Terremoto in Emilia. Stop al gas e al greggio

La Regione Emilia-Romagna ha deciso di sospendere su tutto il territorio regionale “qualsiasi nuova attività di ricerca e coltivazione” di gas e greggio, così come la produzione dalla concessione “Mirandola”. La decisione è stata presa nel corso dell’Assemblea legislativa riunitasi a partire dalle 9.30 del 15 aprile per discutere dell’attività svolta dalla Commissione internazionale Ichese, istituita a dicembre del 2012 per studiare le possibili relazioni tra attività di esplorazione per idrocarburi e aumento dell’attività sismica nell’area colpita – nel maggio 2012 – dal terremoto dell’Emilia Romagna. Ma i No Triv non ci stanno e manca l’atto ufficiale che sancisce lo stop alle attività.

Contestualmente alla decisione assunta dall’Assemblea regionale – rispetto alla quale le associazioni e i cittadini attivi hanno dissentito chiedendo, invece, il blocco totale ed immediato delle attività estrattive – questa mattina sul portale ufficiale della Regione Emilia Romagna è stato pubblicato il Rapporto integrale redatto dalla Commissione Internazionale Ichese – già depositato in Regione il 17 febbraio 2014 – tenuto finora secretato, ed emerso solo in seguito ad un articolo pubblicato dalla rivista americana Science che ne svelava parte dei contenuti. Un report in inglese di 213 pagine, con conclusioni in italiano che, sostanzialmente, aprono ad ulteriori approfondimenti sull’area interessata dal sisma ed oggetto di studio, affidati ad una nuova commissione.

Infatti, il presidente della Commissione per gli idrocarburi e le risorse minerarie (Cirm) del ministero dello Sviluppo economico, Franco Terlizzese, ha istituito il 27 febbraio 2014 un gruppo di lavoro con l’obiettivo di definire gli indirizzi e le linee guida per il monitoraggio della microsismicità, delle deformazioni del suolo e della pressione di poro nell’ambito delle attività antropiche, partendo dalle raccomandazioni della Commissione Ichese, pagata con soldi pubblici (50 mila euro, ndr) sottratti dal Fondo per la Ricostruzione. In poche parole, da parte del ministero dello Sviluppo economico – anche alla luce delle disposizioni ricevute dalla Strategia Energetica Nazionale – c’è l’intenzione di avviare una sorta di sperimentazione proprio in quei territori più a rischio in cui vigono concessioni di coltivazioni attive, mettendo in atto una serie di monitoraggi sulla microsismicità e l’applicazione degli stessi alle nuove attività e a quelle in corso. Perché la produzione nazionale deve andare avanti, con o senza la concertazione con i territori, nonostante quello della sismicità, sia “un rischio presente”. Come esplicitato dallo stesso Franco Terlizzese nel corso di un convegno organizzato dalla “Fondazione Segni” a Sassari, lo scorso 21 marzo 2014, il quale presentandosi alla platea, affermò di essersi occupato e di occuparsi anche di “[…] di sismicità e di sismicità indotta, in quanto la Commissione internazionale nominata dal prefetto Gabrielli […] vede una serie di esperti tra cui anche me, abbiamo da poco concluso i lavori, che hanno effettivamente evidenziato come anche questa sia una componente da studiare, da conoscere e da diffondere, è un rischio presente. Ci sono Paesi che molto prima di noi hanno reso pubblici i risultati degli studi, hanno reso consapevoli le persone dei rischi connessi con le attività, hanno trovato un equilibrio tra i rischi e lo sviluppo delle attività che si svolgono regolarmente. Io penso che al di là dei radicalismi ci potremmo riuscire anche qui in Italia“.

Una tesi che ben si sposa con la decisione di questa mattina assunta dall’Assemblea regionale di sospendere su tutto il territorio regionale “qualsiasi nuova attività di ricerca e coltivazione” di gas e greggio, in attesa di approfondimenti, che potrebbero arrivare in un mese, così come in un anno. Attualmente, in Emilia Romagna, risultano avviate 14 istanze di permesso di ricerca in terraferma e 4 istanze per la concessione di coltivazione in terraferma. 35 sono, invece, i permessi di ricerca vigenti già attribuiti e 37 le concessioni di coltivazione vigenti, tra le quali c’è la concessione “Mirandola” della Padana Energia, già società del gruppo Eni, acquisita nel 2010 dalla Gas Plus. La cui produzione viene sospesa a titolo cautelativo e per consentire la ricerca scientifica. Perché proprio la concessione di coltivazione “Mirandola” – dalla quale finora sono stati estratti in media 200 mila barili di greggio all’anno e oltre 800 mila metri cubi di gas, sui 200 milioni di metri cubi dell’intero territorio regionale – è al centro dello studio della Commissione Internazionale Ichese.

Gli scienziati sostengono che ad alterare lo stato delle cose possano essere state le variazioni di pressione derivanti dalla rimozione del greggio e dall’iniezione di acque di strato ad alta pressione (fino a 130 mila metri cubi solo nel 2011), escludendo che queste operazioni possano aver rappresentato l’unica causa, perché “non sufficienti”, ma al tempo stesso ipotizzando che i cambiamenti indotti dal sisma del 20 maggio 2012 – anche se estremamente piccoli – avrebbero potuto innescare l’evento del 29 maggio alterando ulteriormente lo stress della crosta terrestre. Insomma, un terremoto innescato e non indotto. La Commissione Ichese avrebbe raggiunto questa conclusione portando avanti “un’analisi dettagliata dei dati di produzione ed iniezione relativi alla concessione di Mirandola […] Nell’aprile-maggio 2011 c’è stato una repentina variazione di tendenza, da decrescente a crescente, di tutti i parametri di produzione, che risulta correlata statisticamente con un aumento della sismicità, sia in numero di eventi che in energia […] Queste valutazioni indicano che l’attività sismica immediatamente precedente il 20 maggio e l’evento principale del 20 maggio sono statisticamente correlati con l’aumento dell’attività di estrazione e reiniezione di Cavone”. Il rischio sismico derivante dall’iniezione di fluidi ad alta pressione nel sottosuolo, comprese e attività del pozzo reiniettore “Cavone 14” – nel quale dal 1993 ad oggi sono state iniettati 2,6 milioni di metri cubi di acque di strato – fu oggetto di approfondimento uno speciale di Altreconomia nel giugno del 2012, pochi giorni dopo il terribile sisma che è costato la vita a 27 persone.

Il presidente della Regione Emilia Romagna, Vasco Errani, questa mattina letteralmente assediato da diversi attivisti, commentando la non immediata pubblicazione del Rapporto Ichese – forse per paura di una incidenza negativa sul risultato elettorale di maggio – si è scusato, parlando però di buona fede. Scuse rigettate al mittente dai gruppi “No Triv” che promettono battaglia su tutti i fronti.

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1 commento



  1. Maria - 15 aprile 2014 at 23:03

    Il rapporto Ichese dice che per continuare ad estrarre idrocarburi senza rischiare di innescare terremoti ci vuole una rete di monitoraggio che adesso NON esiste. La Regione non ferma l’estrazione di idrocarburi già in atto. Oh studiamo, eh!, e un dopodomani sperimentiamo, miraccomando, ma intanto soprattutto lasciamoli estrarre :)

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