cavone-2jpg

Terremoto in Emilia. Potrebbero essere state le estrazioni petrolifere

La rivelazione è riportata in un articolo, a firma di Edwin Cartlidge, in uscita oggi sulla rivista americana Science dopo aver letto in anteprima assoluta la relazione finale della Commissione tecnico-scientifica Ichese, istituita nel 2013 per valutare le possibili relazioni tra attività di esplorazione per gli idrocarburi e aumento di attività sismica nel territorio della regione Emilia Romagna. Stamattina ne scrive anche il Corriere della Sera.

Il terremoto che ha sconvolto l’Emilia Romagna nei mesi di maggio e giugno del 2012, provocando 27 morti ed oltre 40 mila sfollati, potrebbe essere stato causato dalle attività estrattive. A rivelarlo è la rivista americana Science (vol.344/n.6180/p.141), in un articolo a firma di Edwin Cartlidge. Le possibili correlazioni tra sisma e trivelle sono state messe nero su bianco dalla tanto discussa “Commissione tecnico-scientifica per la valutazione delle possibili relazioni tra attività di esplorazione per gli idrocarburi e aumento di attività sismica nel territorio della regione Emilia Romagna” (Commissione Internazionale Ichese) – istituita dalla Regione Emilia Romagna ed insediatasi il 2 maggio 2013 – in una relazione inedita che, almeno un mese fa,  potrebbe essere stata presentata al massimo Ente regionale, alla direzione del ministero dello Sviluppo economico ed ai vertici della Protezione civile, ma che i politici sia a livello regionale sia a livello nazionale – nervosi per i riflessi della notizia sull’opinione pubblica, ne avrebbero ritardando la divulgazione. Forse per l’avvicinarsi della tornata elettorale di maggio. Questo perché – anche se formulate con cautela – le conclusioni del gruppo di esperti potrebbe spingere altre regioni italiane a rivedere le autorizzazioni già rilasciate per permessi e concessioni di coltivazione di idrocarburi o quelle in itinere, colpendo la produzione di gas e greggio nazionale. La stessa Regione Emilia Romagna era in attesa del giudizio finale della Commissione Internazionale Ichese per rilanciare o meno le attività di ricerca e produzione di idrocarburi sul proprio territorio. In un rapporto – ancora segreto – potrebbero essere contenuti gli incubi di tutti gli attivisti, associazioni, cittadini e comitati che da anni denunciano che a provocare il sisma è stato l’uomo.

Sotto stretta osservazione gli eventi sismici di magnitudo 5.9 del 20 maggio 2012 e di magnitudo 5.8 del 29 maggio 2012. Il rapporto (“datato febbraio 2014”) da una parte smentisce come possibile causa del sisma il progetto di stoccaggio sotterraneo di gas in acquifero “Rivara” – in quanto le perforazioni dei relativi pozzi di stoccaggio non erano state ancora avviate – ma, dall’altra, tira in ballo “il giacimento di petrolio Cavone , di proprietà e gestito da Gas Plus”. Gli scienziati parlano di “variazioni di pressione […] derivanti sia dalla rimozione del greggio e l’iniezione di fluidi per migliorare il flusso di petrolio” ed escludono che queste operazioni possano aver rappresentato l’unica causa, perché “non sufficienti”, ma al tempo stesso ipotizzano che i ”cambiamenti indotti nella crosta” dal sisma del 20 maggio 2012, anche se estremamente piccoli, avrebbero potuto innescare “l’evento del 29 maggio alterando ulteriormente lo stress della crosta terrestre”. La Commissione Ichese avrebbe raggiunto questa conclusione osservando la correlazione tra l’aumento del flusso di petrolio in uscita dal “campo Cavone” (concessione di coltivazione Mirandola) iniziato nell’aprile del 2011 e l’aumento della sismicità della zona prima del 20 maggio 2012.

Edwin Cartlidge scrive che Peter Styles, presidente della Commissione Internazionale Ichese, “non ha risposto alle domande circa il rapporto”. Lo stesso è valso per un portavoce della Gas Plus, perché “la società non può commentare i risultati”. C’è silenzio, preoccupazione, cautela e diverse valutazioni sui risultati della relazione incriminata. Mentre un geologo italiano – che ha deciso di rimanere anonimo – esclude ogni correlazione tra la produzione di greggio della concessione Mirandola ed il terremoto emiliano per “la distanza significativa tra giacimento di petrolio ed epicentro” e la modesta produzione, Geoffrey Abers della Columbia University – si legge sempre su Science – avverte che un collegamento non sarebbe da escludere, richiamando il sisma avvenuto a Denver nel 1967, attribuito all’iniezione di sostanze chimiche nel sottosuolo avvenute un anno prima il sisma ed a 10 chilometri di distanza dall’epicentro del terremoto. Così come 3 terremoti avvenuti in Oklahoma nel 2011. In questo caso ad essere pompate nel sottosuolo furono le acque reflue.

Da “Gas e greggio, le trivelle in Emilia-Romagna” / Altreconomia, 2012
A giugno del 2012 sul mensile Altreconomia – commentando l’apertura di un’inchiesta da parte della Procura di Modena per “possibili trivellazioni abusive” nell’area sconvolta dal sisma – richiedemmo delle verifiche proprio sul Centro olio di Novi di Modena e sui pozzi produttivi dell’area, perché “nel piano di emergenza esterno di quest’impianto è chiarito che l’area che lo ospita è a bassa sismicità, ma soggetta ad amplificazione sismica e a potenziale liquefazione del terreno. Fenomeno verificatosi nelle aree colpite dal sisma”. L’Emilia Romagna è la regione più trivellata d’Italia. Una terra martoriata che – dal 1895 ad oggi – ha subito la perforazione di 1.697 pozzi. Nello stesso articolo, riportammo uno studio illuminante del prof. Franco Ortolani, ordinario di Geologia presso l’Università “Federico II” di Napoli, e della sua equipe, nel quale si afferma che “l’iniezione di fluidi in pressione nel sottosuolo, come testimonia una ricca bibliografia scientifica internazionale, può innescare un’attività sismica di non elevata magnitudo. Non si intende mettere in relazione le iniezioni di fluidi nel sottosuolo o comunque l’estrazione di idrocarburi con l’attività sismica di elevata magnitudo di chiara origine tettonica. Crediamo che debba essere adeguatamente approfondito l’argomento, almeno, laddove sono in corso attività estrattive e di probabile reiniezione di fluidi per favorire l’emungimento del petrolio, come nella Val d’Agri in Basilicata, in aree caratterizzate da faglie sismo-genetiche in grado di originare eventi di elevata magnitudo come accaduto nel 1857” […] “In Emilia-Romagna pozzi di reiniezione ce ne sono. Uno è sicuramente quello denominato “Cavone 14”, ubicato nella concessione di coltivazione “Mirandola”. A Mirandola e dintorni -da 8 pozzi produttivi- si estraggono, rispettivamente, 200 mila barili di greggio all’anno e oltre 800 mila metri cubi di gas, sui 200 milioni di metri cubi dell’intero territorio regionale“.

In attesa che il ministero dello Sviluppo economico e la Regione Emilia Romagna rendano nota la relazione finale della Commissione Internazionale Ichese, trova una spiegazione la decisione della Regione Lombardia di fermare gli stoccaggi in sovrappressione richiamando “gli eventi sismici che hanno colpito l’Emilia Romagna nel mese di maggio 2012, con effetti anche sulle regioni limitrofe, in aree con presenza di impianti di stoccaggio e la Commissione Internazionale Tecnico-Scientifica nominata dalla Protezione Civile per la valutazione delle possibili relazioni tra attività di perforazione per gli idrocarburi e aumento dell’attività sismica” e sottolinea che “tra le potenziali problematiche di sicurezza da valutare risultano quelle relative alla possibilità di fenomeni sismici sia in termini di conseguenze che un sisma può avere sulla funzionalità degli impianti che in termini di effetti sismici indotti che possono manifestarsi nella fase di perforazione dei pozzi per l’immissione e l’estrazione del gas dal giacimento, nonché nella fase di esercizio a seguito di variazioni anche rapide della pressione in giacimento”.

Condividi questo articolo

Has one comment to “Terremoto in Emilia. Potrebbero essere state le estrazioni petrolifere”

You can leave a reply or Trackback this post.

Leave a Reply

Your email address will not be published.