Shale gas, studio Usa: “L’estrazione prolungata causa terremoti”

L’America di Barack Obama sogna di sostituirlo al petrolio per segnare “un nuovo secolo americano”. E persino la Chiesa d’Inghilterra vi vede una possibile via per la salvezza (dal caro bolletta).

Eppure, lo shale gas – l’energia che si ottiene dalle argille iniettando acqua ad alta pressione – è prima di tutto l’energia della discordia. Non solo gli ambientalisti di tutto il mondo l’attaccano, da sempre, definendo il “fracking” devastante per l’ambiente. Ora ci si mettono anche gli scienziati, lanciando l’allarme su una possibile correlazione tra estrazione di shale gas e terremoti.

A dirlo è uno studio che sarà pubblicato sulla rivista “Earth and planetary science letters”, anticipato dal “Wall street Journal”. Secondo gli autori, la grande quantità di shale gas estratta nel sud del Texas dal giacimento dell’area denominata “Eagle Ford shale” sarebbe la causa di un’ondata di piccoli terremoti registrati nella zona. Il motivo è dovuto al metodo di produzione, che prevede perforazioni della roccia verticali e orizzontali e frantumazioni idrauliche (fracking). Dopo l’estrazione del gas e il suo progressivo esaurimento, dicono gli studiosi, i liquidi (gas e acqua) presenti nelle rocce limitrofe si stabilizzano, innescando una serie di piccole scosse che sono spesso troppo deboli per essere avvertite in superficie. Ma non per questo meno dannose, sul lungo periodo. Lo studio però non fornisce prove, se non nella forma di connessioni indirette. A cominciare dai piccoli terremoti che sono stati regolarmente registrati, fin dal 1970, nei pressi della cittadina di Fashing, in Texas, non lontana da un centro di estrazione di shale gas. In passato altri studi hanno collegato l’attività svolta nei pozzi con un aumento dell’attività sismica: tra questi il rapporto “US Geological Survey 2012”. Ma quello che sarà pubblicato sulla “Earth and planetary science letters” è il primo a mettere a correlare l’aumento di terremoti con l’esaurimento dei giacimenti.

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