Mancava solo Alfonsine

La Stogit guarda al futuro e si porta avanti rispetto all’ultimo piano italiano degli stoccaggi di gas, approvato con decreto 5 aprile 2013 del ministero dello Sviluppo economico. Uno degli ultimi firmati da Corrado Passera. La società controllata al 100% da Snam spa – con sede legale a San Donato Milanese – il 9 luglio 2013, senza perdere tempo, ha presentato al ministero dell’Ambiente l’istanza per l’avvio della procedura di Valutazione d’Impatto Ambientale relativa al progetto di stoccaggio “Alfonsine”, in provincia di Ravenna.

Se la Stogit – oggi titolare di 10 concessioni – dovesse ottenere tutte le autorizzazioni necessarie allo sviluppo del nuovo campo, rafforzerebbe la sua posizione di maggiore operatore italiano nel settore, ed uno dei principali a livello europeo. Dopo “Bordolano” mancava, infatti, all’appello solo “Alfonsine” per completare i propri progetti in cantiere. Una corsa inarrestabile verso il superamento, fin da ora, della soglia di 24 miliardi di metri cubi di gas da stoccare entro il 2015, con l’inizio delle attività nei campi di stoccaggio di “San Potito e Cotignola” (Edison Stoccaggi / Blugas infrastrutture) e “Cornegliano” (Ital Gas Storage), rispettivamente in Emilia Romagna e Lombardia, regioni nodali nella mappa dell’”Italia degli stoccaggi”.

Gli incrementi significativi avverranno infatti per “Minerbio stoccaggio” (da 2.658 milioni di metri cubi a 2.922 milioni di metri cubi), “Ripalta stoccaggio”, “Sabbioncello Stoccaggio”, “Settala Stoccaggio” e “Fiume Treste”, in Abruzzo, che con una capacità di stoccaggio attuale pari a 4.605 milioni di metri cubi resterebbe il campo più grande d’Italia. A questi dovrebbe poi aggiungersi proprio il campo di Alfonsine, per il quale è prevista una capacità di stoccaggio pari ad 1 miliardo e 960 milioni di metri cubi di gas. Quasi 2 miliardi. Con punte di erogazione massime pari a 20 milioni di metri cubi di gas, che se dovessero essere trasportati e commercializzati tutti potrebbero rappresentare un potenziale guadagno giornaliero pari a 4 milioni di euro.

Lo sfruttamento massiccio del sottosuolo di “Alfonsine” ha inizio, sostanzialmente, negli anni Sessanta. Fino al 2000 vengono estratti -prima dall’Agip e poi dall’Eni- più di 15 miliardi e mezzo di metri cubi di gas. Il 18 giugno 1998 il ministero delle Attività produttive accorda ad Eni una proroga di 20 anni della concessione di coltivazione ed appena un anno dopo, la multinazionale italiana ottiene anche l’affidamento dell’omonima concessione di stoccaggio, per lo stesso periodo di tempo, poi trasferita nel 2002 alla Stogit con decreto ministeriale del 22 febbraio. Fino al 2008 si susseguono test e prove di fattibilità, come confermato da alcune amministrazioni locali ignare di progetti per la realizzazione di un impianto di stoccaggio di gas nei vecchi giacimenti di Alfonsine, un comune di 12 mila abitanti.

Invece la Stogit ha depositato presso gli uffici del ministero dell’Ambiente il suo Studio d’impatto ambientale, in merito al quale enti, associazioni e cittadini possono presentare le proprie osservazioni entro il 13 settembre 2013. Nel perimetro della concessione di stoccaggio -che si sviluppa su una superficie di 85,88 chilometri quadrati principalmente nel territorio di Alfonsine e Lugo, localizzata a sud-est rispetto al Parco regionale del Delta del Po- la Stogit chiede le autorizzazioni necessarie per realizzare una nuova centrale di stoccaggio di gas e la perforazione e successiva messa in esercizio di 19 nuovi pozzi in una delle aree del ravennate e della Bassa Romagna a rischio subsidenza.

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