Tante scorie da seppellire

Settemila metri cubi all’anno di rifiuti radioattivi prodotti in Europa e 143 centrali nucleari in tutta l’area europea. Sono questi alcuni parametri d’indagine fissati dalla Commissione europea, in base ai quali si starebbe pensando di seppellire i rifiuti radioattivi in profondità, impedendo l’export delle scorie verso paesi extraeuropei.

Una questione estremamente delicata che coinvolge non solo le scorie prodotte dalle centrali, ma anche quelle derivanti dai settori della medicina e della ricerca, “con una proposta di direttiva – come cita una fonte Ansa – che detta norme precise a tutti gli Stati membri e non solo ai quattordici che attualmente hanno centrali sul proprio territorio, a cui dovrebbero aggiungersi Italia e Polonia”.

La proposta di costruire depositi definitivi di profondità (almeno 300 metri), in luoghi che gli Stati devono individuare ed avvalorare con studi scientifici tra quelli geologicamente sicuri ed adeguati, sorge anche da una valutazione fatta sulla produzione totale di elettricità da fonte nucleare. Un 30% – questa la stima – che “non dovrebbe aumentare se sarà rispettata la tabellina di marcia della produzione di energia da fonti rinnovabili”.

Finora le scorie nucleari sono state smaltite in depositi di superficie troppo vulnerabili. In futuro, invece, se dovesse passare la direttiva – così come è stata presentata dal commissario europeo all’energia, Gunther Ottinger – tutti gli Stati membri, entro quattro anni dall’entrata in vigore delle nuove regole, dovranno quindi mettere a punto programmi che indicano le località dove intendono costruire i depositi di stoccaggio definitivo delle scorie e come vogliono gestirli. “Due o più Stati membri potranno anche mettersi d’accordo per realizzare un unico deposito comune, ma la direttiva sottolinea che non sarà più consentito esportare scorie nucleari verso Paesi non Ue come finora accaduto, ad esempio, in Bulgaria, Romania o Slovacchia. Chi vorrà costruire una nuova centrale nucleare dovrà inviare a Bruxelles, insieme al piano di realizzazione del nuovo impianto, anche quello per il deposito di stoccaggio definitivo delle scorie prodotte”.

Un’iniziativa tutta ancora da valutare che potrebbe portare ad un incremento dei traffici illeciti ma, soprattutto, fungere da palliativo ad un problema di gestione – come quello legato ai rifiuti radioattivi – in crescita esponenziale se si continua ad inserire nelle “agende energetiche” la realizzazione di nuove centrali. Infatti, la Commissione europea usa come parametri di valutazione solo la produzione di energia e non le quantità di rifiuti prodotti.

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