Il pozzo che mette a rischio le sorgenti

Va avanti l’iter autorizzativo del pozzo Eni “Pergola 1”, inserito nella variazione del programma di sviluppo della Concessione di coltivazione “Val d’Agri”, che raddoppierà le estrazioni in territorio lucano mettendo a rischio le sorgenti di Basilicata e Campania.

La querelle politico-amministrativa intorno ai nuovi pozzi petroliferi dell’Eni in Basilicata – propedeutici al raddoppio delle estrazioni in Val d’Agri – va avanti senza sosta. Infatti, il “Cane a sei zampe” torna alla carica con il pozzo “Pergola 1”, ricadente nel territorio comunale di Marsico Nuovo, per il quale si richiede la compatibilità ambientale ai sensi della Legge regionale n.47/1998.

Il pozzo “Pergola 1” – come ricorda in una nota la Ola (Organizzazione lucana ambientalista) – fu delocalizzato, su opposizione della stessa associazione, per le grandi problematicità e per gli impatti ambientali delle attività minerarie che andrebbero ad interferire notevolmente con il territorio del Parco nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, il cui Ente di gestione “appare incapace di opporsi allo stravolgimento dell’area protetta le cui finalità sono state completamente mortificate dai fortissimi interessi petroliferi in gioco”.

La multinazionale di San Donato Milanese – dal canto suo – sta tentando di accelerare su questa nuova infrastruttura per delineare definitivamente i confini del raddoppio di produzione, estraendo direttamente dal sottosuolo del territorio di Marsico Nuovo quasi 40 mila barili di greggio, nonché imprecisate quantità di gas. Ad essere minacciate saranno aree agricole di pregio e corsi d’acqua – in zone tra l’altro classificate al alto rischio idrogeologico e sismico – agendo sulle sorgenti che costituiscono lo spartiacque strategico del bacino interregionale del Sele e dell’Agri, che interessa non solo la regione Basilicata, ma anche il confinante Vallo di Diano, in Campania, in cui i comitati locali seguono da vicino la vicenda non solo per il progetto “Pergola 1”, ma anche per il rischio trivellazioni della Shell, intenzionata ad andare avanti nell’iter del permesso di ricerca “Monte Cavallo”, sui Monti della Maddalena.

Oltre alla realizzazione del pozzo “Pergola 1”, che sorgerebbe in località Masseria Votta, è previsto lo sbancamento di un’area situata sul confine del Parco nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, al fine di poter realizzare la relativa, nonché strade di accesso ed opere infrastrutturali e la costruzione di oltre 8 chilometri di oleodotti, con la realizzazione di tre condotte per il trasporto del petrolio estratto, per uno sviluppo di tubazioni pari a 24 chilometri. Le tre condotte servono da raccordo con l’area di sviluppo “Cerro Falcone/Volturino” – inserita nella variazione del programma di sviluppo della Concessone di Coltivazione “Val d’Agri” (decreto ministeriale 23 gennaio 2012, ndr) – e con i 3 pozzi “Cerro Falcone 6”, “Cerro Falcone 9” e “Agri 1” già esistenti nel territorio di Marsico Nuovo, una delle nuove capitali del petrolio lucano.

La realizzazione degli oleodotti di collegamento con il Centro olio di Viggiano apre e solletica gli interessi locali, considerando che si è da poco aperta la partita per gli espropri per “pubblica utilità”. L’area da espropriare sarebbe di quasi 200 mila metri quadrati. Intanto, associazioni e comitati locali si preparano per lavorare alle proprie osservazioni al progetto, da presentare entro il 10 febbraio 2014.

Condividi questo articolo

Commenta questo articolo

Your email address will not be published.