Le note strategie di Passera

Entro la fine del 2012, salvo complicazioni, il governo Monti dovrebbe varare il nuovo Piano Energia nazionale. Una serie di misure per il settore energetico italiano -definite “urgenti”- fortemente volute dal ministro allo Sviluppo economico, Corrado Passera, ed orgogliosamente sponsorizzate dalla lobby petrolifera, compagnie nostrane e straniere su tutti.

Perché il Piano Energia strizza gli occhi proprio ai petrolieri, come dimostra un comunicato stampa di Assomineraria -l’Associazione mineraria italiana per l’industria mineraria e petrolifera- dell’aprile 2012. Un disegno di legge ben preciso che -al fine di garantire l’innalzamento della produzione petrolifera nazionale fino al 20% del fabbisogno nazionale, l’aumento del Prodotto interno lordo di mezzo punto e la riduzione di 6 miliardi della bolletta energetica- necessita, oltre che del lasciapassare da parte del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) che ne finanzierà lo sviluppo, anche della realizzazione di imponenti opere infrastrutturali: rigassificatori (da Livorno e Porto Empedocle, da Falconara a Gioia Tauro), gasdotti nazionali ed internazionali (Galsi, TAP, South Stream e IGI-Poseidon), centrali e megastoccaggi.

Fino ad arrivare a nuove trivellazioni alla ricerca di greggio, gas e gas non convenzionale (shale gas). Per farlo serve una normativa sulle autorizzazioni più snella e la possibile abolizione di ogni vincolo e limite per la prospezione, la ricerca e coltivazione di idrocarburi nel sottofondo marino. Perché le attuali norme di tutela dell’ambiente -tra cui quelle che fissano a 12 miglia dalle coste il limite entro il quale non è possibile effettuare trivellazioni in mare- rappresentano un vincolo troppo rigoroso. Altreconomia, in un articolo dal titolo “Il greggio italiano è un’illusione” dell’aprile scorso aveva già anticipato questi temi, così come nel libro “Trivelle d’Italia”.

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