Reflui petroliferi della Val d’Agri. C’è lo “Sblocca reiniezione”

Nell’articolo 38 del decreto “Sblocca Italia” si nasconde un altro comma – il n.11 – che sanerà, a favore delle compagnie petrolifere, un altro caso di presunta “comitatite” e di opposizione dei territori e delle amministrazioni locali a progetti che minano la tutela dell’ambiente e della salute.

Il comma 11 dell’articolo 38 del decreto n.133 del 12 settembre 2014, il cosiddetto “Sblocca Italia”, trasferirà nelle mani dello Stato – in questo caso il ministero dello Sviluppo economico – anche il potere decisorio sulla “reiniezione delle acque di strato o della frazione gassosa estratta in giacimento”. Una modifica che andrebbe ad inserirsi nel comma 82-sexies della Legge n.239 del 23 agosto 2004, su “Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia (GU n.215 del 13 settembre 2004)”.

Il comma 11 sembrerebbe essere stato scritto per sbloccare i pozzi di reiniezione della Val d’Agri, in Basilicata, e conseguentemente sbloccare il raddoppio delle estrazioni petroliferi di Eni, a costi più sostenibili. Al centro della contesa tra la multinazionale di San Donato Milanese e le comunità locali c’è il pozzo di reiniezione denominato “Monte Alpi 9 Or Deep”, ubicato nel territorio comunale di Grumento Nova. Ed è proprio l’amministrazione dell’antica città romana di Grumentum, con una delibera del 2012 (la n.6), a negare “il permesso a costruire”, applicando il principio di precauzione. Alla base del diniego c’è l’ubicazione del pozzo di reiniezione “Monte Alpi 9 Or Deep” in area sismica ed incidente su importanti falde idriche a poca distanza dalla diga del Pertusillo. Nello specifico, il Comune di Grumento Nova fa rivelare che “la Val d’Agri è tra le are appenniniche più attive sia sotto il profilo della frequenza degli eventi, sia sotto quelle delle magnitudo. La valle del fiume Agri infatti è interessata da una serie di importanti lineazioni tettoniche attive con caratteri di trascorrenza che potrebbero essere interessate da attività sismica e che conferiscono una particolare delicatezza al territorio nel suo complesso. Il sisma del 1857 che vide la morte di 9.591 persone, quello disastroso del 1980, nonché la nuova crisi sismica verificatasi per un anno a partire dal 05 maggio 1990, hanno fatto chiarezza sui grandi rischi presenti nella zona tanto che l’Istituto Nazionale di Geofisica ha identificato la Val d’Agri come area a massimo rischio sismico”.

Sulla reiniezione delle acque di strato – e sui rischi connessi – si pronunciò, nel 1977, il ministero dei Lavori Pubblici con una delibera nella quale veniva sottolineato come il ricorso alla reiniezione delle acque di strato in unità geologica profonda (pozzi reiniettori, ndr) si rende possibile solo in assenza di soluzioni alternative, tecnicamente ed economicamente valide. In particolare, “devono essere rispettate le seguenti condizioni: la formazione geologica deve essere adatta a ricevere i rifiuti liquidi, deve cioè essere isolata dalla superficie e da altre falde sotterranee contenenti acqua dolce, avere determinate caratteristiche morfologiche atte ad imprigionare i fluidi, essere caratterizzata da compatibilità tra effluente e roccia serbatoio; deve essere ubicata in zone sismicamente stabili; deve essere presentato uno studio contenente tutte le ricerche e le analisi necessarie a garantire la sicurezza ambientale; gli impianti devono essere realizzati con le migliori tecniche disponibili; deve essere assicurato un monitoraggio continuo delle operazioni di iniezione e dei loro effetti”.

In Val d’Agri, dove sono presenti al momento 2 pozzi di reiniezione – “Costa Molina 2” (attivo) e “Monte Alpi 9 Or Deep” (inattivo), entrambi localizzati in area sismica (Ordinanza Presidenza del Consiglio dei Ministri n.3274 del 20 marzo 2003, ndr) – non è mai stata né citata, né applicata la delibera del 1977 del ministero dei Lavori Pubblici. Tra l’altro è la stessa Eni a farne menzione nel documento “Water Management” del 2002. Saremmo, pertanto, in presenza di attività che le associazioni locali considerano “fuorilegge”.

I costi, economici ed ambientali, della reiniezione
I pozzi di reiniezione sono necessari per smaltire, con maggiori vantaggi economici, le acque di strato del giacimento di greggio in terraferma più grande d’Europa, che – come dichiara la stessa Eni – sono aumentate dal 2006 ad oggi. Per produrre un metro cubo di olio ne servirebbero nove di acqua, che in gran parte fuoriesce durante la fase di estrazione in quantità notevole a seguito del fenomeno del “Water Cut”, ovvero un pescaggio di acqua maggiore rispetto all’olio proveniente dal fondo del reservoir del giacimento. Ufficialmente le acque di strato smaltite nel pozzo “Costa Molina 2” (autorizzato nel 2001) – in merito al quale il segretario dei Radicali lucani, Maurizio Bolognetti, ha annunciato un esposto alle Procure di Potenza e Lagonegro – sarebbero pari a 2.500 metri cubi al giorno. A questi vanno ad aggiungersi altri 1000 metri cubi al giorno smaltiti in Val Basento, presso l’impianto Tecnoparco, dove la acque di strato vengono portate tramite autobotti. I costi della smaltimento delle acque di strato – tra trasporto e trattamento – sarebbero quantificati in decine di milioni di euro all’anno. La soluzione della reiniezione nel pozzo “Monte Alpi 9 Or Deep” (Giudizio Favorevole di Compatibilità Ambientale espresso dalla Regione Basilicata nel 2011) sarebbe, pertanto, di gran lunga più economica.

La Regione prende tempo e i Comuni di oppongono
Per i pozzi di reiniezione “Costa Molina 2” ubicato in territorio di Montemurro e “Monte Alpi 9 Or Deep”, l’Ufficio Compatibilità Ambientale della Regione Basilicata vorrebbe aggregare i procedimenti autorizzati a quello di aggiornamento dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) del Centro olio di Viggiano, bypassando la procedura di Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) autonoma, considerato che sul pozzo “Costa Molina 2” verte, principalmente, un problema di inquinamento ambientale. Intanto, i comuni di Grumento Nova e Viggiano – a margine di una Conferenza di servizi tra Regione, Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, Eni, Assomineraria, Ufficio regionale Ciclo delle Acque, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia – continuano ad esprimere il loro parere negativo sui 2 pozzi di reiniezione della Val d’Agri. Fino a quando, grazie allo “Sblocca Italia” non deciderà lo Stato.

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