Sicilia, Crocetta e delizia dei petrolieri

L’Assemblea regionale siciliana ha varato un provvedimento per ridurre le royalties sulle attività petrolifere in terraferma dal 20% al 13%. Le compagnie potrebbero risparmiare circa 17-18 milioni di euro all’anno.

Rosario Crocetta punta tutto sullo sviluppo petrolifero della Sicilia. E lo fa riducendo le royalties dal 20% al 13%. Il provvedimento che strizza l’occhio alle grandi compagnie del gas e del petrolio è stato approvato, con 44 voti a favore e 26 contrari, dall’Assemblea regionale siciliana (Ars) nella seduta del 9 gennaio, convocata per approvare “Disposizioni programmatiche e correttive per l’anno 2014”. La legge di stabilità, insomma. La modifica – che prevede di mettere mano all’articolo 13, comma 1, della Legge regionale n.9 del 15 maggio 2013 che, su proposta del Movimento 5 Stelle, spostava l’asticella delle royalties dal 10% al 20% – è stata commentata dal governatore siciliano, dipendente Eni, con un “Noi non possiamo pensare di mettere norme che disincentivano l’attività economica, produttiva ed imprenditoriale”.

Un dietrofront che rende contenti gli operatori del settore, Confindustria e, soprattutto, Assomineraria – l’Associazione italiana per l’industria mineraria e petrolifera – che lo scorso anno definì il raddoppio della tassazione petrolifera un freno a “tutta la produzione delle risorse energetiche di proprietà dell’isola e può portare ad una progressiva paralisi degli investimenti con pesanti conseguenze sulle imprese locali che oggi occupano oltre 2000 persone. In Sicilia, le royalties per la sola attività di coltivazione di idrocarburi a terra sono state, nel 2012, di circa 27 milioni di euro, al quale si aggiungono circa 125 milioni di imposte sul reddito convogliate direttamente alle casse della Regione”. Conti alla mano, le compagnie petrolifere che operano in Sicilia mirano, per il 2014, a risparmiare su quei 27 milioni di euro di royalties dovute per l’anno 2013 sulle produzioni del 2012, e non ancora del tutto accreditate. Da fonte Unmig l’accredito sarebbe stato di circa 1 milione e mezzo di euro: 1.491.595,94 € per la precisione. Con il provvedimento approvato il 9 gennaio, le società risparmierebbero circa i 2/3. Ovvero 17-18 milioni di euro.

“Un territorio così martoriato dall’incuria industriale – denunciano dal M5S di Siracusa – che da cinque decenni viene oltraggiato meriterebbe una classe politica che lo tutelasse ma siamo costretti a riscontrare che, ancora una volta, il diritto dei cittadini, a vivere in un ambiente salubre, viene svenduto attraverso scelte politiche scellerate dettate dall’interesse delle lobbies”.

In effetti, ci sarebbe da salvaguardare la Strategia energetica nazionale voluta dall’ex ministro allo Sviluppo economico, Corrado Passera, e dal Governo Monti, che porterebbe nuovi introiti per le grandi multinazionali e, molto probabilmente, nuove richieste di ricerche e prospezioni sulla terraferma. Oltre a quelle già presenti nel mare di Sicilia. Secondo gli ultimi dati forniti dal ministero dello Sviluppo economico – su comunicazione dell’Urig (Ufficio regionale per gli idrocarburi e la geotermia regionale), che in virtù dello Statuto speciale ne ha competenza normativa ed amministrativa autonoma – sono 5 i permessi di ricerca di idrocarburi vigenti in terraferma, 12 le nuove richieste di sondaggi, 14 le concessioni di coltivazione e 3 le nuove istanze per attribuzione di altrettante concessioni.

Ed è proprio l’autonomia normativa in materia della Regione Sicilia che fa discutere da tempo. In regione sono sempre attuali le richieste del comitato “No Trivellazioni nella Valle del Belice”, che da oltre un anno e mezzo spinge per una modifica della Legge regionale n.14 del 3 luglio 2000” – che disciplina le trivellazioni petrolifere in terraferma siciliana -, considerata “incostituzionale” e non garante del principio di trasparenza degli atti, ovvero “uno strumento a disposizione degli interessi delle grandi compagnie minerarie e delle multinazionali estrattive, nonché macchina di riproduzione di decisioni rispondenti al massimo della separatezza dei poteri e dell’autonomia del politico”. Giuridicamente “un vero e proprio colabrodo, per di più divenuto obsoleto e dichiarato defunto per illegittimità sopravvenuta”.

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1 commento



  1. Valterio - 15 gennaio 2014 at 01:36

    ma Crocetta è impazzito?
    E il M5S che fa si scandalizza e poi rimane in maggioranza?

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