Basilicata-Hong Kong: il lungo viaggio dei rifiuti italiani

Ci sarebbe anche la regione Basilicata nel giro illegale di rifiuti smaltiti in Cina.

Il pm di Potenza, Henry John Woodcock, ed il sostituto procuratore Laura Triassi – sulla base di precedenti indagini del pm Ferdinando Esposito (oggi in servizio a Milano) – avrebbero intrapreso indagini nel territorio lucano, inerenti un grosso traffico illecito di rifiuti dai porti di Napoli e Taranto, destinazione Cina. In Basilicata il traffico illegale interesserebbe alcune società ed Amministrazioni. Di recente, i militari del comando provinciale della Guardia di Finanza di Taranto, nell’ambito di controlli finalizzati al contrasto dell’illecito traffico transfrontaliero di rifiuti, hanno sequestrato – in collaborazione con alcuni funzionari della Dogana – circa 250.000 chilogrammi di rifiuti speciali.

L’ingente quantitativo era stivato a Taranto in 10 container provenienti da una società operante nello specifico settore, con destinazione finale Hong Kong. I finanzieri hanno accertato, a vario titolo, la falsa dichiarazione doganale, circa la tipologia del rifiuto esportato e l’assenza delle autorizzazioni prescritte dalla vigente normativa ambientale per le esportazioni di rifiuti speciali. Al momento due persone sono state denunciate a Taranto. Analogamente a Napoli – presso il “molo Beverello” – sono stati sequestrati container contenenti rifiuti speciali provenienti da varie regioni italiane. Prendendo spunto da questi rinvenimenti, in Basilicata l’indagine della Procura riguarderebbe il meccanismo utilizzato per frodare gli incentivi e le premialità della raccolta differenziata. Ad insospettire gli investigatori vi sarebbero i dati della raccolta differenziata ed intercettazioni ambientali. Qualche amministratore avrebbe pianificato “a tavolino” i quantitativi di rifiuti differenziati da registrare, in accordo con i gestori privati, notificandoli come “raccolti”, con lo scopo di incassare le premialità.

Questo filone si inserisce in un’altra indagine – sempre condotta dal pm Woodcock – riguardante il business legato alla realizzazione di impianti “legali” per lo smaltimento dei rifiuti e dei termovalorizzatori in Basilicata. Se la notizia dovesse risultare vera, con una conseguente azione legali nei confronti dei responsabili, l’attuale Tour della Monnezza lucana, si colorerebbe di connotati “mafiosi”.

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1 commento



  1. Vito L'Erario - 31 maggio 2009 at 16:07

    Per non parlare della Tarsu che aumenta a danno della premialità sulla raccolta differenziata. Premialità che dovrebbe interessare i cittadini e non le società. L’aumento della tassa sulla monnezza disincetiva la raccolta differziata, poi esiste un problema culturale, di mentalità molto difficile da cambiare se dietro ai rifiuti pullulano sporchi affari..

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