Task force energetica. Mentre l’Europa finanzia gli stoccaggi in Basilicata e Pianura Padana, la Regione Lombardia blocca la sovrappressione

Il progetto di stoccaggio sotterraneo di gas in Val Basento, in concessione trentennale alla società Geogastock spa, potrebbe ricevere un finanziamento di 600 milioni di euro dalla Banca europea investimenti (Bei) come opera strategica per l’Europa. In lizza anche i progetti di stoccaggio di Bordolano e di Cornegliano Laudense in Pianura Padana, rispettivamente di Stogit e Ital Gas Storage. Intanto la Regione Lombardia non concede l’intesa in merito all’ampliamento della capacità di stoccaggio in sovrappressione del progetto di Sergnano.

La concessione di stoccaggio di gas “Cugno Le Macine”, nella valle del Basento, è stata inserita nella lista degli impianti a “carattere strategico” per l’Europa, finanziabili con fondi di garanzia della Banca europea investimenti (Bei) ed individuati in seno al programma economico di Jean Claude Juncker, nuovo presidente della Commissione europea. Il progetto della Geogastock spa, controllata da capitali russi, è ubicato nei territori comunali di Salandra e Ferrandina in provincia di Matera e prevede di stoccare una quantità di metri cubi di gas variabile da 800 milioni (secondo i dati forniti dalla società titolare della concessione trentennale) ed 1 miliardo (secondo il prospetto economico scaturito da una speciale task force sugli investimenti nell’Unione europea tra Commissione europea, Bei e Stati Membri), provenienti dal mar Caspio.

Quello di “Cugno Le Macine” – al quale potrebbero andare circa 600 milioni di euro di investimenti nel periodo 2015-2017 – è il primo impianto di stoccaggio esistente nel Sud Italia sulla linea del gasdotto TAP (Trans Adriatic Pipeline) e di altre opere necessarie alla creazione dell’hub del gas sponsorizzato dalla Strategia energetica nazionale (Sen) varata dal Governo Monti e puntellata con la legge “Sblocca Italia” dal Governo Renzi. Uno stoccaggio strategico, insomma, con dei nodi ancora irrisolti.

“Restano ancora incognite – denuncia l’Organizzazione lucana ambientalista (Ola) le opere di bonifica da realizzare presso i pozzi dismessi che dovranno essere adibiti a pozzi di stoccaggio del gas, sui quali le bocche degli amministratori locali sono cucite, forse per le compensazioni economiche promesse.” […] “Ancora una volta – continua la Ola – non si utilizzano i fondi pubblici comunitari per lo sviluppo durevole della Basilicata, quali il rilancio dell’agricoltura mediterranea, il turismo e le energie pulite, impoverendo un territorio in cambio di un baratto politico-istituzionale.”

Ma non c’è solo la Basilicata nella task force energetica della Commissione europea. La Bei, infatti, è pronta a dare il suo contributo anche per i progetti di stoccaggio di Bordolano (Stogit) e Cornegliano Laudense (Ital Gas Storage), entrambi in Lombardia, rispettivamente in provincia di Cremona e Lodi. Per il primo sarebbero pronti 600 milioni di euro. Per il secondo, invece, i milioni di euro sarebbero 560, per il periodo 2015-2017. Sia Bordolano, sia Cornegliano Laudense, nel 2013 hanno ricevuto un finanziamento di 238 milioni e 200 milioni di euro, sempre dalla Banca europea investimenti.

Lo sviluppo della capacità di stoccaggio di gas italiana è sempre più una priorità europea, nonostante gli importanti impatti ambientali per i territori che li ospitano. In uno di questi c’è Sergnano, comune di provincia di Cremona, con il suo campo di stoccaggio gestito dalla Stogit. Per questo progetto, che prevede lo stoccaggio di gas in sovrappressione, la Regione Lombardia – con una deliberazione di Giunta del 19 dicembre 2014 (la n.2949), ha espresso parere negativo nell’atto d’Intesa Stato-Regione. Gli uffici regionali, richiamando i risultati a cui è pervenuta la Commissione Ichese ed il Principio di Precauzione, sottolineano come “tra le potenziali problematiche di sicurezza da valutare risultano quelle relative alla possibilità di fenomeni sismici sia in termini di conseguenze che un sisma può avere sulla funzionalità degli impianti che in termini di effetti sismici indotti che possono manifestarsi nella fase di perforazione dei pozzi per l’immissione e l’estrazione del gas dal giacimento, nonché nella fase di esercizio a seguito di variazioni anche rapide della pressione in giacimento; che potenziali effetti possono manifestarsi, soprattutto, in aree ad elevata sensibilità sismica per la presenza di importanti sorgenti sismogenetiche individuate dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia; che la concessione di stoccaggio “Sergnano Stoccaggio”, è localizzato in prossimità della sorgente sismogenetica attiva naturale ITCS002, localizzata alla profondità di 2.000 metri, secondo i dati forniti da INGV”.

Quello che da anni sostengono e denunciano i comitati e i cittadini di Sergnano e Bordolano, i quali – raggiunti telefonicamente – esprimono soddisfazione per la decisione della Regione Lombardia e ricordano che “citare la sorgente sismogenetica attiva naturale ITCS002 a 2.000 metri di profondità significa rimettere in discussione anche altri progetti, come ad esempio quelli di Bordolano (Stogit), Cornegliano Laudense (Ital Gas Storage) e Bagnolo Mella (Gsei, Retragas, Storengy)”.

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