Il viaggio dei rifiuti ex-Sisas

Chivasso non vuole i rifiuti della ex Sisas. Nuove polemiche intorno alla bonifica del Sito d’interesse nazionale di Pioltello, in provincia di Milano. Quasi 70mila tonnellate di materiale sono finiti alle porte di Torino, dopo un iter autorizzativo sulla cui regolarità la popolazione locale nutre alcuni dubbi.

Oltre 69mila tonnellate di rifiuti speciali derivanti dalla bonifica del polo chimico di Pioltello-Rodano sono finite a Chivasso, in provincia di Torino, in un impianto di smaltimento della SMC Smaltimenti Controllati spa. Sono una parte delle 280mila tonnellate di rifiuti non pericolosi e pericolosi recuperati all’interno della ex-Sisas, azienda produttrice di acetilene, chiusa definitivamente il 28 aprile 2001. A spedirle – e tracciarle con un documento del 6 maggio 2011 – la Daneco Impianti srl, società a responsabilità limitata impegnata nella rimozione delle scorie presenti nell’area industriale alle porte di Milano, classificata come Sito d’interesse nazionale dal ministero dell’Ambiente. La discarica di Chivasso in località Fornace, denominata “Chivasso 3”, rappresenta uno dei più grandi impianti del Piemonte. Qui – dagli inizi degli anni Ottanta ad oggi – sono stati autorizzati allo smaltimento 4.135.000 metri cubi di rifiuti, tra urbani e speciali. Tra questi, anche le 69.213,37 tonnellate di rifiuti non pericolosi dell’ex-Sisas (classificati con il codice CER 191212, rifiuti misti), “utilizzati come copertura” del materiale già presente. A denunciarlo è Marco Marocco, del locale comitato cittadino Terrasana. Marocco spiega che più volte è stata chiesta alle autorità competenti “la messa in sicurezza delle zone ove è stato scaricato il materiale di Pioltello, constatando solo degli spostamenti ed abbancamenti, se non insabbiamenti e dispersioni di quei materiali. In seguito la SMC ha chiesto una variante all’Autorizzazione integrata ambientale (rilasciata nel 2008, ndr) perché le sponde non reggono i rifiuti, tanto da indurre la Provincia di Torino ad autorizzare la realizzazione di massicciate di sostegno ritenendo detta variante come non sostanziale al progetto”. Sono passaggi burocratici, tra autorizzazioni ed aggiornamenti dell’Aia, che secondo i cittadini chiavassesi, preoccupati per gli impatti sulla salute ed il pericolo di percolato nelle falde, sarebbero molto discutibili.

In effetti, il conferimento dei rifiuti non pericolosi (quelli classificati con il codice CER 191212) è stato oggetto di un percorso autorizzativo che appare ingarbugliato. Nel 2006 -con determina del dirigente del Servizio gestione rifiuti e bonifiche (la n. 113-147650)- la Provincia di Torino aggiorna, per la “Chivasso 3”, l’elenco dei rifiuti smaltibili in discarica, inserendo anche il sopraccitato codice CER, ma “con limitazione ai rifiuti provenienti da impianti di trattamento di rifiuti speciali non pericolosi”. Significa che a Chivasso può arrivare “esclusivamente il residuo delle operazioni di selezione condotte” nel luogo di provenienza e non miscelati. Il 30 luglio 2010, due mesi prima dell’aggiudicazione ufficiale delle operazioni di bonifica dell’ex-Sisas da parte della Daneco, la SMC richiede e ottiene -il 10 novembre 2010- la modifica della “limitazione ai rifiuti provenienti da impianti di trattamento di rifiuti speciali non pericolosi”. Il 26 febbraio 2011 vengono scaricati i rifiuti di Pioltello. Il 17 giugno 2011, dopo che il Comune di Chivasso -con ordinanza n.98/11 del 4 marzo 2011- ha chiesto alla SMC la sospensione immediata del conferimento, la Provincia di Torino diffida la società perché i rifiuti conferiti “non risultano compatibili con l’autorizzazione in essere”, in quanto frutto di “operazioni di miscelazione e di omogeneizzazione […], avvenute presso gli impianti previsti per il sito di bonifica ex Sisas”, chiedendone la messa in sicurezza o la rimozione totale. A questo punto, siamo al 19 luglio 2011, la SMC Smaltimenti Controllati spa -controllata tramite la Waste Italia dal gruppo Unendo, lo stesso della Daneco- incarica l’ingegner Claudio Oggeri, docente di Ingegneria e sicurezza degli scavi del Politecnico di Torino, di stilare una relazione finalizzata all’adozione degli interventi richiesti. Le valutazioni tecniche arrivano il 15 settembre 2011, dando esito negativo. Il materiale scaricato “non è in grado di produrre specificamente percolati, in quanto reso inerte dalla miscelazione con terreno grossolano”, né è causa di produzione di biogas.

Tutto nella norma, o quasi, se non fosse per alcune indagini avviate dalla Procura di Milano nel giugno 2011 e inerenti le modalità di assegnazione della bonifica dell’ex-Sisas, che sollevano alcuni dubbi. Secondo l’accusa la Daneco “si sarebbe aggiudicata l’appalto che prevedeva lo smaltimento di rifiuti inizialmente dotati del codice europeo 191302, per poi modificarne i termini, cambiando tipologia di rifiuto in scarti dal codice 191212 (lo stesso scaricato a Chivasso, ndr), meno inquinanti e meno costosi da stoccare in discarica”. A darne notizia è un articolo pubblicato su Il fatto quotidiano il 23 settembre 2011. Ad “oliare” il sistema sarebbe stata una presunta tangente di 700mila euro pagata dalla Daneco all’ex commissario straordinario per la bonifica di Pioltello, Luigi Pelaggi. L’obiettivo: far chiudere un occhio sulle operazioni di smaltimento di rifiuti “declassati”, ovvero da pericolosi a non pericolosi. Quella della bonifica della ex Sisas è “una sporca storia”, come la definisce Greenpeace in uno speciale dossier sui viaggi delle scorie anche fuori dai confini nazionali. Nello specifico in Spagna, nella discarica di rifiuti tossici della Befesa a Nerva. La Daneco Impianti srl dichiara di aver spedito in Andalusia sostanze pericolose (CER 19.13.01*), non smaltibili in Italia, in quantità pari a 25mila tonnellate. Numeri che non tornano secondo l’associazione ambientalista, secondo la quale “il 7 marzo (2011, ndr) le autorità andaluse hanno inviato copia dell’autorizzazione all’importazione rilasciata alla Daneco per un totale di 60mila tonnellate di rifiuti provenienti dall’area ex Sisas di Pioltello-Rodano. L’autorizzazione concerne rifiuti classificati con CER 191302, ovvero rifiuti non pericolosi provenienti da attività di bonifica”. A palesarsi è, quindi, il sospetto di un intenzionale declassamento dei rifiuti spediti nell’impianto di Nerva.

Intanto, mentre altri impianti ubicati in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Friuli sono stati la destinazione finale delle scorie ex-Sisas, il comitato Terrasana continua a battersi contro un nuovo ampliamento della “Chivasso 3”, soprattutto per quanto concerne lo smaltimento dei rifiuti speciali assimilati agli urbani. A Pioltello, invece, c’è un nuovo commissario per la bonifica, che dovrà seguire il completamento dello smaltimento dei rifiuti derivanti dall’esecuzione degli interventi relativi al sistema di emungimento delle acque di falda. Un progetto da 2,7 milioni di euro.

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