Siderpotenza, trasparenza su inquinamento e responsabilità

Dopo il sequestro dello stabilimento Ferriere Nord, del gruppo Pattini, da parte del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Potenza, l’Organizzazione lucana ambientalista chiede alla Procura di rendere pubblici i dati sull’inquinamento dell’impianto.

La Ola (Organizzazione lucana ambientalista) chiede che la Procura della Repubblica di Potenza renda pubblici i dati sull’inquinamento da diossine, furani ed altri contaminanti misurati da perizie di parte, perseguendo nelle sedi opportune eventuali responsabilità. Si stigmatizza, al tempo stesso, il comportamento delle pubbliche istituzioni che – invece di garantire la sicurezza dei lavoratori e la salute dei cittadini – hanno impedito la delocalizzazione delle Ferriere Nord, ex Siderpotenza, permettendo addirittura un suo ampliamento.

Il risultato ottenuto è stato quello di un perpetrarsi della produzione dello stabilimento siderurgico del gruppo Pittini senza le necessarie misure di sicurezza ambientale, così come testimonia il sequestro ad opera del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri, su richiesta del pubblico ministero Francesco Basentini. Ricordiamo che al centro del sequestro ci sarebbero le mancate azioni cautelative imposte all’azienda a seguito delle prescrizioni prescrizioni in materia di sicurezza ambientale su diossine e furani. Tra gli indagati Marco Minini e Federico Pittini, proprietari delle Ferriere Nord – con sede legale ad Osoppo, in provincia di Udine – proprietari dello stabilimento siderurgico potentino. La società è indagata per aver tratto vantaggi economici dall’attività svolta. Il sequestro preventivo emesso dal gip di Potenza su richiesta della Procura della Repubblica indaga anche sui controlli delle emissioni, quali diossine, furani, monossido di carbonio e altri composti nocivi in quantità superiore al consentito. Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Potenza sono state avviate dopo numerose segnalazioni di cittadini. Gli impianti di aspirazione sono stati giudicati “insufficienti e non garantiscono, allo stato, di eliminare o contenere la presenza di diossina, di idrocarburi e delle altre emissioni nell’ambiente”. Ad essere sentiti nelle prossime ore, forse, anche i tecnici e funzionari pubblici che avrebbero dovuto controllare le emissioni inquinanti.

Rispetto al lavoro delle maestranze, la Ola chiede che i sindacati e le parti sociali aprano una vertenza obbligando la proprietà a continuare a pagare gli stipendi, fino alla risoluzione delle problematiche ambientali sollevate dalla Procura, al fine di evitare che si inneschi – così come per l’Ilva di Taranto – una guerra tra poveri, con conseguente ricatto occupazionale a scapito di cittadini e lavoratori.

Condividi questo articolo

Commenta questo articolo

Your email address will not be published.