In Algeria sale la tensione sullo shale gas

Opposizione parlamentare, ecologisti, esperti e cittadini si sono scagliati contro la decisione assunta dal governo di concedere il via libera allo sfruttamento del gas non convenzionale presente sul territorio della nazione africana.

Il via libera concesso dal governo algerino allo sfruttamento dello shale gas sul proprio territorio ha generato un vespaio di polemiche. A partire dai principali partiti di opposizione, che hanno denunciato una decisione presa troppo in fretta. Al contempo, alcuni esperti hanno sottolineato i pericoli ambientali provocati dal gas da scisto, mentre una porzione di cittadini ha fatto sapere di voler reclamare un referendum.

In particolare, riferisce l’agenzia AFP, Chems Eddine Chitour, docente della Scuola politecnica di Algeri, ha puntato il dito contro la tecnica del fracking, che consiste nel perforare le rocce sotterranee attraverso potenti getti d’acqua mista a sostanze chimiche: “Alcuni prodotti utilizzati sono cancerogeni, e ci saranno inevitabilmente delle fughe di liquido nelle falde acquifere. Il “rischio zero” non esiste”, ha dichiarato. Mounir Bencharif, coordinatore di un’associazione per la protezione dell’ambiente, reclama invece una consultazione popolare: “Si tratta di una decisione troppo importante per essere presa unicamente dal governo e dai deputati”, ha spiegato.

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