Crotone, la città tossica

Alla fine di settembre 2009, con la chiusura dell’inchiesta “Black Mountain” – da parte della Procura della Repubblica di Crotone – venivano notificati 40 avvisi di garanzia per politici, amministratori ed imprenditori.

Tra i nomi illustri anche quello dell’ex ministro dell’ambiente, Edoardo Ronchi, in carica tra il 1996 al 2000. L’accusa fu quella di smaltimento illegale di rifiuti, disastro ambientale e avvelenamento delle acque. Un’indagine a tappeto condotta su tutto il territorio crotonese che ha portato a stimare circa 400.000 tonnellate di rifiuti tossici, destinati allo smaltimento in discariche specializzate, utilizzati illegalmente per la realizzazione di strade, porti, abitazioni, edifici pubblici ed istituti scolastici, tra i quali una scuola a Cutro, l’istituto tecnico “Lucifero” e la scuola elementare “San Francesco”. Queste ultime a Crotone. Tra le sostanze rinvenute e sotto accusa l’arsenico, il germanio, il mercurio, il piombo, lo zinco, il cadmio, nonché altri inquinanti altamente tossici derivanti da scarti industriali.

Una storia che comincia nel 1998 intorno alle scorie della Pertusola sud spa – industria in cui si trattava il solfuro di zinco, provenienti dal Canada, dall’Australia e dall’Irlanda – poi misteriosamente messa a tacere e ritornata agli onori della triste cronaca nel settembre del 2008 con l’apertura di “Black Mountain” del sostituto procuratore Pierpaolo Bruni ed il sequestro dell’ex fabbrica, unitamente ad altre 22 aree dislocate tra i comuni di Crotone, Isola Capo Rizzuto e Cutro. Avvelenamento da scorie appartenenti allo stabilimento crotonese – un tempo dell’Eni – e da quelle dell’Ilva di Taranto: questo il dramma. I dirigenti dell’azienda – chiusa alla fine degli anni Novanta – si difendono appellandosi al Decreto Ministeriale del 5 febbraio 1998, relativo alla procedura semplificata per lo smaltimento dei rifiuti e che avrebbe per così dire “regolamentato” l’uso di questi rifiuti nella realizzazione di strade e opere pubbliche. La logica seguita ha dell’assurdo: ottimizzare i trasporti, risparmiare sullo smaltimento, far scomparire enormi quantità di materiale tossico e nocivo per la salute e favorire interessi e traffici delle cosche locali e delle ‘ndrine.

L’eredità è ovviamente di quelle pesanti. Nel 2001, il Rapporto annuale su Salute e Ambiente in Italia dell’Organizzazione mondiale della Sanità, certificava proprio nell’area crotonese un aumento considerevole dei tumori al polmone nei soggetti di sesso maschile. Inoltre, in seguito ad uno screening sulla popolazione locale, tra cui molti bambini – condotto dai ministeri della Salute e dell’Ambiente – è stata rilevata con analisi del sangue una presenza di cadmio, nichel, arsenico e piombo fino a 4 volte superiore ai valori normali, con il rischio, nel tempo, di patologie epatiche e renali. Un’esposizione ambientale dai risultati drammatici.

Di tutto di più. Scorie cubilot, R10 (il rifiuto prodotto dall’incenerimento delle biomasse), tallio, rame, vanadio, manganese, berillio, cobalto e bario, nei terreni e nella acque di falda, rinvenuti in seguito a delle indagini più approfondite su 9 dei siti posti sotto sequestro dalla Procura, i cui referti evidenziano valori tutti positivi, come è anche possibile leggere dalla catalogazione dei singoli casi, pubblicati da Il Crotonese.

San Francesco. Le analisi hanno rilevato tracce di contaminanti fino a due metri sotto il piazzale della scuola. Nello specifico: arsenico, che in un punto raggiunge i 642,84 mg/kg (limite di legge 20); piombo, con un valore massimo rinvenuto di 2.550,54 (limite di legge 100); zinco, contaminazione massima accertata 13.958 (limite di legge 150). Per quanto riguarda il parcheggio laterale sequestrato lunedì scorso non si registra contaminazione del sottosuolo, ma solo dello strato superficiale, per via del trasporto e del dilavamento con le piogge del materiale inquinante abbancato nel cantiere durante i lavori di costruzione dell’edificio. Su quell’innocente spiazzo di terra battuta, le analisi hanno rilevato tracce di arsenico (63,95), piombo (685,08), vanadio (239,14 – limite di legge 90) e zinco (18.636). Negativi i test di cessione, mentre in due campioni di acqua di falda sono state trovate tracce di arsenico del valore doppio e triplo rispetto alla normativa.

Lampanaro. I valori più alti sono affiorati sulla superficie in terra battuta del campetto al centro del quartiere, il cui sottosuolo era stato sequestrato lo scorso anno e lunedì i sigilli sono stati estesi al tratto superficiale: arsenico 396,76 mg/kg, piombo 1.926,6, vanadio 336.4, zinco 16.910,78. Più contenuti, ma sempre fuori norma, i valori riscontrati nel sottosuolo, con lo zinco che raggiunge in un punto i 1.628,9 mg/kg, il vanadio 131,5 ed il piombo 141,21. Fuori dalla norma anche il berillio. Per quanto riguarda i campioni liquidi, solo l’acqua di decantazione recuperata da una carota presenta una concentrazione di manganese pari a 67,79 ug/l (limite di legge 50).

Commerciale. Tutti nella norma i valori dei campioni di terreno, tranne una concentrazione di arsenico poco sotto il limite normativo. Lo stesso arsenico è invece affiorato dalla falda in quantità superiori quattro volte al limite normativo, ad una profondità di un metro e venti centimetri, insieme a tracce fuori norma di ferro. Positivi i test di cessione per il piombo: 57,597 a fronte dello sbarramento normativo fissato a 50 ug/l.

Questura. Forse è uno dei siti che stanno messi peggio. Oltre ad arsenico, piombo, vanadio e zinco abbondantemente fuori norma, sono affiorate tracce di cadmio dieci volte superiori alla normativa e di rame che in un punto raggiunge i 944,3 mg/kg (limite 120). Eccedenti anche i dati del berillio e del cobalto, mentre tracce di arsenico sono state trovate nella falda e nell’acqua delle carote; queste ultime hanno restituito anche valori fuori limite di ferro e manganese.

Margherita. In questo quartiere ai margini della periferia Nord della città sono stati campionati due piazzali. L’unico inquinante rinvenuto nel sottosuolo del primo piazzale è il vanadio. Più complessa la situazione del secondo piazzale dove i carotaggi hanno restituito campioni di terreno contaminati da arsenico, rame, piombo, vanadio e zinco; superiori alla media anche cadmio, berillio e cobalto. Dalle acque delle carote è venuto fuori del ferro leggermente superiore alla media.

Trafinello. I carotaggi effettuati lungo via Federico Fellini hanno portato alla luce un inquinamento da arsenico e zinco. Gli stessi inquinanti sono stati rinvenuti in quantità maggiori ai bordi della strada, al livello superficiale dei quattro siti sequestrati lunedì scorso, che confinano con i campi. Non si hanno notizie invece sulla falda, che pure sarebbe interessante avere, visto che da quelle parti insistono numerose coltivazioni.

Casillo. È l’unico sito dove in un punto è stato trovato un rilevato di conglomerato idraulico catalizzato a norma. Ma è solo un’eccezione, considerato che anche il piazzale dell’ex Euronics è stato classificato come inquinato, per via della presenza eccessiva di arsenico, rame e zinco nel sottosuolo. Situazioni di rischio arrivano anche dal responso sulle acque di decantazione delle carote che hanno restituito una concentraziona doppia di arsenico e tracce di selenio fuori norma.

Via Poseidone. Anche per questo sito, una parallela di viale Magna Grecia, il responso parla di inquinamento per la presenza eccessiva di vanadio.

Ponte Lampanaro. Il cavalcavia di viale Ghandi è stato campionato a tappeto. Il referto è inequivocabile: tracce elevate di arsenico, bario, cadmio, ferro, manganese, piombo e zinco. Finanche il tallio, un materiale molto tossico che in passato ha trovato uso in topicidi e pesticidi ma vista la sua pericolosità è stato bandito, è risultato in un punto leggermente superiore al limite di legge.

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