Shale gas a Grangemouth, in Scozia

Ineos ha intenzione di alimentare il sito di Grangemouth, in Scozia, con shale gas proveniente dagli Stati Uniti a partire dal 2016.

Il progetto prevede la costruzione di un terminal con serbatoi e le attrezzature necessarie per approvvigionare i cracker a servizio del complesso petrolchimico. L’utilizzo di etano a basso costo dovrebbe ridurre i costi operativi del sito scozzese, che Ineos aveva minacciato di chiudere nei mesi scorsi se non si fosse raggiunto un accordo con i sindacati sul “piano di sopravvivenza” varato dalla società per ammodernare gli impianti e ridurre i costi fissi. L’obiettivo è garantire la competitività a lungo termine delle produzioni petrolchimiche attraverso un investimento di 300 milioni di sterline.

“Questo investimento è assolutamente essenziale per Grangemouth, ha dichiarato Calum MacLean, direttore generale di Ineos Petrochemicals UK. Senza una seconda fonte di approvvigionamento competitiva le attività nella petrolchimica non sono sostenibili oltre il 2017”.

Il complesso petrolchimico e vicina la raffineria di Grangemouth occupano 1.400 addetti diretti, e con l’indotto rappresentano una delle principali attività industriali in Scozia. Nel sito sono in funzione due cracker con capacità pari a circa un milione di tonnellate annue di etilene e 400.000 t/a di polipropilene, oltre a impianti per LLDPE e polipropilene, rispettivamente da 330.000 e 280.000 tonnellate annue. Il piano di sopravvivenza prevede la chiusura di tre impianti considerati ormai obsoleti: uno per benzene l’anno prossimo e nel corso del 2015 anche il cracker per nafta G4 e un’unità per butadiene.

Ineos, intanto, sta completando la costruzione di serbatoi e terminal per shale gas nel sito di Rafnes, in Norvegia, che diventerà il primo complesso europeo a beneficiare del gas di scisto a costo competitivo.

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