Disastro Sistri

Non è durato nemmeno tre mesi il processo di attuazione del Sistri, il nuovo sistema informatico sulla tracciabilità dei rifiuti, voluto dal ministero dell’Ambiente ed approvato con decreto ministeriale del 17 dicembre 2009 ed il cui software house è stato realizzato dalla Selex Service Management spa, gruppo Finmeccanica.

Il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha annunciato che venerdì 16 aprile 2010 sarà presentato al Consiglio dei ministri uno schema di decreto legge per prorogare fino al 30 giugno prossimo il termine ultimo di presentazione del modello unico di dichiarazione ambientale – ovvero il vecchio Mud – sulla strada della “pensione” proprio dopo la nascita del Sistri. Ma evidentemente qualcosa non ha funzionato nell’adozione dello sponsorizzatissimo sistema, osteggiato subito dall’associazione di categoria degli autotrasportatori, “Trasporto Unito”, in quanto “sarebbe ancora fondamentalmente immaturo”.

In effetti il Sistri – nato per informatizzare l’intera filiera dei rifiuti speciali a livello nazionale e dei rifiuti urbani per la Regione Campania, per semplificare procedure ed adempimenti, per aumentare trasparenza e conoscenza, per prevenire l’illegalità o ridurre il carico burocratico nella gestione dei rifiuti – non essendo ben sincronizzato con il Registro delle Imprese e con l’Albo Gestori Ambientali non garantirebbe uniformità per le imprese coinvolte appesantendo le stesse con procedure e scadenze burocratiche. Questo influirebbe sulla sorveglianza di oltre 150 milioni di tonnellate l’anno, favorendo il protrarsi delle attività illegali.

Costi ed autorizzazioni. Entrando nello specifico, come racconta Claudio Rispoli, chimico ed esperto di gestione rifiuti da oltre venti anni, il Sistri è “poco efficace e troppo oneroso. Non a caso il settore è in allarme e non certo per timore di lasciar venire alla luce irregolarità, quanto per gli alti costi che esso comporta, senza il vantaggio di avere realmente arginato il fenomeno delle ecomafie“, che creano il loro business sia sul fronte dei rifiuti non pericolosi, sia sul fronte dei rifiuti pericolosi. Quest’ultimi, in quantità pari al 55% della produzione italiana, sono destinati ad impianti di smaltimento finale all’estero, verso mete come Germania e Francia, ragion per cui come sarà gestito il tratto italiano percorso dai trasportatori stranieri? Un interrogativo che non trova risposta nel decreto istitutivo del 17 dicembre scorso, al quale se ne aggiungono altri, relativi ai costi elevati e alle disponibilità tecnologiche che gravano sulle aziende coinvolte nella produzione e nel trasporto, dove il “lavoro sporco” è solitamente condotto da una miriade di piccole S.r.l., per conto di poche S.p.A. Tutto in un panorama nazionale che mostra falle anche nel sistema delle autorizzazioni e dei quadri prescrittivi con cui ed all’interno dei quali operano gli impianti di smaltimento e di recupero, più che disomogeneo sui territori. Il Sistri traccia i viaggi compiuti dai rifiuti, ma non è in grado di risolvere le inadempienze interne agli impianti.

Il nodo della tracciabilità e dell’accesso ai dati. Il nodo della questione sembra quindi essere proprio quello della tracciabilità. Ed è un paradosso. Cosa succede quando si è di fronte ad una gestione dei rifiuti esterna all’unità locale di riferimento, ovvero nelle aree soggette a bonifica o quando il dispositivo da montare sui veicoli non viene messo in funzione? Succede che i rifiuti si “perdono” ed i conti non tornano, così come nei vecchi Mud. Se il “chi” deve iscriversi deve ancora essere messo a punto, il “cosa” trasporta resta un’incognita, considerando che nei moduli d’iscrizione – oltre a non evidenziare le targhe dei veicoli adibiti al trasporto – non si chiede nessun codice C.E.R. (Catalogo Europeo dei Rifiuti), l’unica categorizzazione intorno alla quale si gioca la vera partita economica delle ecomafie, tra falsificazioni ed inchieste giudiziarie. L’informazione e l’accesso ai dati raccolti, poi, saranno demandate ad un Catasto dei Rifiuti gestito dall’Ispra, consultato solo da Enti ed aziende. Cosa loro.

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2 commenti



  1. Murizio Reboni - 29 aprile 2010 at 01:30

    Purtroppo concordo sul fatto che almeno per ora il sistri aggiunge spese a chi si iscrive e non garantisce la tanto voluta trcciabilità dei rifiuti speciali ma eventualmente solo quella dei mezzi e dei suoi conducenti e solo in Itlia. Poi manca una definizione sul conetto di “prodduttore iniziale” e “detentore” se, come prevede l’art. 183 lett. a del dlg 152/2006, è facoltà del produttore decidere di disfarsi di un bene. Può anche decidere di non disfarsi, qundi non c’è conseguente produzione di rifiuto. o sbaglio ? E poi in untrimestre si sono viste milgiaia diaziendespecializzate in corsi e corsetti a pagamento su cosa? sulle incertezze del sistri ?.
    E poi ancora ce ne sarebbero altri punti da chiarire ma lascio agli esperti l’incombenza di risolverli.

  2. Murizio Reboni - 29 aprile 2010 at 01:32

    Purtroppo concordo sul fatto che almeno per ora il sistri aggiunge spese a chi si iscrive e non garantisce la tanto voluta trcciabilità dei rifiuti speciali ma eventualmente solo quella dei mezzi e dei suoi conducenti e solo in Itlia. Poi manca una definizione sul conetto di “prodduttore iniziale” e “detentore” se, come prevede l’art. 183 lett. a del dlg 152/2006, è facoltà del produttore decidere di disfarsi di un bene. Può anche decidere di non disfarsi, qundi non c’è conseguente produzione di rifiuto. o sbaglio ? E poi in un trimestre si sono viste migliaia di aziende “specializzate” hepromuovono corsi e corsetti a pagamento su cosa? sulle incertezze del sistri ?.
    E poi ancora ce ne sarebbero altri punti da chiarire ma lascio agli esperti l’incombenza di risolverli

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