Il testo della risoluzione M5S che impegna il Governo a vietare la tecnica del fracking

Giovedì 15 maggio 2014 in Commissione VIII (Ambiente) e Commissione X (Attività produttive) / Risoluzione in commissione 7-00372 presentata da Claudia Mannino (M5S) ed altri, sul divieto della tecnica della fratturazione idraulica e l’includere nella valutazione di impatto ambientale (VIA) delle operazioni relative alle esplorazioni, alle ricerche e all’estrazione del gas da scisto, ed altri interventi normativi.

Le Commissioni VIII e X, premesso che:

in Italia sono presenti più di 1000 pozzi produttivi di idrocarburi, di cui 615 onshore e 395 offshore; di questi, 777 pozzi producono gas mentre i restanti 233 sono mineralizzati ad olio; le produzioni annuali di gas (8 GSm3) ed olio (5 Mton) coprono rispettivamente il 10 per cento ed il 7 per cento del fabbisogno energetico nazionale; il permesso di ricerca di idrocarburi liquidi/gassosi è rilasciato alla compagnia petrolifera, a seguito di un procedimento unico che inizia con la selezione dei progetti effettuata dal Ministero dello sviluppo economico, sentito il parere dell’organo consultivo CIRM, nell’ambito della quale sono rappresentate le amministrazioni statali competenti (Ministero dello sviluppo economico, Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, ISPRA, Avvocatura dello Stato) oltre che i rappresentanti regionali; per i permessi offshore sono coinvolti anche il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e quello delle politiche agricole, alimentari e forestali; si può notare che mentre i permessi in terraferma vengono rilasciati dal Ministero d’intesa con le regioni interessate, i progetti offshore sono sottoposti alla procedura di assoggettabilità ambientale e/o all’espressione del giudizio di compatibilità ambientale da parte del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, o della regione interessata ma non è richiesta «l’intesa» con la regione stessa; l’attuale procedura autorizzativa non prevede pertanto un adeguato coinvolgimento delle comunità locali, a cui, in molti casi, viene richiesto esclusivamente un parere sulla realizzazione degli impianti; l’attività di esplorazione finalizzata alla scoperta di idrocarburi comporta anche per sua natura operazioni invasive dei fondali e degli ambienti marini; il Mar Mediterraneo è un mare piccolo e semichiuso con caratteristiche esclusive che rappresenta uno straordinario patrimonio dell’intera umanità e che, con una dimensione inferiore all’1 per cento dei mari del Mondo, è gravato dal transito del 25 per cento del traffico mondiale di idrocarburi, di cui solamente un terzo destinato ad approdi e consumi mediterranei; la consapevolezza dei gravissimi pericoli connessi alle attività di estrazione offshore nel Mar Mediterraneo induce a guardare con grande attenzione all’impatto del decreto del 27 dicembre 2012, recante «Ampliamento della zona «C», aperta alla ricerca e alla coltivazione degli idrocarburi in mare»; gli eventi sismici che hanno interessato il territorio nazionale negli ultimi anni attestano l’imprevedibilità dell’attività tellurica e vulcanica sotto la crosta terrestre, in mare e sulla terraferma, rimanendo sempre sospesa la minaccia che un terremoto possa danneggiare le piattaforme utilizzate per le attività di ricerca e di estrazione con episodi di inquinamento difficili da controllare, che sortirebbero effetti deleteri sulle attività economiche realizzate in mare e sulle coste nazionali; da queste considerazioni deriva l’assoluta inopportunità a proseguire o ad autorizzare nuove trivellazioni, poiché ogni altra attività legata a prospettive di estrazione di idrocarburi in mare e in terraferma, ancorché meramente esplorativa, intaccherebbe l’integrità dei siti, marini e terrestri e l’immagine ad alto valore naturalistico che sempre più si va imponendo all’attenzione del turismo internazionale; per quanto riguarda le tecniche di estrazione di idrocarburi grande perplessità lascia la fratturazione idraulica (Fracking) con la quale si intende una modalità di estrazione di idrocarburi, come petrolio (Shale Oil) e gas naturale (Shale Gas), dalle rocce mediante l’iniezione ad alta pressione di acqua ed altri reagenti chimici nel sottosuolo fratturando violentemente le rocce di scisto sottostanti incrementando in tal modo la liberazione e la migrazione in superficie dei fluidi contenenti idrocarburi liquidi o gassosi per il successivo immagazzinamento; tale procedura può determinare effetti dannosi anche di tipo ambientale in quanto, modificando la struttura e le caratteristiche fisiche di trasmissività del sottosuolo, si può determinare la messa in comunicazione di falde con differenti qualità delle acque utilizzate nel processo di fratturazione idraulica (spesso addizionate a diverse sostanze pericolose, tra le quali naftalene, benzene, toluene, xylene, etilbenzene, piombo, diesel, formaldeide, acido solforico, tiourea, cloruro di benzile, acido nitrilotriacetico, acrilamide, ossido di propilene, ossido di etilene, acetaldeide, ftalati, cromo, cobalto, iodio, zirconio, potassio, lanthanio, rubidio, scandio, iridio, krypton, zinco, xenon e manganese); la tecnica della fatturazione idraulica, che è molto utilizzata negli Stati Uniti dove è dimostrato che stia creando notevoli danni ambientali, in Europa è impraticabile (come ha affermato Leonardo Maugeri, ex direttore strategie e sviluppo di Eni, durante la puntata del programma d’inchiesta «Report» del 12 maggio 2014) per la densità della popolazione e le inevitabili proteste; in Italia il «Fracking» è tecnicamente vietato ma ufficialmente non esiste alcuna norma che lo bandisca; è urgente avviare, anche nelle sedi internazionali e comunitarie idonee iniziative politiche, normative ed amministrative al fine di definire più severe regolamentazioni, strumenti e capacità di intervento a fronte dei rischi connessi alle attività di ricerca, coltivazione e trasporto via mare di idrocarburi; considerato che nel corso della XVI Legislatura, il 15 giugno 2011, la 13a Commissione permanente del Senato, in sede di esame dell’affare assegnato relativo alla comunicazione della Commissione al Parlamento europeo ed al Consiglio «Affrontare la sfida della sicurezza delle attività offshore nel settore degli idrocarburi» (COM (2010) 560 DEF), approvò una risoluzione con la quale si impegnava il Governo, tra l’altro, ad avviare tutte le procedure necessarie per la ratifica del protocollo per la protezione del Mediterraneo contro l’inquinamento derivante dall’esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, del fondale marino e del relativo sottosuolo (Protocollo offshore) e ad operare per far sì che l’attuazione del protocollo medesimo sia riconosciuta come priorità nell’attività della Convenzione di Barcellona per il biennio 2012-2013 e ad attivarsi nelle diverse sedi internazionali, comunitarie e nazionali per la modifica del regime giuridico delle responsabilità per gli sversamenti inquinanti in mare prodotti da trasporti marittimi di idrocarburi ed altre sostanze inquinanti, mediante l’espressa corresponsabilizzazione delle società, delle imprese e dei soggetti destinatari di detti trasporti, al fine di espandere il novero dei responsabili tenuti a risarcire i danni anche ambientali, così da conseguire una maggiore attenzione anche da parte dei medesimi destinatari ai requisiti di modernità, di efficienza e di sicurezza delle navi da utilizzare per il trasporto via mare di sostanze inquinanti o pericolose,

impegna il Governo:

ad assumere ogni iniziativa, anche normativa, volta a prevedere il divieto della tecnica della fratturazione idraulica; ad includere nella valutazione di impatto ambientale (VIA) le operazioni relative alle esplorazioni, alle ricerche e all’estrazione del gas da scisto; ad assumere iniziative atte a modificare, al fine di ripristinare il divieto, la disciplina recata dall’articolo 6 comma 17 del decreto legislativo n. 152 del 2006 – come modificato dall’articolo 35 del decreto-legge n. 83 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 134 del 2012 – nella parte in cui sono fatti salvi i procedimenti concessori di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge n. 9 del 1991 in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 29 giugno 2010, n. 128 ed i procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi, e quindi a rivedere e nel caso ad annullare l’efficacia dei titoli abilitativi già rilasciati alla medesima data, che non siano in linea con la disciplina giuridica anche ai fini della esecuzione delle attività di ricerca, sviluppo e coltivazione da autorizzare nell’ambito dei titoli stessi, delle eventuali relative proroghe e dei procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi, nell’ambito di un disegno di legge di iniziativa governativa o parlamentare di riordino delle procedure autorizzative; alla luce delle considerazioni di cui in premessa, ad assumere iniziative normative atte a modificare e rivedere il decreto del Ministro dello sviluppo economico del 27 dicembre 2012, che ha ampliato la zona marina «C» e conseguentemente, a rivedere il complesso delle autorizzazioni per la ricerca, le prospezioni e le perforazioni in mare rilasciate a seguito di esso; a prevedere, in maniera chiara ed univoca, che il parere degli enti locali sulle installazioni da assoggettare a valutazione di impatto ambientale (VIA) sia acquisito e vagliato nell’ambito dello stesso procedimento di valutazione d’impatto ambientale, al fine di assicurare la previsione e la conseguente valutazione del parere degli enti locali in relazione alle istanze di rilascio di titoli minerari in mare; a valutare quale sia l’effettiva produttività dei giacimenti in esercizio e ad assicurare che le imprese responsabili reperiscano le risorse necessarie a finanziare le attività di decommissioning delle piattaforme da avviare a dismissione e ad assicurare la soddisfazione delle richieste di risarcimento a cui sono tenute le compagnie petrolifere per i danni ambientali cagionati, attraverso l’innalzamento delle royalty sulle attività estrattive e sulle concessioni di coltivazione in mare; a prevedere che l’istruttoria per le perforazioni in mare e in terraferma – i cui oneri sono posti a carico dei soggetti che inoltrano l’istanza – sia effettuata mediante il contributo di istituti di livello nazionale in possesso delle professionalità tecniche e delle competenze specialistiche, quali l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale o il Consiglio nazionale delle ricerche, che devono essere coinvolti, in via ordinaria, nelle procedure finalizzate a tale tipologia di valutazioni; a promuovere con la massima tempestività la ratifica degli accordi e delle convenzioni internazionali, a cui l’Italia aderisce – ed in particolar modo del Protocollo offshore della Convenzione di Barcellona – che in ogni modo mirino a prevenire o a minimizzare gli impatti prodotti dalle attività di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi che si svolgono lungo le coste, unitamente a tutte le convenzioni concernenti la prevenzione o minimizzazione degli impatti prodotti dal trasporto di idrocarburi e sostanze pericolose via mare o comunque relative all’inquinamento marino; a promuovere in tutte le sedi opportune iniziative volte a definire una comune strategia con tutti gli altri Paesi del Mediterraneo per una severa regolazione dello sfruttamento di giacimenti sottomarini di idrocarburi nell’intero bacino; a promuovere un innalzamento del quadro regolatorio in materia di sicurezza anche nei Paesi del Mar Mediterraneo attraverso l’attivazione degli opportuni canali diplomatici e la promozione di una conferenza dei Paesi rivieraschi; a verificare la compatibilità di attività eventualmente in corso da parte di Stati mediterranei in acque internazionali o di loro competenza con gli accordi internazionali in essere e con le discipline regolative concernenti lo sfruttamento della piattaforma continentale e comunque, ove ritenga, ad attivare una stretta interlocuzione con gli stessi Stati per sollecitare il fermo di iniziative che, data la particolare contiguità e vicinanza con la regione marina e con le coste italiane, potrebbero metterne a rischio l’integrità e in virtù di ciò predisporre l’elenco esatto delle autorizzazioni rilasciate ed ancor oggi in vigore e con riferimento alle acque territoriali italiane e, al di fuori di esse, alla piattaforma continentale ed altresì di ogni altro nulla osta rilasciato anche con riferimento ad iniziative di stessa natura ove lo Stato italiano sia partecipe; ad assicurare il recepimento della direttiva 2013/30/UE, prestando particolare attenzione alla valutazione delle capacità tecnico-economiche del richiedente, anche per far fronte a eventuali misure di compensazione di danni ambientali, al coinvolgimento dei territori e ai compiti della autorità competente; ad indire una moratoria per le nuove attività di coltivazione di idrocarburi nel mare territoriale e in terraferma, nelle more del recepimento della direttiva 2013/30/UE, del 12 giugno 2013; ad assicurare che gli introiti erariali previsti dall’articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 siano integralmente assegnati, ad inizio dell’anno finanziario successivo, appositi capitoli istituiti nello stato di previsione del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministero dello sviluppo economico, per assicurare il pieno svolgimento rispettivamente delle azioni di monitoraggio e contrasto dell’inquinamento marino e delle attività di vigilanza e controllo della sicurezza anche ambientale degli impianti di ricerca e coltivazione in mare; ad incrementare le condizioni di sicurezza del trasporto marittimo con particolare riferimento al Mare Adriatico; a prevedere la sospensione delle attività in zone a rischio sismico, vulcanico, tettonico così come indicato da indagini scientifiche preventive di supporto effettuate dagli enti di ricerca INGV, ISPRA e CNR; a prevedere il blocco delle attività in corso e del rilascio di future autorizzazioni previste in zone di particolare ripopolamento ittico, così come opportunamente indicato da indagini scientifiche preventive di supporto, effettuate dagli enti di ricerca INGV, ISPRA e CNR; ad effettuare un’analisi preventiva dei costi e dei benefici in relazione a future attività esplorative da autorizzare in zone di particolare pregio turistico ed economico; a prevedere un’analisi epidemiologica effettuata dell’istituto superiore di sanità, sui rischi della salute umana che andrebbe ad analizzare l’attività di ricerca, esplorazione e coltivazione idrocarburi e a disporre il blocco e il rilascio di future autorizzazioni qualora siano comprovati i rischi; a porre in essere ogni atto di competenza, anche di carattere normativo, finalizzato ad adeguare i livelli di rilascio di idrogeno solforato attualmente previsti, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), di 0,005 parti per milione (ppm); ad adottare ogni opportuna iniziativa, anche normativa, tesa a salvaguardare la salute delle popolazioni residenti nelle aree esposte alle emissioni di idrogeno solforato ed ove sussistono attività estrattive, di lavorazione e di stoccaggio di prodotti petroliferi; ad estendere quanto previsto dall’articolo 35 del decreto-legge 22 giugno 2012 n.83 anche per quanto riguarda gli «scogli affioranti» e per le aree marittime e costiere protette in fase di attuazione o costituzione; a normare il sistema di smaltimento previsto dalla normativa vigente per «fanghi e fluidi perforanti» che si generano per raggiungere i giacimenti petroliferi anche per gli impianti offshore al fine di impedire la prassi secondo cui questi fanghi nelle fasi di estrazione marittima vengono dispersi nelle acque; ad estendere la autorizzazione alla VIA anche per le fasi di manutenzione ordinaria che sono la causa dell’80 per cento degli sversamenti in mare, che nello specifico disperdono in mare ben 90.000 tonnellate l’anno di sostanze inquinanti; a far adottare agli impianti autorizzati o in fase di autorizzazione quanto previsto dalla direttiva europea 2010/75/UE in termini di emissioni industriali per il quale lo Stato può avviare ed imporre le clausole di salvaguardia; ad assumere iniziative per prevedere che gli impianti di ricerca, sviluppo e coltivazione di idrocarburi siano sottoposti a controllo annuale da parte dell’ISPRA con i costi di verifica a carico delle società concessionarie.

(7-00372) «Mannino, Crippa, De Rosa, Busto, Daga, Micillo, Segoni, Terzoni, Zolezzi».

Abbinamenti
Atto 7/00034 abbinato in data 28/05/2014
Atto 7/00086 abbinato in data 28/05/2014
Atto 7/00113 abbinato in data 28/05/2014

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