Una pietra tombale sul giacimento Cavone

A distanza di 3 mesi dalla costituzione del “Laboratorio di monitoraggio Cavone”, il progetto finalizzato allo sviluppo delle attività di monitoraggio e ricerca nella concessione di coltivazione di idrocarburi “Mirandola”, è arrivato il rapporto finale, tanto atteso. Quello che avrebbe dovuto sancire, o meno, la correlazione tra le attività petrolifere in Emilia Romagna ed i disastrosi terremoti emiliani del 20 e 29 maggio 2012. Gli esperti non hanno riscontrato alcuna correlazione. Ma permangono dei dubbi.

Il “Laboratorio di monitoraggio Cavone” è nato nel mese di aprile 2014 dall’accordo di collaborazione tra ministero dello Sviluppo economico, Regione Emilia Romagna e Padana Energia spa, la società titolare della concessione di coltivazione di coltivazione “Mirandola”. Sullo sfondo il patrocinio di Assomineraria, l’Associazione italiana per l’industria mineraria e petrolifera, parte integrante di Confindustria. Tutto ha inizio l’11 dicembre 2012 con la costituzione ufficiale della Commissione tecnico-scientifica per la valutazione delle possibili relazioni tra attività di esplorazione per gli idrocarburi e sisma emiliano. La cosiddetta Commissione Ichese. La quale si insedia agli inizi del 2013 e comincia a lavorare. Ma sulla faccenda cala il silenzio. Di un anno e mezzo. Siamo ad aprile del 2014, esattamente l’11, e la rivista americana Science svela i risultati dello studio condotto dalla Commissione Ichese. Gli scienziati parlano di “variazioni di pressione […] derivanti sia dalla rimozione del greggio e l’iniezione di fluidi per migliorare il flusso di petrolio” ed escludono che queste operazioni possano aver rappresentato l’unica causa, perché “non sufficienti”, ma al tempo stesso ipotizzano che i ”cambiamenti indotti nella crosta” dal sisma del 20 maggio 2012, anche se estremamente piccoli, avrebbero potuto innescare “l’evento del 29 maggio alterando ulteriormente lo stress della crosta terrestre”. La Commissione Ichese avrebbe raggiunto questa conclusione osservando la correlazione tra l’aumento del flusso di petrolio in uscita dal “campo Cavone” (concessione di coltivazione Mirandola) iniziato nell’aprile del 2011 e l’aumento della sismicità della zona prima del 20 maggio 2012. Scatta così l’allarme, come le accuse contro gli enti preposti al rispetto della trasparenza ed alla divulgazione del rapporto Ichese che, invece, viene tenuto secretato.

A seguito delle indiscrezioni rilevate dalla rivista americana Science, e dell’opinione pubblica, il ministero dello Sviluppo economico e la Regione Emilia Romagna pubblicano il rapporto Ichese integrale ed in inglese. Con le sole conclusioni in italiano, aprendo di fatto le operazioni del “Laboratorio di monitoraggio Cavone”, composto da una nuova commissione di esperti impiegati per verificare, controllare, validare e cercare di interpretare i suggerimenti della Commissione Ichese. Nel bel mezzo, una finta legge regionale per bloccare le attività estrattive su tutto il territorio emiliano. L’annuncio di questi giorni – con la pubblicazione di un documento datato 23 luglio e firmato da ministero dello Sviluppo economico, Regione Emilia Romagna, Padana Energia spa ed Assomineraria – che vorrebbe mettere la parola fine sulla vicenda, arrivando alla conclusione che le attività effettuate dalle compagnie petrolifere all’interno della concessione di coltivazione di idrocarburi “Mirandola” non hanno causato i terremoti del 2012 né indotti né innescati, chiude le operazioni di controllo e potrebbe avviare nuovamente le attività estrattive nel giacimento Cavone.

Ma i dubbi, anche di diversi esperti permangono. Franco Ortolani, ordinario di Geologia presso l’Università “Federico II” di Napoli, scrive che “gli apparentemente ingenui membri della Ichese avevano prospettato una corresponsabilità che doveva essere verificata. Apparentemente ingenui perché era evidente che non avevano voluto discolpare le attività petrolifere ancora a caldo. La commissione Terlizzese […] ha elaborato una dotta e documentata relazione, troppo perfetta rispetto alla Ichese che, oggi, sembra redatta da principianti allo sbaraglio, che scagiona del tutto le attività petrolifere sulla base di virtuali ragionamenti e calcoli che dovrebbero essere applicati ad un sottosuolo che è un semisconosciuto […] dove sono state attuate perturbazioni invasive con le attività petrolifere varie (e cosa sia stato fatto veramente lo sanno solo le compagnie) dal punto di vista delle caratteristiche fisiche, vale a dire struttura tridimensionale, geometria dei corpi a diversa litologia e permeabilità, variazione spaziale delle caratteristiche geomeccaniche, deve essere perfettamente ricostruito per migliaia di metri di spessore e per tutta l’area epicentrale dei due eventi sismici. Se si applicano ‘calcolazioni’ sofisticate si deve conoscere perfettamente il corpo fisico nel quale si applicano per ottenere dei risultati attendibili. Altrimenti sono risultati virtuali”.

Condividi questo articolo

Commenta questo articolo

Your email address will not be published.