Paolo Scaroni: “Lo shale gas americano spiazza l’Europa”

L’amministratore delegato dell’Eni, in un’intervista pubblicata su Panorama, spiega come gli Usa possano contare su riserve praticamente illimitate di gas a prezzi molto competitivi.

La rivoluzione dello shale gas americano rischia di avere effetti molto negativi sull’economia europea. Lo afferma Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni, in un’intervista pubblicata sul numero di Panorama in edicola da giovedì 6 giugno.

Grazie allo sfruttamento dei nuovi giacimenti, spiega Scaroni, «oggi l‘America può contare su riserve praticamente illimitate di gas a prezzi che sono un terzo di quelli europei, mentre l’elettricità costa la metà che da noi». «In concreto» ha aggiunto Scaroni «questo vuol dire che l’America è diventato un continente molto attraente per tutte le industrie che, nel mondo, fanno un uso intensivo di energia. Infatti in molti stanno già spostando i loro investimenti negli Usa, provocando una colossale reindustrializzazione. E tutto ciò va a detrimento dell’Europa che oltre ad avere costo del lavoro più alto e tasse più elevate, si ritrova anche con un costo dell’energia fuori mercato».

Di ritorno da Washington, dove ha incontrato alcuni esponenti dell’amministrazione Obama, Scaroni sostiene che l’Europa non ha molta scelta: «O creiamo le condizioni per lo shale gas o dobbiamo pensare ad altre opzioni, tra le quali il nucleare. Non vedo molte alternative, se vogliamo davvero creare lavoro e crescita. Soldi, tecnologia e imprenditori hanno le gambe: se in Europa le condizioni non cambiano vanno via, negli Usa o altrove».

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