Risorse di shale gas in abbondanza in Cina e Russia

Le stime di EIA preannunciano una rivoluzione industriale che renderà ancora più forte Pechino. In aumento del 10%, rispetto al 2011, i giacimenti di shale gas a livello mondiale e il 47% in più di riserve di gas conosciute.

Sono alcuni dei dati emersi dal rapporto pubblicato ieri, lunedì 10 giugno, dall’ente statunitense EIA (Energy Information Administration). L’olio di scisto e le risorse di gas di scisto sarebbero, quindi, molto abbondanti in tutto il mondo. Le risorse di olio di scisto e gas di scisto stimate negli Stati Uniti, paese padre della tecnologia del fracking, e in 137 giacimenti in 41 altri paesi rappresentano il 10% del petrolio greggio mondiale e il 32% delle risorse di gas tecnicamente recuperabili da terra.

Più della metà delle risorse petrolifere di scisto si concentra in cinque paesi: Russia, USA, Cina, Argentina e la Libia, mentre più della metà delle risorse di gas di scisto i sono individuate in Cina, Argentina, Algeria, Usa, Canada e Messico. Gli Stati Uniti, al secondo posto dopo la Russia per le risorse di olio di scisto e quarti dopo l’Algeria per le risorse di gas di scisto, hanno attivato una massiccia campagna di investimenti, stimabile in 150 mld di Usd, per perfezionare la tecnologia estrattiva che tanti dubbi ambientali. Ricordiamo che, attualmente, l’estrazione richiede l’uso della controversa tecnica di perforazione della fratturazione idraulica (o ‘fracking’), tutt’ora vietata in alcuni paesi, tra cui la Francia e la Bulgaria.

Nel complesso i giacimenti mondiali di shale oil sono stimati in 355 miliardi di barili e quelli di shale gas in 7.300 trilioni di piedi cubi e non c’è dubbio che la geopolitica farà i conti con queste risorse. Come spiega il prof. Pierangelo Andreini in un articolo sul Giornale dell’Ingegnere di giugno, “un successo cinese nello sfruttamento di shale gas e shale oil rivoluzionerebbe integralmente lo scenario dell’economia mondiale. E, d’altra parte, nel lungo periodo questo potrebbe essere favorito da costi minori rispetto a quelli americani e europei, modificando permanentemente gli equilibri mondiali del mercato dell’energia”.

Infatti le differenze dei bacini rocciosi incidono notevolmente sulle modalità e convenienza dell’estrazione. “Al momento in quelli americani – spiega Andreini – sono più porosi e vicini alla superficie, per cui più facilmente raggiungibili, l’estrazio- ne del gas è più facile e quindi meno costosa e impattante. Diversamente, in altre aree le riserve sono più profonde epongono maggiori problemi tecnici con un aumento dei costi e dell’impatto sull’ambiente. Per tale ragione la zona meno promettente per l’alta sensibilità ambientale e i conseguenti vincoli giuridici è attualmente l’Europa.” Un’altro tema di riflessione per i vertici europei obbligati a perseguire un modello di sviluppo ambientalmente ed economicamente sostenibile.

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