In Spagna è sciame sismico da stoccaggi

In Spagna un’équipe di sismologi dell’Instituto Geografico Nacional ha individuato nel progetto di stoccaggio di gas Castòr la causa dello sciame sismico al largo del Golfo di Valencia, come raccontato da oltre un mese da Meteoweb.  E dall’Università di Napoli avvertono: “Dalla sismicità indotta causata direttamente dalle iniezioni di gas ad alta pressione nel sottosuolo instabile tettonicamente alla sismicità attivata dai pompaggi, il passaggio può essere inaspettato e drammaticamente disastroso”.

Con una serie di articoli a firma di Lorenzo Pasqualini, da oltre un mese il sito Meteoweb si sta occupando dello sciame sismico, in atto da molte settimane al largo del Golfo di Valencia, circa a 100 chilometri a nord della terza città più grande della Spagna e a 22 chilometri dalla costa. Oltre 300 scosse registrate finora, moltissime con magnitudo superiore a 3.0, come l’ultima del primo ottobre da 4.2. Ma cosa c’è dietro questa intensa ed improvvisa attività sismica? A spiegarlo, dopo una serie di studi, un’équipe di sismologi dell’Instituto Geografico Nacional (ING). Partendo dall’assunto che “l’area colpita non aveva mai conosciuto un simile fenomeno“, alla base dello sciame sismico “non ci sarebbe attività tettonica bensì le attività di iniezione di gas che stanno procedendo da alcune settimane, nell’ambito del progetto Castòr di immagazzinamento sotterraneo di gas”, con conseguenti “spaccature e crolli nelle rocce carbonatiche in cui viene iniettato”. In sostanza, la causa scatenante sarebbe riconducibile alle attività di stoccaggio “sottomarino” di gas – immediatamente interrotte il 16 settembre – portate avanti in seno al progetto Castòr nel vecchio giacimento di greggio di Amposta. Il progetto della compagnia Escal UGS S.L., prevede lo stoccaggio annuo di 1 miliardo e 300 milioni di metri cubi di gas.

Breve storia del giacimento. Il giacimento di greggio di Amposta fu scoperto nel 1973 dalla Shell, nelle acque del Mediterraneo a circa 22 chilometri di distanza dalla città Vinaròs Castellon. Dal 1973 al 1989 furono estratti 56 milioni di barili di greggio con picchi massimi di 40 mila barili di greggio estratti ogni giorno. Nel 1996 la Escal UGS S.L. ottenne dal ministero dell’Industria spagnolo il lasciapassare necessario per condurre tutte le indagini finalizzate ad una possibile conversione del giacimento a stoccaggio di gas naturale. Dopo 30 milioni di euro investiti in studi e lavori di fattibilità, nel 2007 i risultati e le conclusioni ottenute dalla Escal UGS S.L. vengono ratificati dagli organi preposti. Nel 2008 arrivano così le autorizzazioni necessarie. Nel 2010 l’inizio dei lavori di approntamento del campo. Entro il 2014 l’avvio ufficiale.

Una storia – quella del giacimento di greggio di Amposta – molto comune in Italia, dove una buona parte dei vecchi giacimenti di gas sono stati riconvertiti a campi di stoccaggio, soprattutto nella Pianura Padana, dall’Emilia Romagna alla Lombardia. Progetti che rappresentano il cuore della Strategia energetica nazionale e del Piano di sviluppo degli stoccaggi italiani. La notizia della sospensione del progetto Castòr ha destato immediatamente la preoccupazione di comitati e cittadini della provincia di Cremona, ai quali è venuta subito in mente la sismicità indotta “prescritta” dal ministero dell’Ambiente in seno agli iter autorizzativi dei progetti di Sergnano e di Bordolano. Una vicenda sollevata da Altreconomia ad inizio anno, che oggi fa riflettere dal punto di vista della normativa comune per gli Stati membri, trattandosi di attività considerate strategiche per l’approvvigionamento di gas del Vecchio Continente. Da una parte, in Europa c’è una direttiva che regola le principali attività del mercato del gas nei Paesi europei, ma dall’altra non c’è una normativa comune dal punto di vista della sicurezza. Sulla questione della sismicità indotta e del giacimento di Amposta – così come già avvenuto qualche mese fa – è intervenuto l’ufficio stampa della Snam, con una nota a firma di Claudio Urciuolo, responsabile comunicazione esterna, per il quale “è importante specificare che (quello di Amposta, ndr) è un giacimento in rocce rigide, mentre quelli gestiti da Stogit nella Pianura Padana sono in formazioni plastiche e flessibili che nel corso dei millenni hanno resistito ad innumerevoli eventi sismici. Si tratta di differenze sostanziali, dal momento che il giacimento di Amposta, da cui una volta si estraeva petrolio, è costituito da rocce carbonatiche (calcari e dolomie), mentre quelli di Stogit sono in rocce terrigene (sabbie, ghiaie e argilla come copertura). A questo proposito, giova inoltre ricordare che anche in occasione dei terremoti del maggio 2012 in Pianura Padana, non solo i giacimenti non hanno patito alcun danno, benché a pochi chilometri dall’epicentro, ma è anche stata esclusa qualsiasi correlazione tra gli eventi sismici e le attività di stoccaggio”.

Nel dibattito è intervenuto anche Franco Ortolani [1], ordinario di Geologia all’Università di Napoli Federico II – dove è direttore del Dipartimento Scienza del Territorio – che evidenzia come l’Italia per numero di progetti di stoccaggio in Europa è ultima, ma è prima “per quanto riguarda la tettonica attiva e le faglie sismogenetiche che hanno già originato sismi disastrosi. E guarda caso quasi tutti gli impianti di stoccaggio esistenti e progettati si trovano al di sopra delle zone sismogenetiche, come definite da Ingv. Vale a dire su un substrato sede di scontro tettonico o estensione tettonica crostale dove vi è già accumulata energia tettonica da decenni e da secoli. Si tratta di un sottosuolo da prendere con le molle – continua il professor Ortolani – nel senso che si devono evitare perturbazioni per non scatenare sismi ben più potenti e distruttivi di quelli indotti dalle attività di iniezione di fluidi ad alta pressione in un sottosuolo stabile tettonicamente. […] La Geologia dell’Europa è molto variabile […] Basta consultare la mappa della pericolosità sismica d’Europa per vedere che gli impianti di stoccaggio oltre confine non si trovano su un sottosuolo instabile tettonicamente. Le attività di stoccaggio, però, inducono sismicità, come è noto in Olanda (che ha riconosciuto con legge l’impatto ambientale obbligando le compagnie a risarcire eventuali danni causati dai sismi indotti) e come sta accadendo in Spagna nel Golfo di Valencia dove sono state sospese le iniezioni di metano nel sottosuolo dopo un’inattesa attività sismica culminata con un recente evento di magnitudo 4,2. La verità ambientale va accuratamente e valutata con trasparenza per poter realizzare gli interventi nel sottosuolo nella massima sicurezza di tutti i cittadini. Dalla sismicità indotta causata direttamente dalle iniezioni di gas ad alta pressione nel sottosuolo instabile tettonicamente alla sismicità attivata dai pompaggi, il passaggio può essere inaspettato e drammaticamente disastroso. Occhio ai maghi che, registrando l’attività sismica dalla superficie, pensano di avere inventato la manopola per controllare i sismi indotti nel sottosuolo e di potere comandare il loro arresto! Chi sostiene questo è al di fuori della realtà geologica di un sottosuolo di cui si conosce ben poco”.

Note post stesura
[1] Intervento pervenuto il 6 ottobre 2013

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