Riso scotto

Terremoto alla Riso Scotti Energia.

“La società opera nell’ambito della produzione di energia elettrica e termica da fonti rinnovabili con avanzati impianti tecnologici per ridurre al minimo l’impatto ambientale e il consumo di fonti energetiche tradizionali nel pieno rispetto delle esigenze di un progresso biocompatibile”. Si presenta così la società Riso Scotti Energia srl, del gruppo Riso Scotti spa – colosso industriale alimentare risiero europeo -, fondato nel 1860 da Pietro Scotti, nel “cuore della Pianura Padana”, a Pavia. Una mission aziendale che rischia di lasciare l’amaro in bocca se le accuse mosse ad alcuni dirigenti e dipendenti, fossero confermate: traffico illecito di rifiuti, truffa ai danni dello Stato, frode in pubbliche forniture e falsificazione dei certificati di analisi.

Dicono questo i documenti dell’operazione “Dirty Energy” condotta dal Corpo Forestale dello Stato e dalla Procura della Repubblica di Pavia, con il coordinamento del procuratore Gustavo Cioppa. Quello di Bivio Vela è un “termovalorizzatore” ubicato in un’area di circa 17mila metri quadrati, alimentato da lolla di riso, cippato di legno (quindi, una vera e propria centrale a biomassa) e rifiuti speciali, con un consumo all’anno che sfiora le 80mila tonnellate.

Gli arresti, sette per la precisione, sono scattati per Giorgio Radice (presidente della Riso Scotti Energia srl), Giorgio Francescone (responsabile dell’impianto), Massimo Magnani (ex responsabile dell’inceneritore di Pavia), Marco Baldi (ex-titolare del laboratorio Analytica di Genzone che effettuava le analisi sui rifiuti da conferire), Silvia Canevari (tecnico del laboratorio Analytica), Alessandro Mancini (amministratore della Mancini Vasco Ecology di Montopoli in Valdarno) e Cinzia Bevilacqua (impiegata). La grave contestazione è quella di aver smaltito illecitamente diversi materiali non autorizzati, per la produzione di energia elettrica, unitamente alle biomasse vegetali. Si parla di una miscelazione tra fanghi di depurazione di acque reflue industriali, legno, plastiche, terre dello spazzamento strade e lolla di riso – che avrebbe causato il superamento dei limiti consentiti dalla legge di cadmio, mercurio, nichel, cromo, piombo ed altri metalli pesanti (come dimostrato da analisi vere su alcuni campioni prelevati) – per un totale di oltre 40mila tonnellate di rifiuti. Il materiale altamente inquinante, secondo la Procura che si sta occupando del caso, veniva introdotto nell’impianto falsificando tutti i certificati di analisi, grazie a laboratori compiacenti e presumibilmente venduta ad inceneritori ed aziende agricole e zootecniche della zona. Una contraffazione nociva a tutti gli effetti che ha fatto scattare immediatamente i sigilli ad un impianto che dal 2007 ad oggi avrebbe movimentato un giro d’affari di 30milioni di euro, ai danni dell’ambiente e, a questo punto, alla salute dei residenti.

Un colpo durissimo per il gruppo Riso Scotti spa che, a caldo, si affida alle parole del suo presidente ed amministratore delegato, Dario Scotti, il quale si dice pronto – se fossero confermati tutti i reati contestati – a costituirsi parte civile contro i responsabili, per tutelare l’immagine dell’azienda. Dal fronte istituzionale, invece, mentre L’Arpa rassicura sull’assenza di anomalie rilevate dalla ciminiera dell’inceneritore, il sindaco di Pavia, Alessandro Cattaneo, Vuole chiarezza sui dati e sulla qualità dell’aria.

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