La discarica gestita da scatole cinesi

47.000 metri quadrati di superficie, oltre 350.000 metri cubi di rifiuti in frazioni di 40.000 metri cubi all’anno per 8 anni: sono questi i numeri della discarica di rifiuti speciali pericolosi (ex 2C), prevista in località Venita del Comune di Ferrandina, in provincia di Matera, che con decreto del 22 aprile 2010 ha ottenuto giudizio favorevole di compatibilità ambientale dal ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, in accordo con il ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Il progetto di questa ennesima discarica – che incide su un’area della Basilicata già fortemente inquinata e compromessa – è stato proposto dalla Basento Ambiente srl – società appartenente al Gruppo Iulia, titolare del 20% della IAE, compartecipata dalla francese Veolia, multinazionale che – è bene ricordarlo – detiene quote del 20% in Tecnoparco, la “fabbrica dei rifiuti” della Val Basento, unitamente alla Finpar spa (20%), a Sorgenia spa (20%) e al Consorzio per lo sviluppo industriale della provincia di Matera (40%). Un sistema di srl ed spa, di piccole società e multinazionali già denunciato con l’inchiesta Rifiuti Connection.

L’approvazione a iosa di ampliamenti e discariche di rifiuti speciali sono la prova tangibile del fallimento regionale sulla gestione dei rifiuti, che il presidente della giunta, Vito De Filippo, continua a giustificare ed elogiare, così come fatto nelle ultime ore davanti alla commissione rifiuti sulle “ecomafie”, imputando ai cittadini e ai comuni poco virtuosi le responsabilità di una situazione concepita a tutto vantaggio degli interessi privati, delle famiglie e delle corporazioni.

La discarica di rifiuti speciali che sorgerà in località Venita, non prevista assolutamente dal Piano Provinciale dei Rifiuti il cui stralcio è stato tra l’altro bocciato dalla Regione, oltre a rifiuti pericolosi di tutti i tipi, unitamente a “rifiuti non specificati altrimenti nell’elenco”, sarà in grado di ricevere ed ospitare sostanze altamente tossiche e chimiche. Ovvero rifiuti pericolosi di provenienza anche extra-regionale. Un progetto che – oltre all’importante diffida dell’Associazione Ambiente e Legalità Onlus di Ferrandina, all’opposizione dell’Organizzazione Lucana Ambientalista e al no dello stesso Comune di Ferrandina, pur se con osservazioni inviate fuori tempo massimo – presenta gravi criticità per il territorio e per la salute dei cittadini, non ultima la violazione di un vincolo idrogeologico da tempo esistente sull’area, che oggi si vuole compensare con il rifacimento della facciata della Chiesa del Purgatorio di Ferrandina.

Ancora una volta sono le chiese della Basilicata ad essere abbassate a simboli di loschi affari, in cambio di “veleni chimici” regionali ed extraregionali. Un patto tra poteri nazionali (ministeri) e locali (multinazionali e imprenditoria), con la regione nel ruolo di “Ponzio Pilato”. Per di più ad aver pagato e pagare il rifacimento della facciata non sarà la Basento Ambiente S.r.l. ma l’Unione Europea attraverso fondi reperiti nell’ambito del POR Basilicata 2000-2006 Misura IV.6 Azione C, per un importo totale pari a 200.000 euro, deliberati con atto di giunta n.702 del 14/04/2010 e pubblicato sul BUR Basilicata n.20 del 16/05/2010. E’ proprio il caso di dirlo, una compensazione di facciata.

Biomassa a Ferrandina, business dannoso

L’ombra dell’ennesimo progetto ai danni dell’ambiente e della salute.

Mentre i cittadini ed il Comitato “Uno si distrae al bivio” – che si batte contro l’installazione a Tricarico di una centrale a biomassa da 15 MW – si preparano alla manifestazione ed al presidio del 13 gennaio 2010 sotto gli edifici della Regione Basilicata, in occasione della discussione del nuovo Piano di Indirizzo Energetico Ambientale Regionale – insostenibile e schizofrenico – gli stessi vertici regionali sarebbero in procinto di rilasciare un’autorizzazione unica per la realizzazione di un’altra centrale a biomassa da 13 MW, questa volta nel territorio comunale di Ferrandina, in località Venita. Un impianto che, a detta dell’Associazione Ambiente e Legalità, “costituisce di fatto un inceneritore camuffato per lo smaltimento dei rifiuti, non essendo la biomassa da bruciare reperibile in loco ed anche in considerazione di una normativa vigente che assimila le biomasse al CDR (Combustibile Derivato da Rifiuti)”.

Insomma, l’ennesimo progetto-business ai danni dell’ambiente e della salute dei cittadini, proposto dalla IEA srl. (Impianti per L’Energia e l’Ambiente) già del Gruppo Termomeccanica, oggi appartenente con quote maggioritarie al colosso multinazionale francese Veolia spa, operante nella gestione dei rifiuti e dell’acqua e con una partecipazione del 20% del Gruppo Lucano Iula, la cui attività è circoscrivibile a sua volta nel settore dello smaltimento dei rifiuti chimici e petroliferi.

Come sappiamo il gruppo Veolia è già presente in Basilicata con il pacchetto maggioritario del nuovo inceneritore di Potenza ed in Val Basento con quote in Tecnoparco e nella società Basento Ambiente, quest’ultima intenzionata a realizzare, sempre in località Venita di Ferrandina, una mega discarica di rifiuti industriali speciali pericolosi della capienza di 370.000 metri cubi, situata a poche centinaia di metri proprio dalla possibile centrale a biomassa di IEA srl.

Questo nuovo impianto è circoscrivibile in un territorio vincolato dal punto di vista idrogeologico per gravi dissesti, con la presenza di due bacini idrografici soggetti a frequenti inondazioni, con sismicità, nonché con interesse archeologico. La centrale a biomassa, inoltre, non rispetta la programmazione sia del PER vigente (Piano Energetico Regionale) sia del PIEAR in fase di approvazione da parte del Consiglio Regionale. L’impianto verrebbe quindi localizzato in un’area – quella della Val Basento – già interessata da gravi problematiche di inquinamento e che attende ancora di essere bonificata, mettendo sempre più a rischio la situazione ambientale e la salute della popolazione. Sempre in Val Basento – è bene ricordare – insistono numerosi altri progetti di centrali termoelettriche, come quelle di Salandra e Pisticci, con un megastoccaggio di gas e numerosi pozzi di idrocarburi nel territorio di Ferrandina, con un impianto di trattamento di oli esausti gestito dalla Ecoil e numerose fabbriche chimiche inquinanti. La “giusta” sintesi, insomma, di una programmazione regionale scellerata, a senso unico, nei confronti del business dei rifiuti e dell’energia.