggi da Bordolano -un territorio soggetto a vincolo per i prossimi 40 anni ed oltre- arriva ad Altreconomia una nuova segnalazione da parte del Coordinamento dei comitati ambientalisti della Lombardia, lo stesso che è già protagonista di un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica -contro i ministeri dell’Ambiente, dello Sviluppo economico, dei Beni Culturali e la Regione Lombardia- per la richiesta di annullamento del Decreto 28 dicembre 2011 recante l’approvazione della variazione del programma di lavori della concessione “Bordolano stoccaggio”, perché ritenuto illegittimo.

Oltre ai lavori di perforazione dei nuovi pozzi (7 in totale) e di realizzazione di una centrale di compressione a poche centinaia di metri da un’azienda agrituristica, Ezio Corradi -rappresentante del Coordinamento- contesta e denuncia i ritardi e “la mancata applicazione dei Piani di emergenza esterna delle opere. Operazione necessaria e fondamentale per la sicurezza, considerando che il Cluster B, in funzione dal luglio 2010, è stato oggetto di prove di funzionamento il 30 maggio 2013 ed il 3 giugno 2013, e che la perforazione dei nuovi pozzi è avvenuta senza alcuna tutela ed informazione al pubblico. Così come i lavori al Cluster A e i permessi per la costruzione della centrale di compressione rilasciati dal Comune sono stati concessi senza alcuna ‘misura’ per l’emergenza esterna”. In effetti, la stesura ed i tempi di vigenza del Piano di emergenza esterna sono argomenti spinosi, tanto che lo stesso Coordinamento in data 11 maggio 2013 inviò, alla Prefettura di Cremona, le proprie osservazioni alla “Bozza del Piano di emergenza esterno del Cluster B di Bordolano”, sottolineando -tra le altre cose- come “nessun cittadino è mai stato preventivamente informato della complessità tecnica, degli effetti e delle conseguenze per gli abitanti del ‘Progetto Bordolano’ centrale e stoccaggio metano, così come è invece richiesto dalla Convenzione europea di Aarhus del 1998, quando si tratta di informazione, partecipazione e consultazione dei cittadini su progetti di impianti energetici sul loro territorio”.

Una mancanza di coinvolgimento e partecipazione, alla quale la Prefettura -con una nota del 28 giugno 2013- risponde che “circa la rinnovata richiesta di partecipazione alle attività pianificatorie di competenza di questa Prefettura (si ribadisce che, ndr) le disposizioni di legge non prevedono tale ipotesi”. “In ultimo anche al fine di attribuire un’idonea qualificazione giuridica alle sempre più numerose richieste di notizie ed informazioni avanzate, chiedo di voler produrre idonea documentazione atta a riconoscere l’effettiva rappresentatività del ruolo svolto rispetto alle associazioni ambientaliste del territorio”. Come dire, si qualifichi.

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