Shale gas: la rivoluzione fa un dribbling all’Italia

Chi conosceva il significato del termine spread prima del 2008?

Ora, dopo un quinquennio di Grande Crisi il concetto del differenziale tra i tassi tedeschi e italiani è diventato di uso comune. Su un percorso socio-linguistico simile è avviata un’altra definizione: quella di shale gas. Come lo spread il concetto di gas «di scisto», di gas «non convenzionale», si sta diffondendo a macchia d’olio. Soprattutto a causa del miraggio che produce ai nostri occhi europei: quello di una fonte di energia abbondante e soprattutto economica, così come sta accadendo negli Stati Uniti da qualche anno a questa parte. Dall’altra parte dell’oceano il gas costa tre volte meno di quello europeo, e alla fine del 2013 la sua estrazione avrà abbondantemente coperto più del 40% della produzione nazionale Usa.

Ebbene, secondo quanto risulta dai dossier sul tema che circolano al ministero dello Sviluppo economico, l’Italia non si deve fare alcuna illusione. Da noi lo shale gas non c’è. La pluridecennale esperienza nella ricerca e nello sfruttamento di idrocarburi (dal dopoguerra in poi) ha messo in evidenza, si legge nelle note del ministero, che «il territorio nazionale è caratterizzato da una rilevante complessità geo-strutturale che non soddisfa le condizioni minerarie necessarie alla formazione e al recupero dello shale gas. Sia sul piano geologico che sul piano territoriale e ambientale – si prosegue – si ritiene quindi che in Italia non ci siano le condizioni favorevoli allo sviluppo della coltivazione di shale gas». Parole chiare, una sorta di pietra tombale che chiude la discussione: inutile aspettarsi che nel sottosuolo italiano possano trovarsi risorse per una «rivoluzione» come quella americana. E se anche qualche prospettiva dovesse emergere bisognerebbe fare i conti con il fatto che «l’utilizzo del fracking (la tecnologia per l’estrazione dello shale gas, ndr ) per la coltivazione di shale gas non è mai stato autorizzato in Italia, né esistono, alla data attuale, procedimenti presso il ministero per il rilascio di permessi, concessioni e autorizzazioni».

Fine della storia? Probabilmente sì per il «non convenzionale». Non altrettanto però per il petrolio e gas «convenzionali», che negli anni futuri potrebbero garantire parecchie soddisfazioni se gli obiettivi della Strategia energetica nazionale venissero effettivamente raggiunti. Poco noto è il fatto che le riserve «provate» italiane di petrolio e gas sono le quinte d’Europa (126 milioni di tonnellate di petrolio equivalente; la Gran Bretagna è a 656 milioni) e che quelle «potenziali» (700 milioni di tonnellate equivalenti) garantirebbero, allo stato attuale dei consumi italiani, la copertura di cinque anni.

Ecco perché l’obiettivo principale del ministero è quello di concentrarsi sul core business delle risorse già in portafoglio. Con il target di raddoppiare da oggi al 2020 la produzione, da 5,4 a 13 milioni di tonnellate equivalenti per il petrolio e da 7,2 a 10,2 milioni per il gas. Uno stato di cose, va detto, che riporterebbe semplicemente l’Italia ai livelli produttivi del 1990, quando l’estrazione del gas nazionale ha conosciuto la sua stagione d’oro. Nei piani, e con il vincolo di mantenere le aree ambientalmente «sensibili» al di fuori della partita, ci si aspetterebbe di mobilitare investimenti per 15 miliardi di euro, di creare 25 mila nuovi posti di lavoro, di risparmiare ogni anno alla bolletta energetica nazionale un esborso di 5 miliardi di euro (diretto verso i Paesi fornitori) e di fare incamerare al Fisco (locale e nazionale) almeno 2,5 miliardi di euro.

E sul fronte dei prezzi? La Strategia non lo contempla, ma almeno una cosa si potrebbe fare per provare ad agganciare qualche effetto positivo della rivoluzione «shale»: attrezzarsi per poter ricevere sulle coste italiane il gas americano a basso prezzo in forma liquida. Dal 2020 gli Stati Uniti diventeranno esportatori netti. Finora il dipartimento dell’Energia di Washington è restio a concedere licenze per l’esportazione. Ma le cose stanno cambiando, e chi si sarà mosso per primo potrebbe godere di vantaggi concorrenziali di non poco conto.

Condividi questo articolo

Commenta questo articolo

Your email address will not be published.