La Shell e il “turismo” petrolifero

Saranno stati gli effetti degli intrecci energetici rivelati nei dispacci di Wikileaks (i quali hanno evidenziato le corsie preferenziali di Eni spa, ndr) o, semplicemente, il tentativo di tutelare i propri interessi in terra straniera, a spingere l’ambasciatore britannico, Edward Chaplin, sulla via lucana?

Una cosa è certa: il suo viaggio in Val d’Agri e al centro Olio di Viggiano non è un caso, anche alla luce di alcune sue recenti dichiarazioni. “Le questioni petrolifere in Basilicata da Roma non sono molto chiare ed é quindi stato opportuno visitare di persona le aree interessate dai giacimenti ove é impegnata assieme all’Eni la compagnia Shell”.

In effetti, la Shell in Basilicata è presente, elargendo royalties pari a oltre 49 milioni di euro, esclusivamente alla Regione e ad alcuni comuni della Val d’Agri. Dati economici verificabili nella tabella pubblicata dall’Osservatorio ambiente dell’Organizzazione Lucana Ambientalista (estrapolata da fonti Unmig, ndr).

La Shell Italia spa svolge attività di produzione, raffinazione e commercializzazione di carburanti e lubrificanti. Appartiene al gruppo Royal Dutch/Shell, con il controllo – tramite Shell Italia Finanziaria, che ne detiene l’intero capitale sociale, della holding The Shell Petroleum Company Limited, società di diritto inglese. Il capitale sociale di quest’ultima è detenuto, a sua volta, per il 60% dalla holding finanziaria Royal Dutch Petroleum Co. (società di diritto olandese, ndr) e per il 40% dalla holding finanziaria The Shell Transport and Trading Co. p.l.c. (società di diritto inglese, ndr). In terra lucana la società anglo-olandese è presente, assieme ad Eni spa, nella concessione Val d’Agri (con il 39,23% delle quote) e nella concessione Gorgoglione (con il 25% delle quote), assieme ad Esso (25%) e Total (50%). Inoltre la compagnia è presente nei permessi di ricerca Fosso Valdienna (area Gallipoli Cognato-Piccole Dolomiti Lucane-Calanchi Lucani) con il 9,3% delle quote di partecipazione assieme a Esso, Total ed Eni e nei permessi Monte La Rossa (10%, assieme ad Edison ed Eni) e Tempa Moliano (9,3%, assieme a Total, Esso ed Eni).

Al di là delle richieste di un “tavolo di concertazione sulla produzione degli idrocarburi, presso il Ministero dello Sviluppo economico” e allo stato di regione “turisticamente forse poco conosciuta in Gran Bretagna”, come dichiarato all’Ansa dal presidente della Giunta regionale, Vito De Filippo, la presenza della compagnia inglese in Basilicata è destinata a crescere. Infatti, la Shell ha prodotto nuove istanze di permesso ancora in attesa delle autorizzazioni, con quote del 100%, nei permessi denominati “Grotte del Salice” (Calanchi-Basso Agri), “La Cerasa” (alta Val d’Agri-Melandro), “Monte Cavallo (Alta Val d’Agri-Vallo di Diano), Pignola (Alto Basento). Interessi enormi che aprono prospettive in uno scenario più vasto che guarda ai mercati petroliferi e gassiferi euroasiatici (Mar Caspio, ndr) e nord africani (Algeria e Libia, ndr) che situano la Basilicata, le Valli del Basento, del Sauro-Camastra e della Val d’Agri in uno snodo energetico mondiale, con un fragile territorio ed una economia di assistenza, in bilico tra colossali interessi e disastri ambientali. Altro che turismo.

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