Il Consiglio dei ministri approva lo “Sblocca trivelle”

L’approvazione da parte del Consiglio dei ministri del decreto “Sblocca Italia” conferma la volontà del governo Renzi di puntare tutto sullo sfruttamento delle risorse nazionali di idrocarburi e fare cassa ai danni del territori.

Dopo la modifica dell’articolo 117 della Costituzione, contenuto nel Titolo V – avvenuta mercoledì 6 agosto 2014 nella seduta n.231 del Senato della Repubblica – prende forma il decreto “Sblocca Italia” che – come anticipato lo scorso 4 agosto – modificherà i confini energetici del nostro Paese, condannando definitivamente all’asservimento petrolifero totale, territori come la Basilicata – in primis – seguiti a ruota da Sicilia e Pianura Padana, quest’ultima per quanto riguarda gli stoccaggi sotterranei del gas. Questo perché la bozza dello “Sblocca Italia” che sta circolando nelle ultime 48 ore – approvata il 29 agosto dal Consiglio dei ministri – sottolinea come il petrolio ed il gas italiani sono da considerarsi “risorse energetiche nazionali strategiche di idrocarburi”, sia quelle presenti in terraferma, sia quelle presenti nel mare territoriale. Una connotazione molto forte che dà, di fatto, allo Stato – ed ai ministeri competenti – poteri decisori esclusivi, al fine di tutelare il carattere strategico delle risorse nazionali.

Un colpo di mano deciso e ben assestato che prevede una serie di modifiche alle normative attuali inerenti lo sfruttamento dei giacimenti di greggio e gas presenti in Basilicata ed in altre aree del nostro Paese, già delineate dalla Strategia energetica nazionale ed ora sintetizzate in 3 punti fondamentali. In attesa che la bozza del decreto diventi definitiva, al netto delle coperture economiche che renderebbero fattibile il piano del governo Renzi, ecco alcune delle linee guida ufficiali riportate in un comunicato stampa di Palazzo Chigi, sotto la voce “Sblocca energia”.

Prima di tutto la definizione di Infrastrutture Energetiche Strategiche, in merito alle quali “Si interviene con una serie di misure che riconoscono la natura strategica delle infrastrutture di importazione, trasformazione e stoccaggio del gas. Tali opere, consentendo al Governo di procedere nel rispetto del riparto di competenze tra Stato e Regioni previsto dalla Costituzione e alla luce degli obiettivi posti dalla Strategia Energetica Nazionale”, ovvero autorizzazioni in capo ai ministeri e non più alle Regioni. Da qui, si passa alla Semplificazione Idrocarburi. Il decreto prevede che “Oltre alle norme sulla realizzazione di infrastrutture necessarie per aumentare e differenziare i canali di approvvigionamento dall’estero, si è proceduto anche rispetto alla valorizzazione dei non trascurabili giacimenti di idrocarburi presenti sul territorio nazionale, sbloccando cospicui investimenti (ipotizzabili in 15 miliardi di euro). Si è quindi proceduto a riconoscere il carattere strategico delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale, delineando quindi procedure chiare ma commisurate alla natura di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità (ndr autorizzazioni in capo ai ministeri e non più alle Regioni). In particolare, si è prevista l’introduzione di un titolo concessorio unico, comprensivo delle attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, rilasciato a seguito di una approfondita valutazione del richiedente, nel rispetto del principio di leale collaborazione con i diversi livelli territoriali, nonché del principio costituzionale di tutela dell’ambiente”. Il rilascio del titolo concessorio unico – presumibilmente di 30 anni (10 anni in più rispetto all’attuale normativa) – ricadrà nelle sole competenze del ministero dell’Ambiente d’intesa con il ministero per i Beni e le Attività Culturali, così come avviene già per le “trivelle in mare”.

Ultimo capitolo, non meno importante, quello che riguarda la Basilicata. La regione più colpita dal decreto. Le nuove misure “consentiranno di intervenire a correzione di un paradosso: una Regione le cui risorse di idrocarburi potrebbero soddisfare il 10% del fabbisogno nazionale versa in una condizione di difficoltà derivante anche dai vincoli del patto di stabilità interno. La deroga a quest’ultimo, triennale e relativa alle risorse derivanti dalla parte incrementale ottenuta dalle produzioni in loco, esclude dai vincoli del patto le spese sostenute per la realizzazione di interventi di crescita economica e di miglioramento ambientale, comunque compatibili con le politiche di sviluppo nazionali e con la normativa generale del settore”. In sostanza, le royalties incassate dalla Regione Basilicata per lo sfruttamento delle attività petrolifere sul proprio territorio, non saranno più soggette al vincolo del Patto di Stabilità – come richiesto dal governatore lucano Marcello Pittella, che sulla questione ha promosso un apposito disegno di legge – ma solo per 3 anni e solo per la Regione e non per i Comuni. In sostanza, sarebbe possibile “derogare” il Patto di Stabilità solo dal 2015 al 2017 e nei “limiti di prodotto relative alle produzioni incrementali rispetto all’anno corrente e realizzate negli anni 2014, 2015 e 2016″. In parole povere “briciole”, sempre che il governo non decida di impugnare anche la legge regionale in materia di Patto di Stabilità. Visto che lo “Sblocca Italia” prevede di togliere ai lucani anche il bonus carburante.

Infatti, il decreto approvato dal Consiglio dei ministri prevede la “Istituzione del Fondo per l’attivazione di misure di coesione sociale nelle regioni interessate dalla estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi”. Ovvero, “1. Per le produzioni di idrocarburi liquidi e gassosi ottenute in terraferma, ivi compresi i pozzi che partono dalla terraferma, a decorrere dal primo gennaio 2009, l’aliquota di prodotto che il titolare di ciascuna concessione di coltivazione è tenuto a corrispondere annualmente, ai sensi dell’articolo 19, comma 1, del decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 625, è elevata dal 7 per cento al 10 per cento. Il titolare unico o contitolare di ciascuna concessione è tenuto a versare le somme corrispondenti al valore dell’incremento di aliquota ad apposito capitolo dell’entrata del bilancio dello Stato. Tali somme sono interamente riassegnate al Fondo di cui al comma 2. 2. Nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico è istituito il Fondo preordinato all’attivazione di misure di coesione sociale per i residenti nelle regioni interessate dalla estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi”. Il nuovo fondo verrebbe alimentato: “a) dagli importi rivenienti dalle maggiorazioni di aliquota di cui al comma 1; b) dalle erogazioni liberali da parte dei titolari di concessione di coltivazione e di eventuali altri soggetti, pubblici e privati”. Non più sconto sulla benzina, ma misure compensative stabilite con appositi interventi messi sul tavolo dai ministeri competenti e dalle Regioni interessate.

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