Sulmona, centrale Snam ad un passo da autorizzazione

A seguito della Conferenza di Servizi di mercoledì 8 ottobre, sembrerebbero essere più vicine le autorizzazioni per la realizzazione della centrale di compressione Snam, in località Case Pente di Sulmona.

“Non ci facciamo illusioni e non vogliamo che se ne facciano i nostri concittadini: con la Conferenza di Servizi di ieri la Snam è ormai vicinissima ad ottenere l’autorizzazione per la costruzione della centrale di compressione”. Si apre così l’ennesimo comunicato stampa di denuncia del Comitato Cittadini per l’Ambiente di Sulmona. Un annuncio amaro seguito da una constatazione di natura politica nella quale trova spazio il decreto “Sblocca Italia” e i suoi effetti sui principali progetti energetici di sfruttamento, trasporto e stoccaggio del gas attivi nel nostro Paese. Tra i quali proprio il piano Snam che, oltre a prevedere la realizzazione del gasdotto “Rete Adriatica” – da Brindisi a Minerbio – prevede la costruzione della centrale di compressione del gas verso nord, pronta a servire gli stoccaggi della Pianura Padana e l’Europa. Un progetto, questo, che – come ricordano dal Comitato Cittadini per l’Ambiente di Sulmona -, tra bocciature, varianti, rinvii e ripensamenti, “tutte le Istituzioni elette dai cittadini (Camera dei Deputati, Regione, Provincia, Comune, Comunità Montana) hanno detto no”. Ma, nonostante questo, “il Governo nazionale attraverso il decreto Sblocca Italia e la riforma del Titolo V della Costituzione” si è schierato “inequivocabilmente dalla parte della Snam”, dimostrando “come gli interessi dei poteri forti e delle multinazionali siano considerati prevalenti rispetto alla volontà dei cittadini e degli atti deliberativi espressi dai loro rappresentanti istituzionali”.

I cittadini e le associazioni hanno capito, pertanto, che l’unico punto di svolta potrebbe essere quello di spostare il tutto in un vero e proprio braccio di ferro tra la Regione Abruzzo e lo Stato, sollecitando alla prima di dichiararsi indisponibile “ad accettare nessuna imposizione dall’alto e che intende far valere fino in fondo i diritti e i poteri che la vigente normativa le riconosce. Avendo la Regione negato l’intesa, qualsiasi forzatura sarebbe inaccettabile, antidemocratica ed incostituzionale essendo, a tutt’oggi, l’energia materia concorrente tra Stato e Regione”. La strada da seguire sarebbe la sospensione di ogni decisione della Conferenza di Servizi sulla falsa riga di quanto sta avvenendo in Puglia, in merito alla vicenda dell’approdo a Melendugno del gasdotto Trans Adriatic Pipeline (TAP), “studiare una soluzione alternativa sia al metanodotto Rete Adriatica, sia alla centrale di compressione” ed istituire “un tavolo nazionale di confronto, con la partecipazione delle Regioni e di tutti i soggetti coinvolti, che abbia come presupposto la volontà di procedere ad una valutazione seria ed approfondita – attraverso lo studio dei vari impatti – delle alternative all’attuale progetto della Snam e non di chiusura e di presa in giro come fino ad ora dimostrato”.

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