Reflui petroliferi della Val d’Agri smaltiti in Val Basento. È allarme radioattività

Ancora paura in Val Basento in merito alle operazioni di smaltimento dei rifiuti petroliferi prodotti in Val d’Agri dall’Eni e portati a smaltimento finale presso l’impianto Tecnoparco. Il sindaco di Pisticci, Vito Di Trani, si dice preoccupato “per la salute dei cittadini e della situazione ambientale”, confermando che “i rilievi radiometrici effettuati dall’Arpab e le analisi di campioni di acqua di deiezione provenienti dal COV di Viggiano hanno rilevato una concentrazione alfa totale pari a nove volte superiori.” Una vicenda che merita approfondimenti.

“Concentrazioni di radionuclidi nove volte superiore alla quantità presente nell’acqua potabile”, rispetto il limite fissato dall’Unione europea. Stesso discorso “sia pure in misura minore, anche delle concentrazioni gamma”. Sono queste le risultanze dei rilievi effettuati dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente presso l’impianto di deputazione di Tecnoparco in data 8 ottobre 2014. A renderlo noto è l’amministrazione comunale di Pisticci, a seguito di un incontro tenutosi negli uffici della Regione Basilicata a Potenza, giovedì 13 novembre 2014.

I campioni, oggetto dell’analisi, sono stati prelevati dalle autobotti provenienti dal Centro Olio Val d’Agri (COVA) Eni di Viggiano, “al fine di effettuare uno screening radiometrico come previsto dal cronoprogramma sottoscritto precedentemente tra Regione, Comune di Pisticci, Tecnoparco, Arpab e Sindacati”, nonché – come è possibile leggere nella relazione ufficiale dell’Arpa regionale, datata 27 ottobre 2014 – “verificare lo stato radiologico dei luoghi e dei reflui provenienti dal COVA di Viggiano, tenendo conto che da fonti bibliografiche risulta che i rifiuti (acque di produzione, fanghi e tubini delle condutture) prodotti da attività estrattive (pozzi petroliferi o estrazione gas naturale) possono contenere significative concentrazioni di radionuclidi naturali, come effetto delle estrazioni dal sottosuolo anche attraverso il veicolamento delle acque dagli strati profondi.” Inoltre, come precisa la stessa Arpa regionale, “per i campioni liquidi della tipologia in esame (acqua di deiezione) non si dispone dei corrispondenti livelli di riferimento. In tali campioni, tuttavia, sono state riscontrate concentrazioni di radioattività, soprattutto di “alfa totale”, solitamente non rilevate nelle matrici analizzate da questo Ufficio (essenzialmente matrici ambientali e acqua potabile)”. Pertanto, il riferimento ai limiti imposti dalla direttiva UE per le acque potabile è a titolo meramente esemplificativo”. Serviranno, quindi, campionamenti e analisi periodiche delle matrici più rappresentative, quali acque di scarico, acque di falda e acque superficiali, a valle e a monte dell’impianto. Così come servirebbe chiarezza sulle tempistiche inerenti gli incartamenti ufficiali: i rilievi radiometrici vengono effettuati l’8 ottobre, la relazione dell’Arpa è datata 27 ottobre, la trasmissione degli atti al Comune avviene il 6 novembre. Perché la notizia emerge sono oggi?

“Esprimo la mia forte preoccupazione – sottolinea il primo cittadino di Pisticci, Vito Di Trani – per la salute dei cittadini e della situazione ambientale”. “La Regione Basilicata – incalza il sindaco Di Trani – adotti ogni possibile soluzione in ossequio al dovere che tutti noi abbiamo di difendere la salute dei nostri cittadini anticipando che in caso contrario adotteremo dei provvedimenti in maniera autonoma.” In attesa di saperne di più si paventa il blocco del conferimento dei reflui petroliferi in Val Basento. Si ricorda che presso lo stabilimento Tecnoparco di Pisticci scalo vengono depurate le acque di lavorazione delle estrazioni petrolifere (circa 1000 metri cubi al giorno, ndr), in un contesto che vede l’impianto sprovvisto degli strumenti tecnologici necessari al trattamento delle citate sostanze, come si evince anche dall’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).

Una vicenda complessa che, secondo l’amministrazione comunale di Pisticci, andrebbe discussa al tavolo sulle problematiche legate allo smaltimento dei reflui del petrolio, per la sicurezza dell’ambiente e delle comunità. Le alte concentrazioni di radionuclidi alfa e beta, riscontrate nelle acque – pertanto immessi nella catena alimentare e ingeriti dagli animali – potrebbero determinare alterazioni del DNA cellulare provocando svariate patologie, comprese le neoplasie.

In merito è intervenuta anche La Ola (Organizzazione lucana ambientalista), che chiede al presidente della Giunta regionale, Marcello Pittella, immediati chiarimenti e “conoscere l’origine di tale radioattività e se siano state attivate, d’intesa con Unmig ed Ispra radio controlli, circa l’eventuale utilizzo da parte delle compagnie minerarie nei pozzi in Val d’Agri di sostanze radioattive, sia durante la perforazione, sia nelle diverse fasi di lavorazione e trattamento degli idrocarburi e quali misure intenda lo stesso Ente intraprendere per scongiurare pericoli di contaminazione per le persone e l’ambiente”.

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