Dall’Ue 6 miliardi per le infrastrutture energetiche

Trentuno progetti per reti gas ed elettriche sono considerati “strategici” dall’Unione, che il 14 ottobre ha pubblicato l’elenco degli interventi ammessi al finanziamento previsto nell’ambito dei Progetti d’interesse comune. Dovranno essere realizzati entro il 2020. La Commissione non considera “prioritari” molti interventi di stoccaggio gas, tra cui quelli in Pianura Padana. Restano, invece, la Trans Adriatic Pipeline e la Rete adriatica.

Trentuno infrastrutture energetiche progettate in Italia sono priorità per l’Unione europea, che destinerà alla loro realizzazione entro il 2020 finanziamenti per quasi 6 miliardi di euro. Erano 56, però, gli interventi presentati: la selezione – per un totale di 248 interventi considerati strategici – è stata effettuata dalla Commissione europea, nell’ambito del pacchetto energia a valenza strategica per gli Stati del continente, in linea con il programma attuativo dei PIC (Progetti d’interesse comune) di cui abbiamo già scritto ad ottobre 2012.

Tra le opere di interconnessione elettrica e gassifera – interna ed esterna al nostro Paese – che mancano all’appello ci sono i progetti di stoccaggio di gas sotterraneo della Pianura Padana, per i quali diverse associazioni e comitati della Lombardia e dell’Emilia Romagna avevano inviato le proprie osservazioni di contrarietà. Esclusi, quindi, i progetti di “Bagnolo Mella”, in provincia di Brescia (Edison Stoccaggio, GDF Suez Energia Italia, Retragas e Storengy S.A), di “San Potito e Cotignola”, in provincia di Ravenna (Edison Stoccaggio), di “Grottole e Ferrandina”, in provincia di Matera (Geogastock spa), di “Cornegliano”, in provincia di Lodi (Ital Gas Storage) e di “Bordolano”, in provincia di Cremona (Stogit spa). Restano invece in piedi i gasdotti TAP (Trans Adriatic Pipeline) – una mega conduttura da 800 chilometri che trasporterà gas azero dal mar Caspio, attraversando Grecia, Albania e Mar Adriatico fino all’Italia meridionale, in Puglia -, ITGI – che dovrebbe aprire il cosiddetto “Corridoio Sud” collegando le aree del Mar Caspio e del Medio Oriente all’Italia e all’Europa, attraverso la Turchia e la Grecia – e infine il Rete adriatica, 687 chilometri da Brindisi e Minerbio, in provincia di Bologna.

Su quest’ultimo progetto, proprio in questi giorni, i Comitati cittadini per l’ambiente di Sulmona, in provincia de L’Aquila – che dal 2008 si oppongono al progetto di Snam – hanno inviato una lettera al Capo dipartimento della Protezione Civile, Franco Gabrielli, informandolo sugli “sviluppi riguardanti la centrale di compressione che la Snam intende ubicare a Sulmona”. In particolare, i comitati chiedono al Capo della Protezione Civile di “far conoscere la sua opinione in merito all’impugnazione della Legge della Regione Abruzzo, che prescrive studi sismici di dettaglio prima della collocazione sul territorio di centrali di compressione a gas. Si chiede se tale impugnazione da parte del governo, con l’avallo della giunta regionale, non sia irragionevole e in aperta contraddizione con la cultura della prevenzione che dovrebbe guidare le decisioni dei poteri pubblici, soprattutto alla luce dei tragici eventi che hanno colpito l’Aquila nel 2009. “Come possono essere subordinati agli interessi economici ed al profitto diritti fondamentali, quali quello alla sicurezza e alla salute, che sono considerati prioritari dalla nostra Costituzione? Come si può conciliare l’anacronistica posizione assunta dal Governo con le finalità che sono proprie della Protezione Civile?”.

Tra il 2014 e il 2020 verranno mobilitati 5,85 miliardi di euro – “risorse” della Commissione europea e della Banca europea degli investimenti – “quasi esclusivamente attraverso la Europe 2020 project bond initiative, quindi per migliorare il rating dei bond emessi dai costruttori – spiega Elena Gerebizza di Re:Common -: l’intento è quello di rendere gli investimenti appetibili per investitori privati, a fronte di una garanzia pubblica“. I titolari dei 31 progetti italiani -che coinvolgono gran parte delle regioni italiane dalla Lombardia al Piemonte, dal Veneto al Friuli Venezia Giulia, dall’Emilia Romagna alla Toscana fino alle Marche, Abruzzo e Puglia comprese Sicilia e Sardegna- sono tenuti ora a presentare la loro domanda di finanziamento, correlata di studi di fattibilità e garanzie tecniche.

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